Cento famiglie da tutta Italia raccontano le loro storie e le loro ricette

Scritto da Francesca Magnelli |    Marzo 2011    |    Pag.

C'è il gruppo di via Dagnini 14, dal nome della via e del palazzo di Bologna dove vivono tutti insieme, una felice famiglia di studenti lavoratori. Qualche pagina più in là, posano sorridenti alcune donne algerine: per loro accettare di farsi fotografare è stato un passo importante, d'apertura verso un'altra cultura. Anche loro fanno parte delle nuove famiglie italiane, raccontate dalla giornalista bolognese Benedetta Cucci in un libro interessante e curioso.
«Tutto nasce da un concorso gastronomico nazionale in cui chiedevamo alle famiglie di raccontarsi attraverso la ricetta che più le rappresentava», dice Benedetta. L'invito era rivolto soprattutto alle famiglie meno tradizionali, allargate, miste, omosessuali, quelle con un solo genitore, ma anche composte da amiche o colleghi fuorisede che vivono insieme.


Il risultato è stato sorprendente
. «Cento famiglie hanno inviato da tutta Italia le loro storie e le loro ricette - continua Benedetta -. Ne abbiamo selezionate 58 e, dopo avere assaggiato i loro piatti cucinati dai giovani chef di un istituto alberghiero, abbiamo decretato le 24 famiglie vincitrici».
Benedetta le ha poi incontrate tutte, andando a Roma, a Udine, a Palermo.
Lunghe chiacchierate che adesso sono l'anima del libro, insieme ai volti immortalati dal fotografo Giovanni Bortolani. Ci sono famiglie formate da italiani, russi, giapponesi, africani, una coppia omosessuale di Roma, coppie senza figli o con figli nati da precedenti unioni. Famiglie che non sono riconosciute dalla legge, ma che lo sono a tutti gli effetti, perché condividono la quotidianità e momenti intimi come il pranzo o la cena.
«Le donne algerine si sono conosciute frequentando un corso di italiano - racconta ancora Benedetta - è stata la loro insegnante ad iscriverle al concorso, al quale hanno partecipato con entusiasmo, superando anche l'ostacolo dei mariti, inizialmente non troppo felici all'idea che le loro mogli si facessero fotografare". Il mondo però sta cambiando, a cominciare dalla cucina: che resta ben salda alle proprie radici ma non ha più paura di aprirsi ad usi e accostamenti fino a poco tempo fa impensabili, come il risotto zucca e zenzero o i falafel alla bolognese con pomodoro e piselli.
Il libro Ricette delle nuove famiglie d'Italia sarà presentato il 30 marzo alla caffetteria delle Oblate di Firenze. Alcuni dei piatti raccontati nel volume daranno poi vita a una cena ricca di sapori e di storie, dove l'interculturalità sarà una delle chiavi di lettura, ma non la sola. La serata fa parte del ciclo di incontri "Una cena italiana", il ciclo di incontri ideato dalla cooperativa Archeologia per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, unendo percorsi culturali a cene a tema.


Biblioteca delle Oblate
Dal 1300 al melodramma
Conoscere l'Italia attraverso la sua cucina. Là dove per cucina si intende non solo quello che alla fine si porta in tavola, ma la storia che c'è dietro a ogni singolo piatto. Due gli appuntamenti in programma a marzo. Il primo è un percorso nella Firenze del ‘300, dalle grandi architetture civili e religiose - Palazzo de' Priori, la chiesa di Orsanmichele, la loggia de' Lanzi - all'edilizia privata delle case-torri. In particolare l'itinerario toccherà la casa "a mensola" di via Santa Elisabetta, uno dei rari esempi conservati di questo tipo di abitazione, citato anche in una novella del Decameron. E poi la casa-torre della Castagna e quella della Pagliazza, ora trasformata in albergo, le case-torri di via del Corso, uno scorcio di strade e vicoli rimasto quasi intatto, a testimonianza dell'antico splendore della Firenze trecentesca, negli anni in cui la città contava oltre 100.000 abitanti contro i 50.000 di Londra. A seguire, alla Caffetteria delle Oblate, cena a cura dello chef Luca Bertini, ispirata al libro di Maia Andrea La contrada di Bengodi - Cibo e cucina nel Decameron di Giovanni Boccaccio.
Il programma proseguirà ad aprile, il 13 e il 27, con due appuntamenti dedicati al design e al melodramma, altri due messaggeri dell'italianità nel mondo.

(Le foto dell'articolo sono di Giovanni Bortolani)

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