Sposò il re di Francia Enrico IV ma ebbe vita difficile, per i continui contrasti con il figlio, il futuro re Luigi XIII

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Gennaio 2005    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Regina senza trono
Quando gli proposero di sposare
quell'attempata ragazza fiorentina - Maria aveva appena 27 anni, ma per l'epoca erano già tanti - Enrico IV tergiversò: fisicamente non era male (gliel'avevano descritta un poco paffutella, ma con occhi vivaci e un incarnato latteo); c'era però il problema del sangue, che di blu non aveva nemmeno l'ombra.
«Non più di sessanta o ottanta anni fa, i suoi antenati facevano semplicemente parte della più cospicua borghesia della loro città», avrebbe detto a denti stretti il re di Francia. E lui ne sapeva qualcosa, della famiglia fiorentina, avendo già sposato una figlia di Caterina, Margherita.

Ma quando lo misero al corrente delle disponibilità economiche di quel ramo dei Medici, i suoi dubbi si dissolsero di colpo.
Perché la Francia, impegnata in quegli anni a cavallo fra Cinque e Seicento in guerre su vari fronti, aveva accumulato un debito con il granducato fiorentino vicino al milione di ducati d'oro. E le possibilità di restituire quella colossale somma erano davvero scarse. Solo un matrimonio avrebbe potuto colmare, almeno in parte, la voragine.
L'affare si concluse con reciproca soddisfazione e fu anche fissato il giorno e il luogo della cerimonia: il 5 ottobre del 1600 a Firenze.

Tutto dunque sembrava sistemato. Maria vedeva concretizzarsi il sogno della sua vita, proprio quando stava per rassegnarsial ruolo di zitella. All'ultimo momento Enrico ebbe però un improvviso, seppure parziale, ripensamento.
«Va bene il matrimonio, purché si celebri senza la mia presenza». Probabilmente l'orgoglio dell'uomo forse più potente della Terra gli impediva di entrare in contatto con quella che lui aveva definito «una delle più piccole casate della cristianità».
Insomma, scendere dalla metropoli Parigi nella "provinciale" Firenze gli sembrava un atto per lui degradante. E non lo fece.

Cosicché, mentre nella città del giglio si celebrava nella massima pompa una cerimonia dimezzata, le cronache del tempo raccontano che il protagonista mancato se ne stava in Francia a coltivare il suo sport preferito: quello di collezionare ragazze da sdraiare nel talamo regale.
Il matrimonio vero avverrà il 17 dicembre dello stesso anno a Lione, dove il re si era finalmente degnato di incontrare la sposa, appena reduce da uno spossante viaggio da Firenze a Livorno, poi, via mare, fino a Marsiglia per risalire la valle del Rodano.

Non fu, come riferiscono tutti gli storici, un matrimonio felice. Il che non impedì comunque alla coppia, nei nove anni che seguirono prima che Enrico venisse ucciso dal pugnale di un fanatico, di avere sei figli.
Il primogenito ed erede al trono, Luigi, aveva appena nove anni alla morte del padre e dunque toccò a Maria tenere le redini del regno in attesa della maggiore età del figliolo.
Anche quelli furono anni difficili per Maria, che fino a quel momento non aveva mostrato né la tempra né il carattere per guidare uno stato della complessità e dell'importanza di quello francese. E, peggio ancora, si era circondata di amici e consiglieri del tutto inadeguati al ruolo cui erano stati chiamati.
Gli anni della sua reggenza sono ricordati come un periodo grigio e non esaltante nella storia della Francia. Tant'è che anche il figlio minorenne già scalpitava per togliere di mezzo Maria e assumere i pieni poteri. Lo farà nell'aprile del 1617, quando non ha compiuto nemmeno sedici anni! Maria pare accettare il colpo di mano del figlio e anzi chiede di potersi ritirare nel castello di Blois. Una richiesta prontamente accolta dal figlio, che non nutre né affetto né fiducia nella madre. Sentimenti del resto ricambiati.

Con il passare del tempo Maria si accorge con disappunto di trovarsi in realtà in uno stato di dorata reclusione. Il castello è circondato da guardie armate e anche negli ampi saloni è tutto un via vai di persone, ufficialmente messe lì a proteggere l'incolumità della regina ma in realtà a controllarne ogni movimento.
Del resto Luigi non aveva tutti i torti a tenere d'occhio la madre, perché lei, insofferente a quella situazione, stava giocando tutte le sue carte (aiutata anche dal cardinale Richelieu, colui che poi diventerà il più ascoltato consigliere di Luigi XIII), per riavere quel ruolo di regina che lei sentiva dovesse ancora spettarle. Ma le strade sembrano tutte sbarrate: Luigi non vuol nemmeno sentir parlare di un eventuale ritorno della madre al Louvre!

Allora Maria - che fino a quel momento si era rivelata una donna, tutto sommato, pavida, poco propensa ai colpi di testa, sempre indecisa su tutto - decide di passare all'azione. Vuole fuggire dal castello attraverso l'unica uscita possibile: una finestra!
Aiutata da un paio di personaggi del suo entourage, Maria - quarantacinque anni e qualche chilo di troppo - si fa calare con una corda da una alta finestra fino ad un terrazzino. Là ci sono altri suoi sodali che la involtano in un capace mantello e mentre uno la cala lentamente, altri sono giù in strada ad accogliere quell'informe fagotto.
Nessuno si accorse della rocambolesca fuga, ma anche se ci fosse stato qualche testimone, chi avrebbe potuto immaginare che si trattasse della regina?

Come unico bagaglio, Maria aveva uno scrigno stipato di gioielli. Forse un grande tesoro, non sufficiente però a permetterle di realizzare il suo sogno: quello di tornare a Parigi da regina. I successivi ventidue anni saranno caratterizzati da continui contrasti, rappacificamenti e nuove controversie, con il figlio e con il cardinale. Una situazione che la porterà progressivamente a perdere anche l'appoggio di chi aveva interesse a detronizzare quel re malaticcio e di scialba personalità. Ma non ci fu niente da fare, il suo destino era ormai segnato, non avrebbe più rimesso piede al Louvre.
Sulla sua morte, avvenuta nel 1642 ad Anversa, poco si ha di documentato. A chi la vuole addirittura morta in una stalla, sola, povera e abbandonata da tutti, si alternano altri a ipotizzare che il suo ultimo rifugio sia stata la casa-studio di Rubens (morto da due anni), il grande pittore fiammingo che Maria, negli ultimi anni parigini, aveva chiamato ad esaltare, in ventidue enormi tele, la sua non splendida carriera di regina di Francia.

Per saperne di più:
Maria Luisa Mariotti Masi: Maria de' Medici, Mursia 1993, euro 19
Marcello Vannucci: Caterina e Maria de' Medici, regine di Francia, Newton Compton 2002, euro 12,90