La salute dell'acqua dei fiumi, la qualità di quella del rubinetto. Cosa fare per non inquinarla

Scritto da Letizia Coppetti |    Aprile 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Salvare l'oro blu
Un litro d'olio da cucina
gettato nel lavandino copre con una sottile pellicola una superficie d'acqua pari a mille metri quadrati. Non buttate quindi l'olio residuo di fritture - o peggio ancora quello da motori - nello scarico del lavandino o nel water, ma versatelo (quando si è freddato!) in una bottiglia di plastica e gettatelo insieme al contenitore tra i rifiuti domestici. Avrà un minor impatto ecologico in discarica che nella falda acquifera.
Riducete il consumo dei detersivi in funzione dello sporco del bucato e della durezza dell'acqua, adoperando la quantità minima consigliata dal produttore e usando solo quelli altamente biodegradabili; non gettate cotton-fioc o altri oggetti non degradabili nel water, e non abbandonate sacchetti di plastica, bottiglie, piatti o altri rifiuti lungo i fiumi o sulla spiaggia; non lavate infine l'auto in prossimità di fiumi e torrenti.

La salute dei fiumi
Questi comportamenti possono contribuire a ridurre l'inquinamento dell'acqua, bene prezioso e purtroppo in via di esaurimento, tanto da essere stata chiamata l'"oro blu" del XXI secolo.
Ma com'è lo "stato di salute" dei 67 fiumi toscani, monitorati grazie a 150 stazioni di campionamento? Così così. La prima classe (giudizio ottimo) è stata assegnata solo al 2%, il 41% ha ricevuto un "buono", il 33% un "sufficiente", il 16% è scarso e l'8% pessimo. In tutto un 24 per cento di criticità che è concentrato in massima parte nel bacino dell'Arno, in corrispondenza dei distretti industriali e delle zone a sfruttamento agricolo intensivo (Laghi di Chiusi e Montepulciano, tratto terminale dell'Ombrone Pistoiese a valle della confluenza del Fosso del Calice, Padule di Fucecchio e Canale dell'Usciana, tratto terminale dell'Arno a valle della confluenza dell'Usciana, canale emissario del Bientina), mentre gli altri quattro bacini hanno due o tre punti fortemente critici.
La Regione ha recentemente elaborato il "Piano di tutela delle acque della Toscana", che individua gli interventi necessari a raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale; per la loro attuazione sono previsti finanziamenti per 3 miliardi di euro nell'arco di 10 anni.

Sicure, ma buone?
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La qualità dell'acqua che sgorga dai nostri rubinetti è direttamente influenzata dalla qualità dell'acqua che viene prelevata nei fiumi o nelle falde sotterranee per essere sottoposta a processi di potabilizzazione e distribuita dagli acquedotti.
«Un'acqua può essere dichiarata idonea all'uso potabile - afferma il dottor Francesco Mantelli dell'Arpat, dirigente U. O. tutela della risorsa idrica - solo quando è stata analizzata sia sotto il profilo chimico che microbiologico: nessuna altra indicazione (l'assenza di torbidità, il senso di gradevolezza, l'isolamento ambientale del corso idrico o della sorgente) costituisce un elemento sufficiente per dichiarare un'acqua "buona" o esente da rischi. Oggi sono necessarie tecnologie all'avanguardia per fornire all'utenza acqua con sufficienti garanzie igienico-sanitarie. Le acque di acquedotto possono talvolta presentare qualche alterazione del sapore e dell'odore perché sono quasi sempre sottoposte a processi di disinfezione a base di prodotti del cloro. Sono però sicure sotto l'aspetto chimico e microbiologico perché costantemente controllate».
A Firenze Publiacqua ha iniziato a distribuire, dalla primavera del 2003, acqua trattata con sistemi avanzati, tra cui un nuovo sistema di filtrazione a carbone attivo granulare (per un investimento di circa 19.5 milioni di euro), in grado di elevarne la qualità.
Grazie a questi filtri, è stata ridotta del 70% la presenza di sostanze organiche, che possono conferire odori e sapori sgradevoli, e il cloro del 30%.
Gli acquedotti forniscono in genere un servizio di controllo della qualità dell'acqua di rubinetto, in caso di segnalazione di alterazione dell'odore, sapore e colore (acquedotto di Firenze, numero verde 800238238).
Publiacqua ha inoltre installato da tempo nel Parco dell'Albereta un fontanello che eroga gratuitamente acqua di alta qualità. Lo si riconosce facilmente, c'è sempre la fila! In futuro saranno installati altri due fontanelli, nei quartieri 4 e 5 di Firenze.

