Dal rotolino ai pixel: come è cambiata l'era dell'immagine

Scritto da Paolo Gelli |    Giugno 2007    |    Pag.

Trentasei anni, vive a San Miniato, in provincia di Pisa, con sua moglie Marzia, e i loro due figli Andrea e Chiara Benedetta. Ha due grandi passioni: il cinema e la musica. La prima si ripercuote da diversi anni sulla sua vita professionale. Paolo è infatti un operatore cinematografico di cabina (altrimenti detto "proiezionista"), vale a dire la persona che si occupa di effettuare e garantire la corretta proiezione di un film in una sala cinematografica. Innamorato della scrittura letteraria fin da giovanissimo si cimenta nella scrittura di testi per le canzoni; dapprima con i vari gruppi rock nei quali canta, in seguito scrivendo testi per cantanti emergenti ed alcune trasmissioni televisive. Dal 1995 è iscritto alla SIAE come "paroliere". Nel 2004, dopo aver ripreso gli studi interrotti in gioventù, si laurea in Scienze della Formazione all'Università di Firenze discutendo una tesi sulla formazione fatta attraverso l'uso di film. Da allora affianca al lavoro di proiezionista diverse collaborazioni: docente per alcune agenzie formative, educatore in una casa famiglia per minori con disagi familiari, terapista occupazionale in una residenza per anziani e copywriter per alcune aziende. Per Coop ha curato la stesura del libretto "Storie di Prodotti", per il progetto di educazione al consumo consapevole. Dal dicembre 2006 collabora con L'Informatore tentando di spiegare le parole nuove legate soprattutto all'evoluzione della tecnologia domestica, un'altra grande passione.

Scatti digitali 1
La modernità, in un certo senso, nasce con la fotografia. Se prima dell'avvento di questa invenzione pochissimi uomini potevano sperare di lasciare un'immagine di sé ai posteri, con la fotografia questa possibilità diventa concreta: ritrarre una persona o un paesaggio non richiede più l'arte di un abile pittore; la luce che per una frazione di secondo passa attraverso un apparecchio non impressiona soltanto la pellicola, ma milioni di persone in tutto il mondo che vedono nella rivoluzionaria scoperta - forse - un modo per fermare il tempo, rendere la propria immagine eterna come quella di un principe.
È con la nascita e la diffusione della fotografia che la distanza fra immagine e sostanza tende ad assottigliarsi fino ad arrivare al paradosso dei nostri giorni in cui la prima ha più importanza della seconda. La macchina fotografica - dapprima lentamente, poi in modo sempre più sostenuto - diventa un bene di larghissimo consumo; nell'occidente industrializzato e tecnologizzato la quasi totalità delle famiglie possiede questo strumento.

Per molto tempo le cose sono andate avanti in modo tranquillo: al di là della qualità dell'apparecchio, la fotografia era possibile grazie alla pellicola, un supporto a strati contenente un'emulsione fotosensibile, vale a dire capace di cambiare composizione chimica se sottoposta ad un'esposizione controllata di luce. Il rotolino da caricare e far scorrere manualmente, oppure - nei modelli più evoluti - trascinato in modo automatico, poteva contenere dodici, ventiquattro o trentasei scatti. Il buon fotografo ne aveva sempre almeno uno di scorta. Poi qualcosa è cambiato ed anche la fotografia è entrata nella sua epoca digitale.

Questione di memoria
Che cosa differenzia una macchina fotografica digitale da una analogica (a pellicola)? Perché molte grandi aziende - è il caso della Kodak - hanno cessato di produrre apparecchi fotografici tradizionali? Cercheremo di fornire alcune risposte per coloro che non sono ancora passati alla fotografia digitale, per quelli che hanno voglia di farlo e per coloro che lo hanno già fatto, ma che non disdegnano di avere qualche informazione in più. Partiamo allora con qualche ragguaglio "tecnico". Diciamo subito che una macchina fotografica digitale non può fare a meno di alcune parti ereditate dagli apparecchi a pellicola, a cominciare dall'obiettivo. La parte ottica di una macchina fotografica ha ancora la sua primaria importanza. Come nelle macchine tradizionali, la qualità delle lenti che compongono l'obiettivo è la conditio sine qua non per la riuscita di una buona foto. Detto questo, vediamo cosa succede una volta che l'immagine viene catturata dall'obiettivo di una macchina digitale.
Al posto della pellicola si trova quello che possiamo definire il cuore di una macchina fotografica digitale: il ccd. Si tratta di un circuito integrato di forma rettangolare, costituito da una griglia di sensori che convertono l'energia luminosa dell'immagine ripresa in impulsi elettrici. Ma questa immagine, che da fisica diventa elettronica attraverso un processo di digitalizzazione, non si ferma sul ccd: compito di questo sensore è anche trasferirla in un file di immagine che viene archiviato in una scheda di memoria. Di norma le macchine fotografiche digitali hanno un minimo di memoria tale da permettere l'immagazzinamento di almeno una ventina di foto. Una volta che la memoria è piena è necessario svuotarla attraverso due procedimenti: o la stampa su carta fotografica, con la quale si ottengono le classiche foto nei formati desiderati, o il trasferimento su un'altra memoria di massa, come un hard disk di un computer, con il mantenimento del formato digitale. Proprio in quest'ultima opzione sta in definitiva la grande novità del fare fotografie digitali. Infatti la vera innovazione è quella di poter vedere, istantaneamente, ciò che si è fotografato. Con la fotografia su pellicola è possibile osservare il risultato del nostro scatto solo una volta portato a compimento il processo di sviluppo del negativo, e la successiva stampa. In tal senso la differenza fra un fotografo dilettante ed uno esperto sta proprio nell'avere più o meno coscienza di come verrà impressa la pellicola in determinate condizioni (di luce, di movimento ecc.). Con il digitale questo aspetto è eliminato alla radice: le macchine fotografiche digitali possono infatti contare su un display lcd a colori che in tempo reale ci mostra ciò che abbiamo appena fotografato. Possiamo quindi decidere se tenere la foto o eliminarla. Questo, tra l'altro, si rende necessario quando possiamo disporre di poco spazio di memoria. Per ovviare a questo ultimo inconveniente tutte le macchine digitali hanno la possibilità di ospitare una memoria aggiuntiva (di solito cosiddetta flash) in grado di aumentare il numero delle foto salvate.

