L'importanza di fare sport ad ogni età, ma con esperti. I bambini i più a rischio di "immobilità"

Scritto da Francesca Magnelli |    Ottobre 2010    |    Pag.


(foto di Carlo Valentini)

 

Gli italiani sono grandi appassionati di sport, di quello però visto in tv. E tra i bambini le cose non vanno meglio: in Toscana uno su tre è sovrappeso, 1 su 12 è addirittura obeso. I problemi causati da una mancata attività fisica peggiorano con il passare degli anni: aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione, le donne sono più soggette all'osteoporosi. Basterebbe un po' di sana attività fisica, ma il fai da te che va tanto di moda in questi ultimi tempi rischia di provocare danni ancora peggiori.

«L'attività motoria è un farmaco e come tutti i farmaci deve essere somministrato in modo corretto, da operatori qualificati - dice il professor Massimo Gulisano, medico e presidente del Corso di laurea in Scienze motorie dell'Università di Firenze -. E invece le palestre si riempiono ad aprile di uomini e donne che in un mese vogliono assomigliare ai modelli imposti dalla pubblicità, facendo pesi che causano la periartrite o movimenti inadeguati che provocano strappi muscolari, correndo per ore sul tapis roulant in deficit aerobico, e con il battito cardiaco alterato».

 


(foto di Carlo Valentini)

 

L'importante dunque non è solo muoversi, ma muoversi bene...

«L'attività fisica deve essere guidata, perché possa corrispondere a situazioni ed esigenze diverse. La corsa ad esempio non è adatta ai pazienti diabetici, perché potrebbe causare dei microtraumi pericolosissimi in persone soggette al rischio del cosiddetto "piede diabetico". Potremo però lavorare sulla postura, con risultati eccellenti».

 

L'attività fisica porta a dei risultati concreti, al miglioramento di patologie croniche?
«Indubbiamente, ci sono i dati che lo dimostrano. In collaborazione con il reparto di Diabetologia dell'ospedale di Pistoia stiamo conducendo uno studio su 500 pazienti diabetici di tipo 1, insulinodipendenti, e di tipo 2, di età compresa tra i 18 e i 60 anni. I risultati definitivi si avranno nel 2011, ma già abbiamo avuto la conferma che con un'attività fisica adeguata i diabetici di tipo 1 riescono a tenere sotto controllo la malattia con una minore quantità di insulina e i diabetici di tipo 2 possono fare a meno dei farmaci, a tutto vantaggio della propria salute e di una riduzione non indifferente dei costi per il sistema sanitario nazionale».

 

In molte case, anche di anziani, c'è una cyclette: lei però non sembra essere troppo favorevole...
«Sono contrario alla palestra in casa, e trovo pericolosissime certe pubblicità televisive dove signorine ben "gonfiate" dall'inconfondibile accento americano reclamizzano apparecchi poco affidabili, spacciandoli come attrezzi sportivi miracolosi. Per gli anziani poi è fondamentale anche l'aspetto psicologico: fare le cose insieme agli altri aiuta a ritrovare quella dimensione di "animale da branco" che a una certa età si rischia di perdere, con conseguenze a volte devastanti. Ho avuto la fortuna di lavorare con il professor Antonini, collaborando alla nascita dell'Università libera, quella per la terza età. Allora ci presero tutti in giro, oggi non c'è Comune che non organizzi corsi per anziani».

 

Il problema però riguarda anche i più giovani...
«Cinquant'anni fa il problema era tenerli fermi, i ragazzini, perché se giocando a pallone si strappavano i pantaloni i genitori non avevano i soldi per ricompraglieli. Anche in città bastava uscire da scuola per trovare spazi e amici con cui giocare. La gente si spostava a piedi o in bicicletta, mangiava meno e consumava di più: per questo malattie come il diabete erano molto meno diffuse. Oggi le cose sono profondamente cambiate. Qualche anno fa abbiamo messo dei contapassi ad alcuni bambini delle scuole elementari fiorentine e abbiamo scoperto che molti non arrivavano in tutto il giorno a fare mille passi, qualcuno addirittura si fermava a 500. Considerando che il passo di un bambino equivale a circa 50 cm, questo voleva dire che in una giornata non facevano nemmeno 250 metri a piedi».

