Sul finire del 2000, 'al termine del XX secolo che ho attraversato quasi per intero', ha dato alle stampe un libretto essenziale, scritto con asciuttezza e precisione. Armido Sbandati, classe 1917, dirigente del Movimento cooperativo dal 1944 fino al 1977, era fatto così: non voleva lasciare niente all'improvvisazione e al caso e il libro l'ha scritto 'con l'idea di dare ai nipoti tracce concrete della famiglia da cui provengono'. Ma anche, pensiamo noi, per dare un riferimento preciso e sicuro a chi doveva parlare di lui. Queste tracce, infatti, sono indicative per tutti e illustrano una vita esemplare della generazione che ha fatto la Resistenza e posto le fondamenta della rinata democrazia in Italia.

Una generazione dai saldi principi, applicati con rigore nella vita quotidiana: 'non ho mai fatto acquisti a rate, non ho mai avuto debiti verso singole persone e nemmeno con le banche.'

Come presidente della federazione provinciale cooperative, nel 1950, promosse l'unificazione delle varie cooperative rionali di Firenze e fu il primo presidente dell'Unione cooperative fiorentine. L'anno dopo inizia la carriera nazionale che lo porterà ad essere eletto segretario della Lega delle cooperative e anche primo presidente nazionale dell'Associazione cooperative di consumo. Nel 1964 ritorna a Firenze e per 13 anni si occupa delle cooperative di consumo. Nel 1977 va in pensione lasciando la carica di vice presidente regionale dell'associazione.

Nel giugno dell'anno scorso Armido ci ha lasciati. Abbiamo voluto ricordare brevemente, qui sull'Informatore, un uomo retto, un cooperatore impegnato, un amico di tanti.