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L'album sul pc
Possiamo tranquillamente affermare che la fotografia digitale è in grado di liberarci dalla foto stampata: infatti è possibile creare un photo album completamente sul computer di casa. Di norma le foto vengono compresse in formato jpeg riducendo così sensibilmente lo spazio occupato, ma esistono anche altri formati per il salvataggio e l'archiviazione di immagini (per un approfondimento si rimanda al glossario allegato). Con la macchina digitale una foto si può anche "aggiustare": centrare il soggetto se è venuto un po' troppo in disparte, zoomare su un particolare che ci ha colpito per ingrandirlo, senza per questo perdere in qualità e nitidezza dell'immagine (naturalmente se abbiamo una buona macchina fotografica).
In commercio c'è una grande varietà di macchine digitali. Come scegliere quella che fa al caso nostro? La prima caratteristica da prendere in considerazione è il numero di pixel che il ccd è capace di supportare (per la definizione di pixel rimandiamo ai numeri scorsi del nostro giornale). Di solito questa capacità è espressa in megapixel, cioè milioni di pixel. Questo valore, in buona sostanza, indica la definizione di una foto. Attenzione: è questa una caratteristica che incide sul prezzo: più alto è il numero di megapixel, maggiore sarà il costo della macchina fotografica. Gli apparecchi compatti (quelli più venduti per un pubblico amatoriale) si attestano ormai fra i 4 e gli 8 megapixel; la differenza di prezzo può superare i 200 euro. È stato calcolato che per raggiungere la definizione di un'ottima fotografia su pellicola, scattata da mani esperte, si dovrebbe poter contare su una macchina fotografica digitale da 18 megapixel!
Ma non è solo una questione di pixel: abbiamo già detto che le ottiche, ovvero gli obiettivi, risultano fondamentali per ottenere delle belle fotografie. In questo senso esistono macchine fotografiche digitali reflex che sono destinate perlopiù ad un pubblico di professionisti e che, come le sorelle analogiche, permettono di cambiare obiettivi a seconda delle esigenze. Cosa che le normali compatte in commercio non possono offrire.

La fotografia digitale è ancora oggi agli albori. La possibilità di scattare foto digitali è ormai offerta anche dai telefoni cellulari di ultima generazione, assieme a quella di girare dei brevi filmati, sempre in formato digitale; una possibilità che ha anche forti implicazioni sociologiche, basti pensare alle recenti notizie sull'uso - per così dire improprio - di questa possibilità da parte di giovanissimi studenti nelle ore passate a scuola...



GLOSSARIO

Ccd: è l'acronimo di Charge coupled device e consiste in un circuito integrato formato da una riga, o da una griglia, di elementi semiconduttori in grado di accumulare una carica elettrica (charge) proporzionale all'intensità della radiazione elettromagnetica che li colpisce.

Reflex: in fotografia per Single lens reflex (Slr), o più semplicemente reflex, si intendono le macchine fotografiche dotate di un sistema composto da uno specchio posto a 45° rispetto all'obiettivo. Lo specchio è dotato di un meccanismo che lo fa sollevare al momento dello scatto in modo che la luce raggiunga l'elemento sensibile (pellicola o sensore). Questo meccanismo consente di osservare nel mirino della macchina fotografica la stessa immagine catturata dall'obiettivo.

Di seguito riportiamo i formati più utilizzati per il salvataggio delle immagini in digitale.

Jpg: è in assoluto il più usato nelle fotocamere economiche. Permette di salvare grandi immagini in file di piccole dimensioni, pur perdendo dettagli all'occhio impercettibili ma che rischiano di diventare evidenti in caso sia necessario effettuare successive manipolazioni (fotoritocco) all'immagine salvata.

Tiff: formato in grado di salvare immagini senza perdita di informazioni e in uno spazio relativamente contenuto.

Bmp: formato di salvataggio poco utilizzato, per il fatto che il file è di dimensioni piuttosto elevate. Le immagini possono essere salvate a 16, 24 e 32 bit, senza nessun tipo di compressione.

Raw: formato utilizzato dai professionisti. Il termine raw - che in inglese significa "grezzo" - sta ad indicare che l'immagine catturata dal sensore della macchina fotografica non viene alterata in nessun modo dalla macchina.
I dati catturati dovranno essere ricomposti su un computer secondo determinati protocolli della casa madre definiti per lo specifico sensore utilizzato. Solo successivamente le immagini così ricomposte, ed eventualmente regolate in quanto a profondità colore, saranno convertibili ed utilizzabili in qualsiasi formato conosciuto.
La registrazione in raw dà la possibilità di catturare le immagini con una regolazione anche non ottimale di alcune impostazioni (esposizione, bilanciamento del bianco): la successiva elaborazione in studio consente di regolare questi parametri senza perdere in qualità. Profondità di campo e messa a fuoco devono però essere perfetti al momento dello scatto, perché con il formato raw non si possono ricostruire dettagli di immagine persi a causa, ad esempio, della mancata messa a fuoco di alcuni particolari.

Si ringrazia Francesco La Rosa, dell'Ipercoop di Sesto Fiorentino, per il suo prezioso contributo