Si celebra l'Anno Santo, nasce l'alta moda. E Firenze ha un nuovo sindaco: Giorgio La Pira

Scritto da Pier Francesco Listri |    Giugno 2005    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Sacro e profano
Ecco un decennio di rinascita
e di crescita di Firenze, ma anche in generale della Toscana. Il Comune salirà a 400.000 anime; i 10.000 addetti al commercio diventano 21.000. Prosegue l'esodo dalle campagne.
Firenze e la Toscana si sviluppano in modo anomalo rispetto al resto d'Italia: qui infatti nascono e crescono industrie minori, per lo più manifatturiere e impiantistiche, favorite dall'eccedente manodopera contadina e dalla splendida manualità e creatività toscana. E' un trend che, non interrotto dalla congiuntura del '63-'64, sarà invece spezzato dall'alluvione del '66.
Il decennio si apre con l'Anno Santo 1950, che segna il ritorno del turismo internazionale a Firenze, con ben 600.000 presenze. L'anno dopo, nel '51, il patrizio e giovane imprenditore Giovambattista Giorgini fonda e inaugura, in concorrenza con Parigi capitale indiscussa, le prime grandi sfilate di alta moda a Firenze.
La città è ab antiquo capitale del trattamento dei tessuti, della produzione della seta e della lana, dell'invenzione dei colori, dell'alta manualità del dettaglio, lavoro protetto fin dal '300 dalle Corporazioni delle Arti e in cento piccoli laboratori. L'intera Toscana è capitale dal filo al tessuto, dagli abiti alle borse, dai cappelli di paglia al ricamo, dalla pelletteria alle calzature.

Prime sfilate
E' dunque nella sua casa di via dei Serragli che il 12 febbraio 1951 Giorgini apre l'alta moda alla presenza di molti compratori americani e di esperti giornalisti. Sfilano creatori come Marucelli, Schubert, le sorelle Fontana, Emilio Pucci; sono presentati ben 180 modelli. Così da Firenze la moda è lanciata e le sfilate proseguiranno successivamente alla Sala Bianca di Palazzo Pitti. Nel '54 nasce il Centro di Firenze per la moda italiana, poi il Centro Moda. Dieci anni dopo si avrà un accordo fra Roma e Parigi: l'alta moda sfilerà nella capitale, mentre Firenze conserverà il prestigioso prét à porter. Il felice trend fiorentino durerà fino agli anni '80.
Ma non è tutto oro. Il patrimonio artistico, all'aperto e nei musei, subisce la corrosione dell'inquinamento e del consumo turistico; il centro si avvia a svuotarsi dei suoi abitanti popolari per far spazio ad attività mercantili con forti rendite di posizione. Si apre una forbice fra degrado e salvezza urbanistica, perché non poco la città ora anche ricostruisce. Sono gli anni del grande dibattito sulla ricostruzione del centro storico intorno all'Arno dopo la distruzione dei ponti. Dibattito che durerà praticamente vent'anni: dalla fine della guerra alla ricostruzione di Borgo San Jacopo compiuta nel '64. La discussione si accentra fra due poli: chi vuole una ricostruzione filologica del passato (il grande storico dell'arte Bernard Berenson), e chi invece un radicale rinnovamento, giungendo a proporre di costruire piccoli grattacieli luminosi accanto alle antiche torri medioevali. Ne nascerà una ricostruzione di compromesso, senza deturpazioni, ma senza la coerenza di un'unica mano che ristabilisse l'equilibrio con l'antico centro storico.