 

Quanto è importante, quando si fa attività fisica, essere seguiti da un operatore qualificato?
«È fondamentale! Le sembra possibile che chiunque possa aprire una palestra quando anche per fare il buttafuori in una discoteca adesso bisogna avere il patentino? In Italia non esiste la figura professionale di operatore di scienze motorie, ed è un grosso problema. Non vogliamo fare un albo? Introduciamo almeno il concetto di figura qualificata e accreditata. In Toscana le cose vanno un po' meglio: nelle palestre di nuova istituzione il coordinatore delle attività deve essere obbligatoriamente laureato in scienze motorie, anche se il resto dello staff può avere tutt'altra formazione. I grandi centri hanno capito l'importanza di lavorare con professionisti seri e adesso vengono da noi, a chiedere i nostri laureati. Purtroppo però la gente quando sceglie una palestra guarda ad altre cose: che sia vicina, prima di tutto, e all'ultima moda, con la piscina, la moquette e tutti i macchinari nuovi di zecca. Nessuno si chiede: "Ma questo tizio tutto muscoloso che dice di essere il mio personal trainer, ha la giusta preparazione per dirmi quello che devo o non devo fare? Magari fino a ieri faceva il meccanico...».

 

Qual è il vostro progetto?
«La nostra idea è di coinvolgere una grossa fascia di popolazione, ad esempio i soci Coop, trovare un posto che possa accoglierci, formare dei gruppi di 15-20 persone e farle lavorare con i nostri professionisti. Sono sicuro che dopo un anno gli effetti positivi saranno ben visibili: chi soffriva già di una patologia starà sicuramente meglio, e i soggetti a rischio avranno fatto un'importante opera di prevenzione».

 

In Toscana su un campione di 3491 bambini, solo il 21,4% pratica un'attività sportiva in maniera continuativa, il 36,7 preferisce starsene davanti al computer, piuttosto che tirare due calci ad un pallone o farsi una nuotata in piscina.

 

Fra i bambini delle scuole medie il 35% fa meno di 2000 passi al giorno e quasi il 30% non arriva a 1000 passi. Particolare curioso: fra quelli che fanno più di 5000 passi al giorno, diversi sono etichettati come iperattivi

 

Attività fisica
Basta un quarto d'ora

Camminare e andare in bicicletta restano due valide alternative alla palestra, purché praticate con regolarità, tutti i giorni, per almeno 15 minuti. In linea di massima per ogni chilometro percorso a piedi si consuma una caloria per chilo di peso (un po' meno in bicicletta). Per cui un uomo di 90 kg, che cammina o pedala tranquillo per 5 km, consumerà circa 450 calorie.

Oltre a far dimagrire, l'attività fisica abbassa il colesterolo totale, quello "cattivo" (LDL) e i trigliceridi; aumenta il colesterolo "buono" (HDL), fa scendere la pressione arteriosa e permette un buon controllo glicemico. Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti le donne che hanno fatto attività motoria leggera ma costante hanno il 50 per cento in meno di rischio di frattura del femore rispetto a quelle che non hanno mai fatto movimento.

 

L'intervistato: Professor Massimo Gulisano


Notizie correlate

Chi vuol esser lieto scia

Scialpinismo e fuoripista: sport faticosi, che regalano però grandi emozioni. Anche sull'Appennino




La città dei bambini

Un manuale di "sopravvivenza" metropolitana con informazioni utili per bambini e genitori, da giugno nei punti vendita Unicoop



Passione a due ruote

Sulle strade della Toscana in motocicletta. Riti e miti dei centauri nostrani



Toscani sui pedali

Cresce il popolo dei ciclisti e la voglia di bicicletta. Piste ciclabili: quelle già realizzate e i progetti