In ricordo delle partigiane che parteciparono attivamente alla lotta antifascista

Scritto da Valentina Vespi |    Aprile 2018    |    Pag. 6, 7

La partigiana Vera Vassalle, 1940

La partigiana Vera Vassalle, 1940

25 aprile

Madri, mogli, figlie. Donne che dopo la firma dell’armistizio, l’8 settembre 1943, con le loro biciclette, spesso anche a piedi, dedicarono la loro vita alla lotta contro il regime nazifascista. Furono fra le protagoniste della Resistenza le staffette che aiutarono i partigiani durante la seconda guerra mondiale fino alla Liberazione. Donne molto giovani, tra i 16 e i 18 anni, che fecero da collegamento tra le varie formazioni partigiane, trasmettendo ordini, informazioni, armi, munizioni. Portarono il cibo e le medicine a coloro che ne ebbero bisogno, aiutarono le famiglie dei deceduti e la loro giovanissima età contribuì a destare meno sospetti, anche se non sempre questo fu un deterrente utile a evitare loro torture e rastrellamenti. Molte furono le donne toscane che assunsero il ruolo di staffetta. Tra queste le sorelle Liliana e Lina Cecchi di Pistoia, nate entrambe nel popolare quartiere di San Marco, figlie di un commerciante antifascista, si unirono, dopo l’8 settembre, alle forze partigiane. Lina si impegnò nei Gruppi di difesa della donna, come staffetta, nel trasporto di armi e nella trasmissione di informazioni. La loro presenza fra i partigiani è testimoniata da un’immagine scattata da un fotografo americano il giorno della Liberazione di Pistoia, con Liliana in primo piano e Lina accanto a lei. Tristemente famosa la storia di Anna Maria Enriques Agnoletti, nata a Bologna, laureata a Firenze, venne espulsa dall’Archivio di Stato fiorentino, dove lavorava, perché suo padre era ebreo. Battezzata nel 1938, si trasferì a lavorare a Roma, dove cominciò la sua vita da resistente. Tornata a Firenze, curò i contatti tra i gruppi della Resistenza attivi nel livornese, nella Val di Chiana e in Val d’Orcia, e organizzò la trasmissione via radio di informazioni agli Alleati. Tradita da un delatore, venne arrestata e incarcerata con la madre il 12 maggio 1944. Anna Maria fu condotta a Villa Triste, qui venne torturata per una settimana dalla Banda Carità ma non tradì. Fu fucilata il 12 giugno 1944 con altri patrioti a Cercina. Morta a 90 anni, nel 2012, Didala Ghilarducci, viareggina, non ha mai perso nella sua vita la cerimonia per la Festa della Liberazione a Sant’Anna di Stazzema dove si rende omaggio alle 560 vittime della strage nazifascista. Si sposa nel 1944 con Ciro Bertini detto Chittò e lo segue a combattere sulle Alpi Apuane: il marito morirà in un agguato nel 1944, ma lei non si ferma. Staffetta partigiana, attiva già pochi giorni dopo il parto del figlio Riccardo, si impegna con il Distaccamento d’assalto Garibaldi “Marcello Garosi”. Dopo la guerra non ha mai abbandonato la sua passione per i valori civili, ha ricoperto ruoli istituzionali e nella sua biografia, pubblicata nel 2007, racconta la sua storia d’amore e di lotta e la vita difficile nascosta sulle montagne. Alle donne impegnate nella Resistenza sono state dedicate in tutte le città d’Italia strade, giardini, piazze, scuole. Per non dimenticare.

Video


Notizie correlate

Teresita Mattei

Gianfranco e Teresa Mattei

La nuova Casa dello studente a Sesto dedicata ai due fratelli partigiani