Pace e lavoro
Quanto ora riassunto avviene sotto la prima amministrazione del sindaco, il giurista cattolico Giorgio La Pira, che regge una prima volta il Comune dal 5 luglio 1951 fino al 17 giugno del '57 quando, nonostante nelle elezioni amministrative del maggio precedente avesse ottenuto ben 33.907 preferenze, dovrà dimettersi dalla carica. L'anno dopo, capolista indipendente per la Dc alle politiche, La Pira viene eletto alla Camera dei Deputati.
Il primo quinquennio lapiriano è segnato da grandi eventi interni e internazionali. Nel '53 scoppia il caso del Pignone, grande azienda di turbine che la Snia Viscosa vuole chiudere e che solo una lunga lotta che coinvolge la città, con il sindaco La Pira alla testa, riuscirà a salvare grazie all'intervento di Enrico Mattei, presidente dell'Eni. L'anno dopo La Pira requisisce e fa trasformare in cooperativa anche la "Fonderia delle Cure", messa in liquidazione dai proprietari.
Sono gli anni del pericolo di una guerra nucleare. Ecco ora nascere a difesa delle città e della loro esistenza il memorabile Convegno dei sindaci delle capitali del mondo, che La Pira invita il 4 ottobre '55 in Palazzo Vecchio, dove firmano un patto di pace cui partecipano anche il sindaco di Mosca e quello di Pechino.
Fucina di elaborazione politica a misura internazionale, Firenze inaugura nel '58 anche i lapiriani "Colloqui mediterranei" facendo sedere insieme in Palazzo Vecchio, per la prima volta, arabi e israeliani, francesi e algerini.

Rinascono i ponti
L'interno decisivo benessere della città si specchia anche nella ricostruzione dei suoi ponti. Già ricostruiti il Ponte alla Vittoria (1946), il Ponte San Niccolò (1949) e il Ponte alla Carraia (1951) ecco rinascere il Ponte alle Grazie, su un peraltro rimaneggiato progetto degli architetti Michelucci, Guarnieri e Gizdulich nel 1957. Più complessa la ricostruzione del leggendario Ponte Santa Trinita dell'Ammannati: chi lo voleva tutto nuovo e moderno e chi "dov'era e come era". Grazie a una sottoscrizione internazionale finalmente si procede: con i calcoli dell'ingegner Emilio Brizzi e su progetto di Riccardo Gizdulich riprendono vita le arcate del ponte ricostruite come erano un tempo, a imitazione delle michelangiolesche "curve catenarie", con i materiali autentici raccolti dal fondo dell'Arno e con altri derivati dalla riaperta cava di pietra di Boboli di cui si era servito lo stesso Ammannati.
La città si arricchisce nel '55 del nuovo ponte Vespucci, poi della Centrale del Latte, infine del Mercato ortofrutticolo di Novoli.
Non tutto moda, cemento e commerci. Mentre i fiorentini sono accompagnati dalle facili melodie del maestro Cesare Cesarini e dalle canzoni popolari di Odoardo Spadari e di Narciso Parigi, la grande musica scandisce leggendari Maggi Musicali: il decennio è aperto dalla "Electra" di Strauss, diretta da Mitropulos e dal "Don Carlos" di Verdi. Ma è del '51 il battesimo trionfale della giovane Maria Callas con i "Vespri siciliani", cui seguirà l'anno dopo l'"Armida" e nel '53 l'ormai storica "Medea" con la stessa Callas. Dal '55 sarà la volta invece, sul palcoscenico del Maggio, di Renata Tebaldi con l'"Otello", e poi con una trionfale "Traviata".
Fra tanto chiasso di eventi e lavorio di fatiche e di idee, anche una novità gentile: nel 1954 si apre, al Piazzale Michelangelo, il "Giardino dell'Iris", che proporrà successivamente un annuale convegno e un concorso internazionale su questo fiore che è, come si sa, il simbolo stesso della città di Firenze.

Precisazione
Del Gruppo Toscano che realizzò la nuova Stazione di Santa Maria Novella, di cui abbiamo parlato in queste stesse pagine nel numero di aprile, ha fatto parte anche l'architetto Italo Gamberini, anzi, il progetto è partito proprio dalla sua tesi di laurea. Inoltre non sono del prof. Gamberini i progetti della Manifattura Tabacchi e del Cinema Teatro Puccini, che sono opera dell'architetto Bartoli e dell'ingegner Nervi. Ringraziamo Donatella Gamberini, figlia dell'illustre architetto deceduto nel 1990 e nostra socia, che ci ha fatto notare le imprecisioni.