Sono circa 600 in tutto il pianeta queste piante singolari che si nutrono di organismi viventi

Scritto da Càrola Ciotti |    Febbraio 2010    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Nel ricchissimo mondo vegetale esiste una categoria di piante dalle caratteristiche davvero curiose; si tratta delle carnivore, un gruppo piuttosto numeroso di specie che integrano la loro "dieta" assumendo insetti, ragni, piccoli roditori, ranocchi o crostacei. Questa interessante ed unica caratteristica è il risultato di un processo di adattamento ai terreni in cui queste specie vivono. Se ne contano circa seicento, suddivise in una dozzina di generi e in cinque famiglie botaniche, diffuse su tutto il pianeta; occorre precisare che si tratta di piante rare, a volte rarissime.

Uno dei primi studiosi che si occupò di analizzare la natura di queste singolari piante, fu il celebre Charles Darwin che, nel 1875, pubblicò un trattato interamente dedicato ad esse. Il primo botanico, invece, che coniò il termine "carnivore" fu l'inglese Lloyd, nel 1942; prima di allora - e in alcuni casi, erroneamente, ancora oggi - si usava definirle insettivore, ma poiché, come abbiamo visto, si nutrono anche di altri organismi viventi è più appropriato adoperare il termine "carnivore".

Trappole ingegnose
Generalmente queste piante, amano il sole e ambienti ricchi d'acqua, ma alcune specie vivono anche in zone prossime ai deserti. Gran parte della loro energia vitale la impiegano nel fabbricare particolari sistemi di cattura delle prede e nella produzione di enzimi digestivi. Per questo motivo, nelle carnivore, l'apparato radicale è pochissimo sviluppato: in questo modo il compito di assorbire i nutrienti è affidato, innanzitutto, alle foglie. Sono piante erbacee, in genere perenni, che vivono in terreni poveri o privi di nutrienti, come paludi e torbiere o su rocce affioranti. In questi ambienti il suolo ha una forte acidità - quindi, una cronica carenza di elementi nutritivi - e le piante per vivere devono procurarsi in altro modo sostanze come azoto, fosforo, potassio o calcio. In conseguenza di ciò, hanno sviluppato un interessante ed ingegnoso sistema di trappole, attraverso le quali, con sistemi e modalità diverse, sono in grado di attirare, catturare e digerire alcuni piccoli animaletti. Così - assumendo e poi digerendo le proteine animali delle prede -, integrano il loro nutrimento, riuscendo a sopravvivere.

Le mangiamosche
Possiamo classificare queste piante in due categorie principali: quelle con trappole attive e quelle con trappole passive. Tra i tipi attivi, si distingue la famosa Dionea o "pianta mangia mosche" - una tra le più conosciute -, dotata di trappole a scatto. Le specie che adottano questo sistema riescono a catturare insetti piuttosto grandi che vivono al suolo, tramite un rapido movimento delle foglie che, richiudendosi, li imprigionano al loro interno. Si tratta di un meccanismo spettacolare, poiché la capacità di compiere un movimento si osserva raramente nel mondo vegetale: ciò avvicina queste piante, in qualche modo, al comportamento degli animali. L'Aldovandra, è una pianta acquatica che appartiene a questo singolare gruppo e possiede trappole che scattano alla incredibile velocità di un millesimo di secondo. Un vero primato. Esistono poi le trappole attive, per aspirazione, di cui sono dotate molte specie acquatiche: in questo caso le prede vengono risucchiate da una struttura simile ad una vescica - detta utricolo - all'interno del quale si genera un vuoto di pressione. Sono circa 250 le piante che adottano questo sistema, e appartengono tutte al genere delle Utricolarie. Un'altra modalità di cattura funziona tramite trappole attive con colla: a questa caratteristica si associa anche un lieve movimento della pianta, come accade, per esempio, alle Drosere, piante cosmopolite (alcune specie di Drosera vivono anche in Italia) e alla Pinguicola. Quest'ultima, originaria dell'America centrale, da cui si è poi diffusa in Europa, è coltivata per la bellezza dei fiori rosa, bianchi o blu; delle molte varietà di Pinguicola, quelle originarie dei climi temperati sono di facile coltivazione.

Presi con la colla
Altre piante, come la rarissima Drosophillum, che vive in Portogallo, e la Roridola, originaria del Sud Africa, hanno lo stesso meccanismo a colla ma senza movimento della pianta, quindi in questo caso, si tratta di una trappola passiva. Entrambi i sistemi si basano sulle proprietà collose di una mucillagine, secreta da apposite ghiandole presenti sulle foglie di queste specie. Con questo apparato, le piante catturano piccoli insetti volanti che restano, appunto, incollati alla pianta. Altro tipo di trappola passiva è quella cosiddetta ad ascidio: si presenta con foglie arrotolate a forma di caraffa, contenenti un insieme di enzimi o batteri digestivi; queste cavità possono imprigionare insetti volanti più grandi, rispetto a quelli che cadono nelle trappole adesive. Con l'ascidio, la più grande pianta carnivora attualmente conosciuta, la Nephenthes Raja, è in grado di catturare anche piccoli mammiferi e rettili. Una probabile evoluzione del sistema ad ascidio è quello detto a "nassa", tipico della Gensilea, originaria dell'Africa. Queste piante presentano peli che dirigono forzatamente le prede all'interno dell'organo digestivo - una particolare foglia a forma di Y - da dove si entra... ma non si esce! 

 

Piante carnivore
Coltivazione

La coltivazione delle piante carnivore non è tra le più semplici; possiamo stabilire alcune regole di base per avere un certo successo. Il terriccio deve esser il più povero possibile di nutrimenti: ottima la torba di sfagno (ormai molto rara) drenata con agriperlite o sabbia di quarzo; buona alternativa a questo composto, la fibra coir ottenuta dalle noci di cocco.

L'acqua per annaffiarle deve essere rigorosamente priva di minerali: va benissimo l'acqua piovana o l'acqua distillata, generalmente somministrata dal sottovaso. In linea di massima, sono preferibili ambienti soleggiati; ciò incoraggerà le piante a sintetizzare pigmenti particolari che renderanno migliore il loro aspetto. Infine - molto importante -, ricordatevi di non somministrare mai, in nessun caso, concime a una pianta carnivora.

 


Fotografie di Federico Magonio

Nelle foto, a partire dall'alto:

  1. Dionea, la mangiamosche
  2. Nepenthes, con la trappola ad ascidio
  3. Pinguicola, cattura le prede con le sue foglie adesive