Nel mondo oltre cento equipaggi di donne operate al seno

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2017    |    Pag. 45

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Le Florence Dragon Lady

Le Florence Dragon Lady - Foto S. Amodio

Dragon Boat

Gli ultimi dati diffusi dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) raccontano che il 55% degli uomini e il 63% delle donne malati di tumore sopravvivranno almeno cinque anni alla diagnosi. Dati di speranza che potrebbero migliorare ancora con la prevenzione. E alla speranza si aggrapparono certamente con forza e coraggio le donne colpite dal tumore al seno che nel 1996 aderirono all’idea del dottor Donald Chisholm McKenzie. Insieme ad un gruppo di colleghi canadesi del centro di medicina sportiva dell’Università britannica della Columbia, il medico dette vita a “Abreast in a boat”, un progetto che proponeva l’attività sportiva del Dragon boat per contrastare l’insorgenza del linfedema, la cosiddetta sindrome del braccio grosso, un gonfiore doloroso e invalidante che spesso segue l’intervento chirurgico necessario per contrastare questo tipo di tumore.

Pare infatti che il Dragon boat, uno sport che prevede gare su imbarcazioni con la testa e la coda a forma di dragone, sospinte da 20 atleti al ritmo scandito dal tamburino e guidate dal timoniere, porti beneficio nel percorso riabilitativo post operatorio. Attualmente ci sono oltre 100 equipaggi “rosa” in tutto il mondo, composti da donne operate di tumore al seno, di cui una ventina in alcune regioni d’Italia.

Anche Firenze dal 2006 ha il proprio gruppo, che conta 52 donne operate al seno, le Florence Dragon Lady - Lilt, che si allenano presso la Canottieri comunali di Firenze. In questi 11 anni di attività si sono avvicendate centinaia di donne che entrano in squadra solo dopo aver superato una visita medica. È uno sport accessibile a tutte, la più anziana ha 84 anni.

Tullia, 73 anni, fa parte della squadra fin dalla nascita del gruppo fiorentino. «Avevo 50 anni quando mi sono ammalata e sono stata operata – ci racconta – ma dopo quattro anni l’alieno, così lo chiamo, si è ripresentato. A quel punto ho fatto la mastectomia e sono rimasta dieci anni senza seno, poi grazie al lipofilling, che consiste nel rimodellare il seno inserendo del grasso prelevato da altre parti del corpo, ho risolto anche l’aspetto estetico. Quando ho saputo di questo sport - prosegue Tullia - ero felicissima. Ho passato le mie estati da bambina sul fiume, l’Arno era il mio mare. Non sapevo che cosa fosse il Dragon boat, mi bastava che si facesse lì. Nei periodi difficili il mio carattere mi ha aiutato, dico sempre che “il carattere fa metà guarigione”:anche quando stavo male per la chemioterapia, trovavo la forza di uscire. La mia famiglia è stata importante: un giorno mia figlia è tornata a casa completamente senza capelli, dicendo che il parrucchiere aveva sbagliato taglio! Alle altre donne dico sempre che la prevenzione è fondamentale, perché se il tumore viene preso in tempo ci sono ottime probabilità di guarigione. Trascurarsi è da incoscienti».

Anche Lucia fa parte della squadra: «Ho scoperto per caso di avere un tumore, nonostante alcuni accertamenti di controllo fossero risultati negativi. Sembrava che fosse tutto a posto, ma io sentivo che qualcosa non andava, anche se non c’era una manifestazione evidente del male. Parlando con il mio medico - racconta - si è creata l’occasione di partecipare come modella a un convegno scientifico dove insegnavano a fare le ecografie. È stata in quella provvidenziale occasione che un collega ha individuato il tumore». Lucia oggi ha 40 anni, all’epoca ne aveva solo 33. «Ero nella fase della vita in cui mi sarei aspettata di rimanere incinta - prosegue -, non di avere un tumore! Sono stata operata d’urgenza e ho subito una mastectomia. Ho pensato di congelare gli ovuli per non compromettere il mio desiderio di maternità in futuro. Mi sono stati tutti vicino, ma devo ringraziare in particolare il mio fidanzato che non ha mai smesso di desiderarmi. In questo è stato speciale».

Ogni quattro anni la IBCPC - la commissione internazionale che riunisce le squadre di donne operate di tumore al seno - promuove un festival con lo scopo di far incontrare equipaggi da tutto il mondo che si sfidano a colpi di pagaia. L’ultima edizione si è svolta in Florida nel 2014 e ha riunito ben 3000 partecipanti. E sarà proprio Firenze a ospitare a luglio 2018 il prossimo appuntamento.

Per informazioni: www.florencedragonlady.it



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