Non sempre migliorano
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Secondo dati disponibili presso l'Arpat, i trattamenti di depurazione effettuati con apparecchiature sia in casa che in ristoranti o mense per migliorare l'acqua di acquedotto sotto il profilo organolettico, possono a volte determinare un peggioramento della sua qualità.
Per quanto riguarda le caratteristiche chimiche, si riscontrano principalmente alterazioni per riduzione eccessiva della durezza e per comparsa di sodio in concentrazioni elevate; talvolta si è riscontrata la presenza di ammonio e fosforo. Queste sostanze, nei quantitativi ritrovati, non costituiscono danni per la salute, ma sono indicatori di processi non ben controllati.
Inoltre le acque eccessivamente addolcite (con poco calcio) non sono salutari, perché il nostro organismo necessita di calcio, specialmente in età avanzata, e l'acqua è una buona fonte di questo elemento.
Anche le caratteristiche microbiologiche possono venire alterate, per la capacità proliferativa dei batteri nei filtri a carbone o nelle resine scambiatrici di ioni quando viene a mancare la protezione del disinfettante. Certamente le nuove apparecchiature in commercio tengono conto di queste problematiche, ma i controlli dovrebbero essere incrementati.
Chi invece ha un pozzo, o vuole sapere la qualità dell'acqua di una sorgente, può rivolgersi sia alle Asl che all'Arpat, ma anche a laboratori privati. All'inizio si consiglia di eseguire un'analisi di tipo batteriologico e, se questa ha esito negativo, si può procedere ad un'analisi chimica di base. Se l'esame batteriologico dà invece risultati positivi (presenza di microrganismi), o si abbandona la risorsa oppure si procede ugualmente agli esami chimici, ma per meglio decidere sui trattamenti di potabilizzazione da eseguire. Questi esami hanno costi da 60 a 200 euro.

GLI AMBITI TERRITORIALI
Dall'Arno alla costa
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Il territorio toscano è diviso in sei Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), basati su criteri idrografici, ognuno dei quali ha affidato i servizi di acquedotto, fognatura e depurazione ad un unico gestore.
La Toscana è interessata da un bacino di importanza nazionale (quello dell'Arno) e da alcuni bacini di rilievo regionale e interregionale (Ombrone, Serchio, Magra).
L'Arno (241 km di percorso) ha una superficie di oltre 8 mila km quadrati, un deflusso annuo di 8 miliardi di metri cubi e una popolazione interessata di circa 2 milioni di abitanti, in 142 Comuni.
Il bacino dell'Arno è stato diviso in tre Ato (Alto, Medio e Basso Valdarno), quello dell'Ombrone ha costituito il quarto Ambito, mentre i bacini della Toscana Nord (Serchio e Magra) hanno formato il quinto.
L'ultimo Ambito, infine, è stato disegnato sulla base del reticolo idrografico della costa livornese. L'ambito più densamente abitato è il Medio Valdarno, con 323 ab./km2, quello meno denso è l'Ombrone, con 49 ab./km2.

(Fonte: Cispel Toscana)

LA DISTRIBUZIONE
Acqua in rete

La Toscana dispone di una rete di distribuzione idrica estesa, che raggiunge circa il 93,9% dei cittadini. La rete si estende per 29.400 km, gli impianti di potabilizzazione sono 1.148, di cui 797 cloratori semplici.
Complessivamente in Toscana vengono prelevati circa 440 milioni di metri cubi di acqua per usi potabili, di cui 110 milioni da corsi d'acqua, circa 10 milioni da laghi e invasi, 113 milioni da sorgenti, 205 milioni di metri cubi da pozzi.
Meno estesa è invece la rete fognaria, che raggiunge circa l'81% dei residenti. La rete si sviluppa per 11.374 km. Il sistema più diffuso è quello della fognatura mista, in cui vengono convogliate sia le acque chiare che le acque scure.

(Fonte: Cispel Toscana)


La Toscana si estende per 23.093 km quadrati e conta 3.547.604 abitanti divisi in 287 comuni e 10 province

Cispel Toscana-Associazione regionale delle imprese dei servizi pubblici locali, www.cispeltoscana.net