Una proposta di legge che fa discutere e unisce cacciatori e animalisti

Scritto da Silvia Amodio |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La caccia è una pratica che fa sempre molto discutere. Da una parte c'è chi la difende sostenendo che porta con sé tradizione, cultura e rispetto ambientale, dall'altra chi la considera semplicemente uno "sport" inutile che uccide animali innocenti. Secondo un sondaggio promosso da Lipu e Wwf emerge che il 69% dei cittadini è fortemente contrario alla caccia, il 10% favorevole e il 21% ha un atteggiamento neutrale. Il dibattito è più che mai acceso di questi tempi in seguito alla proposta del senatore Franco Orsi di modificare la legge 157 del 1992 che regola l'attività venatoria.

Tra le varie modifiche proposte alcune sembrano ispirarsi al medioevo, come la possibilità di utilizzare, come zimbello, civette vive legate oppure aumentare le specie utilizzabili come richiami vivi e senza anelli identificativi che ne impediscano le provenienza illecita. La proposta di poter far imbracciare il fucile ai sedicenni accompagnati è sicuramente quella che ha fatto più discutere perché ne sottovaluta fortemente le conseguenze sociali. In un clima di bullismo generale e di frequenti episodi di cronaca che vedono protagonisti liceali che fanno strage dei propri compagni, sembra proprio una "sparata" fuori luogo.

Guido de Filippo della Lac (Lega anti caccia) sottolinea il coro di proteste che si sono sollevate: «al gruppo di facebook contro la Orsi si sono iscritti in 60.000 in pochi giorni, quando la media è di poche decine, al massimo centinaia di persone».

A sorpresa anche alcuni cacciatori hanno preso le distanze da questa proposta. Massimo Logi presidente dell'Arcicaccia Toscana, critica questa legge facendone un'analisi più complessa.
«Il problema principale di questa legge è che nasce senza un accordo tra le categorie; agricoltori e ambientalisti non sono stati interpellati», spiega Logi.

«Noi da anni ci battiamo per una caccia conservativa, che tenga conto delle risorse e delle bellezze ambientali che abbiamo. Sono stati investiti - forse non viene detto - molti soldi ed energie proprio per proteggere il nostro territorio e intervenire per creare un equilibrio dove necessario.
Sostanzialmente è una proposta di legge che, anziché favorire un dialogo su un tema così delicato e difficile, ha provocato una grossa frattura fra gli italiani.
Per questa ragione - prosegue il presidente - abbiamo istituito un "tavolo di lavoro" con Federcaccia, Italcaccia, con le associazioni ambientaliste (Amici della Terra, Fare Verde, Legambiente, Lipu, Wwf) e con le organizzazioni agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) per migliorare la normativa nell'interesse del Paese e del suo patrimonio faunistico, proprietà dello stato e dunque di tutti i cittadini italiani».

 

Sul web

www.arcicaccia.it

www.abolizionecaccia.it

 

 


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