Toscana Gospel Festival 2006. Intervista ad Andrea Laurenzi

Scritto da Bruno Santini |    Dicembre 2006    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

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Martedì 12 dicembre a Cascina (Pisa), nella Chiesa di San Casciano prende il via il Toscana Gospel Festival, alla sua XI edizione. La manifestazione rappresenta attualmente il punto di riferimento nazionale per la musica religiosa afro-americana universalmente conosciuta come gospel e si presenta con un itinerario musicale che attraversa sei province (Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena), quindici comuni (Firenze, Arezzo, Prato, Cascina, Castelfranco di Sotto, Massa e Cozzile, Lastra a Signa, Montevarchi, Cortona, Castiglion Fiorentino, Monte San Savino, Sansepolcro, Pratovecchio, Civitella in Valdichiana e Terranova Bracciolini) e il centro commerciale Centro*Sesto di Sesto Fiorentino. Al direttore artistico, Andrea Laurenzi, chiediamo di raccontarci la genesi del Festival.
«L'idea è nata nell'ormai lontano 1996 da una collaborazione che personalmente avevo da tempo con Umbria Jazz. Il primo appuntamento del Festival quell'anno si svolse nel mese di luglio, ma già dalla seconda edizione, grazie alla collaborazione con la Fondazione Guido d'Arezzo e al sostegno della Provincia di Arezzo, decidemmo di dare vita ad un festival autonomo ed invernale. Nei primi anni la sua dimensione fu provinciale ma dal 2000, grazie al sostegno della Regione Toscana e di Unicoop Firenze, abbiamo allargato il nostro ambito a molti altri comuni toscani. Il successo fu tale che nel 2001 dovemmo raddoppiare gli appuntamenti».

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Qual è la particolarità del Festival?
«Penso che la Toscana, per la sua storia di tolleranza, di apertura e per la bellezza delle sue chiese, sia l'ambientazione ideale per un festival che trasporta in questa dimensione l'energia ed il misticismo della musica gospel... che poi, non dimentichiamolo, seppur molto particolare e con forti connotazioni emotive, èpur sempre una preghiera. Il nostro obiettivo è quello di proporre al pubblico toscano, almeno una volta all'anno, il meglio della tradizione gospel afroamericana».

Che partner è Unicoop?
«Per il Toscana Gospel Festival Unicoop è il partner ideale. Penso che il contributo di Unicoop, che va ben oltre il semplice intervento economico, rappresenti la vera anima del festival. Insieme abbiamo percorso una strada che ci ha condotto a progetti importanti, come ad esempio "Il cuore si scioglie"».

C'è un aneddoto che ti piace ricordare?
«Eravamo ad un concerto in una piccola chiesa del comune di Montevarchi, nel 2002. Una giornata da lupi, pioggia a catinelle, lampi, tuoni, fulmini. A pochi minuti dall'inizio del concerto (mi ricordo ancora che era di scena un gruppo di Atlanta, SVN Praise Ensemble, guidato da uno straordinario reverendo e con sua moglie come prima voce) viene a mancare la luce. Tutti al buio. Panico! Il caso ha voluto che in chiesa ci fosse un piccolo pianoforte acustico a muro e centinaia di candele votive. In pochi minuti, su indicazione dello stesso reverendo, abbiamo acceso decine e decine di candele in mezzo agli spettatori e attorno ai musicisti. In tutta sincerità penso che sia stato il migliore concerto gospel della mia carriera. In un'atmosfera magica il pubblico è andato letteralmente in delirio. Dopo una mezz'oretta la luce è tornata ma la gente ha cominciato a fischiare ed abbiamo deciso di spengere tutto. Una vera e propria magia».

Il calendario completo della manifestazione, che si conclude lunedì 1° gennaio al Teatro dei Rozzi di Siena, è su www.toscanagospelfestival.net