Con la raccolta degli abiti usati una mensa e un centro accoglienza

Scritto da Isabella Puccini |    Settembre 2000    |    Pag.

Giornalista

Riciclaggio in giallo
Una sala mensa per residenti bisognosi realizzata all'interno del centro sociale di via Baracca a Firenze, un gabinetto odontoiatrico e un centro diurno di accoglienza per il Quartiere 5 e infine assistenza legale, per alcuni casi meritevoli, nell'ambito del Progetto Arcobaleno. Tutto grazie alla raccolta di 220 tonnellate di abiti usati, cominciata l'anno scorso, che ha portato a un ricavo di 150 milioni di lire. E già si pensa al futuro: obiettivo del 2000 è quello di contribuire alla realizzazione del centro S.Martino, a Sesto Fiorentino, che assisterà adulti e bisognosi, minori e anziani, e di finanziare un progetto di prevenzione della tossicodipendenza e del disagio giovanile.
I contenitori gialli per la raccolta di abiti usati, apparsi a Firenze all'inizio dell'anno scorso e diffusi in molte altre città toscane, hanno davvero dato buoni frutti di solidarietà. Tanto che si è pensato di potenziare i punti di raccolta facendoli oltrepassare quota 300, molti di più dei 50 di un anno fa. Sono collocati capillarmente in luoghi di aggregazione, chiese, supermercati, giardini pubblici, piazze, sedi di Consigli di quartiere, circoli ricreativi della città e dei comuni limitrofi. Protagonisti dell'iniziativa sono la Caritas Diocesana di Firenze, la cooperativa sociale Archimede, Quadrifoglio e Safi - le due aziende che, per conto del Comune, si occupano della raccolta dei rifiuti - e l'impresa pratese Eurotess. Cinque soggetti che curano dall'inizio alla fine tutte le fasi della raccolta e del riciclaggio.
"E' un lavoro piuttosto impegnativo: occorre posizionare i contenitori, raccogliere i materiali, stoccarli, selezionarli e quindi venderli. Con una mole di lavoro così è necessario dividersi i compiti - ci racconta Alessandro Calvelli, responsabile del progetto Ri-Vesti di Caritas Firenze -. Comunque siamo molto soddisfatti: non pensavamo di riscuotere in così poco tempo risultati così positivi".
Nei contenitori si raccolgono tutti i tipi di abiti: camicie, giacche, pantaloni, maglieria, biancheria, ma anche cappelli, scarpe, coperte e tovaglie.
"I cittadini sono in genere molto attenti a immettere abiti già lavati, anche se non è espressamente richiesto - dice Edy Fioravanti di Eurotess - ma ancora più importante è che i capi vengano accuratamente chiusi nei sacchetti di plastica. E' questione di buon senso, infine, non lasciarli fuori dai cassonetti, per non creare spiacevoli inconvenienti".
La cooperativa sociale Archimede, del consorzio CoeSO, si occupa della svuotatura e dello stoccaggio dei materiali raccolti. Per queste operazioni vengono impiegati 8 operatori a tempo pieno, distribuiti su tre turni, e accompagnati da un coordinatore.
"Abbiamo incrementato l'attività di raccolta assumendo nuovo personale e acquistando un nuovo camion: l'obiettivo della nostra cooperativa è infatti quello del reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, cioè ex tossicodipendenti, ex carcerati, portatori di handicap, sia fisici che mentali", dichiara Anna Maria Vignini, responsabile del progetto per quanto compete la cooperativa Archimede. Aggiunge che i cittadini dimostrano uno spirito collaborativo quasi insperato: "spesso - dice - ci telefonano per ricordarci di vuotare un cassonetto ormai stracolmo, e ancor più spesso si complimentano per il successo dell'iniziativa".
I capi raccolti vengono portati a S.Donnino, dove vengono pesati e stoccati. A questo punto entra in gioco Eurotess, l'impresa pratese che paga il materiale raccolto un tanto al chilo. La somma riscossa viene ripartita fra la cooperativa Archimede e Caritas, che in questo modo si autofinanziano. Eurotess seleziona i materiali: quelli in buono stato e di buona qualità (circa il 15%) sono avviati al mercato degli abiti usati, una parte va alle ditte di cardatura, tipica attività del pratese e gli scarti non utilizzabili vengono smaltiti nelle discariche autorizzate. Questa iniziativa non serve solo a mantenere la cooperativa sociale e i progetti della Caritas contro il disagio sociale, ma rappresenta un contributo importante alla difesa ambientale.
Il decreto Ronchi (D.L. 5/2/97) considera infatti la gestione dei rifiuti urbani (e quindi anche dei capi di abbigliamento) materia di pubblico interesse, e fissa in percentuale l'obiettivo di riciclaggio per i Comuni: 15% per il '99, 25% per il 2001, 35% per il 2003.
Si tratta di un'iniziativa, quindi, che grazie all'impegno di tutti si sta sempre più radicando sul territorio, e che rende i cittadini protagonisti di un atto di civismo e di solidarietà concreta.

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