Un nuovo sistema di "governo" della cooperativa. Distinzione netta fra proprietà e gestione

Ricomincia da due
Chi comanda in cooperativa? Una domanda ovvia, quasi d'obbligo, alla quale si possono dare molte risposte, dalle più idealistiche alle più realistiche.
Comandano i soci, si può rispondere. E in effetti sono loro ad eleggere il consiglio d'amministrazione, che a sua volta assume i direttori, determina l'organigramma e decide su tutti gli aspetti gestionali, dai più piccoli ai più importanti. Un consiglio d'amministrazione numeroso, 45 membri, per rappresentare tutte le zone nelle quali la cooperativa è presente. Quasi un'assemblea, di gente semplice e professionisti, uomini e donne, giovani e anziani, che si riunisce almeno una volta al mese.
Tutto bene? No, perché rispetto agli schemi la realtà è sempre più complessa. E così il modello di "governo" proposto dagli statuti delle cooperative diventa debole di fronte ad una realtà fatta di un milione di soci, di 96 punti vendita in 7 province e un fatturato di due miliardi di euro. Per questo è stato proposto un nuovo modello organizzativo e di governo della cooperativa.

Si tratta di distinguere con esattezza il ruolo di due soggetti: la rappresentanza dei soci, ovvero la proprietà della cooperativa, e la gestione dell'impresa. Chi gestisce l'impresa (i direttori, per intenderci) deve essere pienamente responsabile di ciò che fa. Dall'altra parte i rappresentanti della proprietà (i consiglieri designati dalle sezioni ed eletti dai soci) devono fornire gli obiettivi da perseguire, e controllare che chi gestisce la cooperativa lo faccia secondo le esigenze dei soci e consumatori. Nel Codice civile questo sistema, valido per tutti i tipi d'impresa, non solo per quelle cooperative, si chiama "dualistico".

Mentre scriviamo sono in corso le assemblee dei soci che devono discutere ed approvare il nuovo Statuto della cooperativa. Se questo nuovo sistema sarà approvato, dal 1° gennaio 2008 avremo il nuovo "governo" della cooperativa.
In pratica ci sarà un Consiglio di sorveglianza (così lo chiama il Codice civile, che recepisce la recente riforma del diritto societario) rappresentativo dei soci e formato da non dipendenti della cooperativa, che nominerà un Consiglio di gestione (formato da pochi membri, dipendenti della cooperativa) che avrà la completa responsabilità sull'andamento e sulle attività e ne risponderà pienamente nei confronti dei rappresentanti dei soci.