Mangiare il pesce: grandi benefici con un po’ d’attenzione

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2016    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Alimentazione

Si usa dire “sano come un pesce” di quelle persone che godono di buona salute. Il detto popolare ha radici nell’antichità, quando si pensava che i pesci non si ammalassero mai. In realtà non è vero, ma per fenomeni legati alla biologia degli animali acquatici, difficilmente in natura è possibile osservare un pesce sofferente.

Invece è vero il contrario: il pesce è un alimento che fa bene alla salute. E parlando di alimentazione salutare, viene subito in mente la dieta mediterranea, che ha dimostrato di avere effetti così benefici, che l’Unesco l’ha proclamata “Patrimonio immateriale dell’umanità”. Ma quali sono i principali vantaggi di questa dieta?

«Numerosi studi scientifici hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, che aderire alla dieta mediterranea arreca benefici nel caso di diverse patologie, soprattutto quelle cardiovascolari e quelle neoplastiche, con una riduzione media di incidenza rispettivamente del 9% e del 6%», risponde Francesco Sofi, professore di Scienze dell’alimentazione presso la Sod Nutrizione clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi.

Il consumo di pesce è uno dei capisaldi di questa dieta, ma quali sono i nutrienti del pesce che hanno effetto benefico?

«Sicuramente gli acidi grassi poli-insaturi omega-3, grassi buoni che determinano effetti positivi sul cuore, sulle arterie, sui parametri lipidici come i trigliceridi, e inoltre riducono l’infiammazione. Il pesce contiene anche altri elementi fondamentali per la salute umana, come lo iodio, il fosforo, e la vitamina D».

Quante sono le porzioni di pesce che si dovrebbero consumare ogni settimana?

«Consigliate da tutte le società scientifiche, 2-3 alla settimana».

Vi sono pesci da raccomandare piuttosto che altri?

«Ci sono pesci che per le loro caratteristiche sono più ricchi di nutrienti quali gli omega-3 e sono i pesci ricchi di ‘grassi buoni’, il salmone e lo sgombro. Al contrario la categoria dei molluschi e crostacei è quella che andrebbe meno favorita, per il più alto contenuto di colesterolo».

I pesci di grossa taglia potrebbero contenere mercurio, a causa dell’inquinamento dei mari. Questo fatto, se vero, dovrebbe ridimensionare il consumo di pesce?

«Per le sue dimensioni questo tipo di pescato è più soggetto ad accumulare nelle sue carni residui di metalli eventualmente presenti nel mare. Non limitiamone il consumo, ma non ne mangiamo troppo. La raccomandazione è variare il più possibile le specie in tavola».

Alcuni amano mangiare pesce crudo, marinato o parzialmente cotto. Questa pratica di per sé non cambia il discorso nutrizionale, ma occorre segnalare che il pescato può contenere dei parassiti.

Il più diffuso è l’Anisakis, un vermiciattolo lungo tre centimetri, bianco o rosato, che può vivere nelle viscere di alcune specie di grossa taglia.

Allo stato larvale è presente in sardina, acciuga, nasello, merluzzo, sgombro, triglia, tonno e salmone. Si ritrova in più dell’85% delle aringhe, nell’80% delle triglie e nel 70% dei merluzzi.

L’ingestione delle larve può provocare nell’uomo parassitosi o reazioni allergiche. In ambedue i casi, le conseguenze sulla salute possono essere anche gravi. C’è da dire che la presenza delle larve è un fenomeno naturale e non uno stato di malattia del pesce.

Il Ministero della salute italiano (http://www.salute.gov.it/portale/news/), seguendo la legislazione europea, ha obbligato gli operatori del settore alimentare che intendano vendere o somministrare prodotti crudi o parzialmente cotti, a eliminare le larve mediante congelamento.

Le istruzioni del Ministero della salute, decreto del 17 luglio 2013 (GU n. 187 del 10.8.2013), sono contenute in un cartello scaricabile dal sito e valgono per commercianti, ristoratori, ma anche privati cittadini.

«In caso di consumo crudo, marinato o non completamente cotto - conclude Sofi - il prodotto deve essere preventivamente congelato per almeno 96 ore a -18° in congelatore domestico contrassegnato con tre o più stelle. Diverso è il rischio che si corre mangiando molluschi crudi, coltivati in acque inquinate da batteri o altri microrganismi. In questo caso, se non siamo assolutamente sicuri della provenienza del prodotto da acque non contaminate, c’è un’unica soluzione: la cottura».

Dunque, il pesce fa bene ma con “giudizio”!


L'intervistato

Francesco Sofi

professore di Scienze dell'alimentazione presso la Sod Nutrizione clinica dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi


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