Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2005    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Ritorna la festa dei prodotti Igp e Dop nei negozi Coop. Due sigle che significano "denominazione di origine" e "indicazione di origine" protetta. Un tripudio di sapori garantiti, di prodotti di cui si conoscono le origini, il luogo di produzione e le modalità di realizzazione. Il tutto racchiuso in una etichetta che viene rilasciata solo dopo rigorosi accertamenti dal ministero dell'Agricoltura a tutela del consumatore. E allora vale la pena provare questi prodotti riconosciuti per la loro unicità, il top dei prodotti tipici.

Come il pecorino toscano Dop, prodotto esclusivamente con latte di pecora intero e proveniente solo da allevamenti toscani, da bestie alimentate da foraggi verdi o affienati. La denominazione "pecorino toscano" è piuttosto recente e fa riferimento a tutta la produzione della regione, sebbene i prodotti siano diversi tra loro (per caratteristiche territoriali, razze animali e tecniche di caseificazione). Fino al secondo dopoguerra questo tipo di formaggio, ottenuto con procedimenti simili tra loro nelle diverse zone della Toscana, veniva chiamato con vari nomi. Oggi si produce prevalentemente con latte pastorizzato, anche se i piccoli caseifici artigianali stanno riscoprendo la tradizione utilizzando nuovamente latte crudo. E' ottimo sia come formaggio da tavola che da grattugiare.

Altra specialità, il farro della Garfagnana Igp, il cereale più antico fra quelli consumati ancora oggi. Le condizioni ambientali della zona gli conferiscono delle caratteristiche specifiche.

Poi il taleggio Dop, che deve il suo nome alla valle in cui è nato, la Val Taleggio, nel Bergamasco, tra il X e l'XI secolo, anche se la denominazione odierna viene utilizzata soltanto a partire dai primi del Novecento. Il latte utilizzato per la sua produzione può essere indistintamente crudo o pastorizzato. La stagionatura (dai 25 ai 40 giorni) risulta ottimale se effettuata in grotte umide e fresche; a tal proposito sono molto rinomate le forme stagionate nelle grotte della Valsassina (Como) a causa del microclima dovuto alle profonde fenditure presenti nelle rocce e particolarmente favorevole alla formazione di muffe sulla crosta.