Direttamente dalla Maremma l’asparago verde

Scritto da Melania Pellegrini |    Aprile 2015    |    Pag.

Nata a Roma, si è laureata in Lettere moderne nel 1993. Comincia la sua attività giornalistica nel 1996 con il quotidiano on line Ultime Notizie che un anno dopo approda nelle edicole romane. Nello stesso periodo comincia a lavorare presso l’ufficio comunicazione e stampa dell’ass. di categoria Unione nazionale costruttori macchine agricole dove si occupa della rivista mensile MondoMacchina/MachineryWorld.

Nel 2001 si trasferisce a Firenze. Qui lavora come organizzatrice di congressi e eventi culturali al Convitto della Calza e comincia a scrivere per il settimanale locale Metropoli con cui collabora fino al 2011. Nel 2003 partecipa al concorso per entrare all’ipercoop di Sesto Fiorentino, passa tutte le selezioni e viene assunta come cassiera. Da questa sua esperienza lavorativa, che continua tutt’oggi, nel 2011 nasce “Diario di una cassiera”, una rubrica pubblicata sull’Informatore, la rivista mensile di Unicoop Firenze. Sempre nel 2011 scrive il volume “I nostri primi 30 anni. La sezione soci Coop di Campi Bisenzio fra impegno, solidarietà, socialità e partecipazione”. Da gennaio 2012 si occupa delle rubrica Guida alla spesa dell’Informatore.

La primavera porta in tavola nuovi sapori, fra cui quello delicato dell’asparago.

Pare che sia originario della Mesopotamia. Egiziani, Greci e Romani ne facevano uso come pianta aromatica e gli attribuivano capacità afrodisiache.

Si tratta di una pianta erbacea di cui esistono circa 240 specie; quelle coltivabili e commestibili sono suddivise in tre categorie: verdi, violetti e bianchi, ottenuti con apposita tecnica di coltivazione. Quello maggiormente coltivato e richiesto nel mercato italiano è quello verde, preferito per le sue caratteristiche particolari, dalla durata una volta raccolto al buon sapore.

La parte che viene mangiata dell’asparago si chiama turione, è la parte verde della pianta; la parte biancastra più fibrosa viene in buona parte tagliata via al momento della formazione dei mazzetti nei magazzini di confezionamento.

La sua crescita comincia alla fine dell’inverno, quando la temperatura dell’aria e del terreno aumentano e le sostanze nutritive migrano dalla radice alle gemme.

In alcune zone avvengono delle coltivazioni “forzate”. Sono posti dove ci sono falde acquifere calde di natura geotermica, grazie alle temperature che oscillano fra i 30 e i 38°C la raccolta può avvenire già alla fine del mese di gennaio.

Ad aprile sui banchi dell’ortofrutta dei punti vendita troveremo l’asparago verde maremmano, proveniente dalla Maremma laziale. Quest’area è caratterizzata da terre fertili di origine vulcanica con acqua di falda calda di natura geotermica, in particolare nelle zone etrusche di Canino e Vulci nel Viterbese.

Grazie alle caratteristiche del terreno, questo asparago è ricco di fibra, vitamina C, carotenoidi e sali minerali (calcio, fosforo e potassio). In generale si tratta di una verdura povera in calorie, dalle proprietà depurative e diuretiche. Non è però consigliata nell’alimentazione di chi soffre di disturbi renali, di calcoli o nei casi di prostatiti e cistiti.

Gli asparagi vanno conservati a basse temperature e consumati nel più breve tempo possibile; per una migliore conservazione, dopo l’acquisto, è consigliabile immergerli in acqua fredda per circa un’ora (per rallentarne il metabolismo), scolarli, asciugarli e conservali in frigo nello spazio destinato alla frutta e verdura a temperature di 4-6 °C.