A Pisa una ricerca per diminuire l'uso di pesticidi in agricoltura

Scritto da Andrea Marchetti |    Ottobre 2012    |    Pag.

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

L'agricoltura biologica si svilupperà anche grazie all'impiego di tecnologie innovative e di robot "dal pollice verde". Presso l'Università di Pisa, infatti, si sta sperimentando un sistema per la gestione sostenibile e mirata delle colture agrarie, grazie all'impiego di un gruppo di robot giardinieri.

La sperimentazione rientra nell'ambito del progetto europeo quadriennale "Rhea" (Robot fleets for higly effective agriculture and forestry management), partito nel 2010. «L'obiettivo - spiega il professor Andrea Peruzzi, docente di Meccanica agraria dell'Università di Pisa - è la forte riduzione dell'impiego di fitofarmaci chimici di sintesi: dobbiamo scendere del 75% rispetto alla situazione attuale».

Il progetto, di cui oggi vediamo i primi risultati concreti, ha una dotazione economica di circa 10 milioni di euro; coinvolge, oltre all'Università di Pisa, 14 partners europei fra atenei, centri di ricerca, società spin-off e ditte private.

Il Centro interdipartimentale di ricerche agroambientali e il Dipartimento di agronomia e gestione dell'agroecosistema dell'Università di Pisa riceveranno 400.000 euro in 4 anni e si occuperanno della realizzazione e dello sviluppo di una Unità operatrice autonoma: una squadra di robot in grado di  controllare le piante infestanti del mais, del frumento e dell'olivo, le tre colture più diffuse su scala mondiale.

L'unità operatrice sarà composta da robot volanti e robot terrestri. I primi, detti droni, sono piccoli aerei a 6 eliche su cui verranno installati una fotocamera e un sistema satellitare GPS.  I droni, infatti, faranno il sopralluogo aereo, individuando le zone in cui le malerbe sono più diffuse.

Tramite un apposito software, invieranno le informazioni a tre robot a terra che, grazie ai dati ricevuti, potranno intervenire fra le colture in modo mirato, solo dove ce ne sarà bisogno. Sarà possibile programmare gli interventi anche in base alle conoscenze già acquisite: precedenti rilievi fotografici, nonché l'esperienza dell'agricoltore.

«Anche i robot terrestri - spiega Peruzzi - saranno dotati di GPS e fotocamere; riconoscendo i diversi tipi di colture dal loro fogliame, potranno fare il diserbo del frumento, quello del mais e la distribuzione di insetticidi sull'olivo. I robot terrestri assomigliano a dei piccoli trattori senza cabina, sono in grado di ruotare su se stessi con agilità e producono da soli l'energia elettrica, circa 5 Kw, di cui hanno bisogno, grazie all'installazione di pannelli fotovoltaici e celle di combustibile a idrogeno.

Il ruolo umano è di semplice controllo: un operatore, tramite computer, sovrintende alle operazioni, intervenendo solo in caso di anomalie o malfunzionamenti».

Il progetto "Rhea", dunque, è in linea con le nuove norme europee, in vigore anche in Italia, che stabiliscono premi, da qui al 2020, per l'agricoltura integrata e biologica. Fra le sostanze usate a supporto delle coltivazioni, infatti, oggi il 70% è costituito da erbicidi.

«Alcune sostanze - conclude Peruzzi - sono ad azione biocida pressoché totale, e possono creare disturbi a uomini e animali. Ma con le nuove norme si è acquisita la consapevolezza dell'eccessivo e inefficiente uso dei fitofarmaci in agricoltura. Inoltre, dal 2015, anche in aree assimilate a quelle agricole, come le aree verdi pubbliche e i tappeti erbosi, sarà vietato l'uso di prodotti fitosanitari». A guadagnarci, dunque, sarà soprattutto la nostra salute.  


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