A tu per tu con Valerio Aiolli

Scritto da Silvia Gigli |    Maggio 2001    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

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Scrittore part-time
Le storie ti piombano addosso a tradimento. Tu sei lì che magari lavori ad altro e di punto in bianco smetti per iniziare a scrivere qualcosa di completamente diverso». Per Valerio Aiolli è ormai una costante. Lui, che al mattino lavora negli uffici amministrativi di un'azienda privata e al pomeriggio si trasforma in scrittore, fa sempre così. Inizia un lavoro e poi un altro accumulando materiale e idee. Fino alla folgorazione. «Il primo capitolo del mio ultimo romanzo — racconta lo scrittore fiorentino — l'ho scritto tanto tempo fa. Durante una pausa di riflessione dell'altro romanzo, "Io e mio fratello". Poi l'ho messo da parte finché non è riemerso ed è diventato un libro».
Aiolli, quarant'anni, scrittore "part time", è uno degli autori emergenti più applauditi dalla critica negli ultimi anni. Il suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo "Male ai piedi" (Cesati editore) fu assai apprezzato dagli addetti ai lavori. Il romanzo d'esordio, "Io e mio fratello" (vincitore del premio Fiesole), è stato salutato da Antonio Tabucchi sul Corriere della Sera come una rivelazione. E l'ultimo, "Luce profuga", si annuncia piacevole conferma. Lui non sembra scomporsi più di tanto. Conserva il solido lavoro d'ufficio — «Mantenersi facendo lo scrittore è un'impresa», confessa — e continua a considerarsi «molto più lettore che scrittore». Il suo autore preferito? «Joyce. Mi potrò chiamare scrittore quando potrò scrivere la versione 2000 dell'Ulisse», dichiara scherzando. Nel frattempo si allena cimentandosi con un sacco di progetti in contemporanea. Ha realizzato una trasmissione per RadioRai3 e sta lavorando in gran segreto al prossimo romanzo. Da quando gli è scattata la molla della scrittura - «più o meno con la nascita di mio figlio», spiega — raccontare è un'esigenza fortissima. Lui privilegia le vicende apparentemente minime, che nascondono però un potenziale dirompente di rottura. «Mi piace narrare delle piccole grandi rivoluzioni che cambiano la vita degli uomini. Dalle trasformazioni sociali agli incontri tra mondi diversi. Non sono solo storie. E' un modo per interpretare il mondo».