Il mercato dei fiori. Per la festa degli innamorati primeggiano le rose, seguite dalle orchidee

Scritto da Olivia Bongianni |    Febbraio 2009    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Purché siano rosse. Di diverse sfumature e tonalità, a fiore grande o piccolo: a San Valentino l’interesse dei compratori – fanno sapere dal Comicent, il Centro di commercializzazione dei fiori dell’Italia centrale che ha sede a Pescia (Pt) – si rivolge soprattutto verso le rose. E le più vendute sono, da tradizione, quelle di colore rosso.
Le più richieste hanno nomi particolari: Fred, Apollo, Grand Prix, Passion, First Red. Fino alla Red Naomi: una rosa a fiore dal bocciolo molto grande, formato da un numero elevato di petali dal rosso molto intenso.

È invece giallo ocra, ma con una sfumatura rosso fuoco, un’altra delle rose più ricercate dagli acquirenti, la Lion King, che ha un boccio molto grande formato da numerosi petali.
Lo scorso anno – proseguono dal Comicent – le quantità di rose si sono assestate su livelli leggermente inferiori rispetto all’anno precedente (1.158.000 steli, a fronte dei 1.176.000 del 2007) a causa soprattutto della diminuzione del prodotto nazionale proveniente da altre regioni.

Per la festa degli innamorati, ma anche per quella della mamma, la vendita di fiori supera nettamente quella delle piante: prevalgono le composizioni di fiori recisi – spiegano dal Comicent – in particolare quelle con tre fiori e un rametto verde, oppure con cinque fiori.

Oltre alle rose, per queste occasioni vanno forte anche le orchidee: lo scorso anno, ad esempio, sono stati venduti 6040 steli di orchidee Cymbidium standard e 121.500 steli di orchidee Dendrobium.
Riguardo alla produzione locale, fanno registrare in genere un buon andamento la Calla aetiopica, i lilium e le fronde fiorite, in particolare quelle tipiche del periodo, come il pesco e il prunus.

Dopo il discreto andamento di mercato del Natale (considerato il momento congiunturale sfavorevole ai consumi), l’auspicio da parte dei commercianti è che questo possa ripetersi anche per San Valentino.
In ogni caso, com’è successo per le festività natalizie, la tendenza prevalente resta quella di un omaggio floreale a prezzi contenuti (si va dai 3 ai 10 euro, prezzo all’ingrosso).

Il Comicent è il mercato italiano più frequentato dai commercianti (497, per il 76,06% di provenienza regionale e 23,94% dalle altre regioni, dato al 2005). Il totale degli operatori che lo frequentano è di 996 società tra produttori e commercianti, mentre si calcola che siano alcune migliaia le persone coinvolte nell’attività di mercato, oltre all’indotto che ruota intorno a questa attività. Altro mercato dei fiori importante è quello di Viareggio.

 

Alla ricerca dell’energia pulita

Se da una parte si assiste a una crescita del vivaismo, la floricoltura sta vivendo, ormai da anni, un periodo di crisi legato non solo all’aumento dei costi di produzione, ma anche alla crescente concorrenza da parte di paesi emergenti o particolarmente importanti per il settore, come l’Olanda.

Per questo motivo si stanno cercando nuove strade e tecniche che consentano l’abbattimento dei costi di produzione legati all’energia, l’ampliamento del numero di specie coltivabili e quindi una crescita di competitività per le aziende.
Non mancano i progetti di utilizzo di fonti alternative per il riscaldamento delle serre: pannelli solari, fotovoltaici, biomasse, che possono contribuire allo stesso tempo alla riduzione dell’impatto ambientale.

Presso il CRA-VIV, Unità di ricerca per il vivaismo e la gestione del verde ambientale ed ornamentale di Pescia, ad esempio, ha preso il via già dal 2005 una sperimentazione che, nata grazie alla collaborazione con l’Agenzia regionale per l’energia (Rea) e la WATT Tecnologia e Procurement (WATT C.F.), prevede il confronto tra una serra riscaldata per mezzo di un generatore ad aria calda a gasolio ed una dove questo sistema è integrato da pannelli solari in grado di produrre acqua calda.

«L’obiettivo – spiega il direttore incaricato Antonio Grassotti – è anche quello di contribuire alla diminuzione delle immissioni dei gas serra in atmosfera e alla possibilità di introdurre specie da fiore reciso di origine esotica contenendo i costi per il riscaldamento».

Nel secondo anno di sperimentazione, dopo alcune modifiche tecniche finalizzate ad ottimizzare il funzionamento dell’impianto (grazie anche ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia), si calcola che il risparmio energetico medio sia stato del 10,5%; ma se si escludono le giornate piovose o comunque estremamente nuvolose, in cui i pannelli non sono riusciti ad accumulare calore, tale valore sale al 15%.

Per massimizzare la resa del sistema solare in modo da renderlo economicamente vantaggioso e consentirne così la diffusione nelle aziende ortoflorovivaistiche – prosegue Grassotti – durante il terzo anno il sistema è stato ulteriormente migliorato: la distribuzione del calore è stata resa più efficiente e si è proceduto ad una implementazione del sistema solare ad uso invernale con una tecnologia in grado da consentirne l’utilizzo anche durante le stagioni calde.

 

Florovivaismo

La fabbrica dei fiori

Secondo l’ultima fotografia statistica del settore scattata dalla Regione, il sistema florovivaistico toscano conta più di 3.600 aziende, che operano su una superficie di oltre 7000 ettari. Di queste, oltre 2000 operano nel comparto esclusivamente vivaistico.

Pur rappresentando una quota non elevata delle aziende agricole toscane (circa il 3,4%) e utilizzando meno dell’1% della superficie agricola, il florovivaismo contribuisce per circa il 20% alla produzione agricola regionale.

La superficie coltivata a fiori è concentrata nella provincia di Lucca, seguita da Grosseto e Pistoia: i prodotti principali sono crisantemi, gerbere, rose, lilium, garofani e fronde da recidere.

La superficie vivaistica è invece presente quasi esclusivamente nella provincia di Pistoia, dove primeggiano olivi e piante ornamentali da esterno; segue, a notevole distanza, Arezzo, dove invece prevale la produzione di alberi di Natale.

 


La foto in alto è di Carola Ciotti

 


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