Come suddividere gli scarti che poi diventano compost

Scritto da Letizia Coppetti |    Aprile 2018    |    Pag. 8

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Il viaggio dei rifiuti

«Il 35% di tutta la raccolta dei rifiuti è rappresentata dalla frazione organica, costituita da scarti alimentari e altri rifiuti biodegradabili. È la raccolta più “delicata” per il cittadino ma è anche quella che nel tempo dà più fidelizzazione», ci racconta Paola Sighinolfi, responsabile comunicazione di Alia, il gestore dei rifiuti dell'area fiorentina, pratese, pistoiese, empolese, Chianti, Mugello e Valdarno. Alia si occupa dell'intero ciclo dell'organico, dalla raccolta, al trattamento, al compostaggio fino alla commercializzazione del prodotto finale. Anche quella parte di organico che viene erroneamente gettata nell'indifferenziato viene recuperata, ma invece di dare come prodotto finale compost di alta qualità si trasforma in Fos (frazione organica stabilizzata), che viene utilizzata per coperture di discariche o ripristini ambientali. Ma vediamo cosa succede al nostro sacchetto contenente organico: dopo che è stato aperto, viene tolta la frazione impura, come plastica o metallo, che il cittadino può aver gettato per sbaglio. «Si tratta di una percentuale molto bassa - continua Sighinolfi -, perché, come dicevamo, i cittadini generalmente si impegnano nel fare bene questo tipo di raccolta». Il processo di ripulitura avviene meccanicamente, aspirando la plastica o attirando con calamite o correnti induttive il metallo. Un errore comune, segnalano gli addetti degli impianti, è quello di gettare nell’organico la pellicola che avvolge gli alimenti, che per disattenzione non viene tolta completamente. Il materiale organico è poi miscelato con materiale come sfalci di potatura e cortecce di alberi, provenienti sia da giardini privati che da aree a verde pubbliche. A questo punto viene immesso nelle biocelle di compostaggio: sono tunnel chiusi, lunghi fino a 30 metri, in cui la temperatura arriva a 70°C. Gli impianti di compostaggio Alia sono a Montespertoli (Casa Sartori), a Sesto Fiorentino (Case Passerini) e Borgo San Lorenzo (Faltona). Qui il materiale si trasforma mediante fermentazione della materia organica, attraverso reazioni aerobiche e anaerobiche: il processo dura una ventina di giorni. Poi il materiale viene portato in un’altra area, sempre al chiuso, in grandi cumuli sotto i quali viene insufflata aria dal pavimento: questo serve ad accelerare la trasformazione finale in terriccio, il cui nome tecnico è “ammendante compostato misto di qualità”. Per essere dichiarato tale il compost ottenuto è sottoposto dal Cic (Consorzio italiano compostatori) a 46 test di controllo qualità. «Il processo di trattamento e maturazione avviene completamente al chiuso senza emissione di odori - sottolinea Sighinolfi - e tutta l'aria coinvolta nel processo è sottoposta alla depurazione tramite biofiltro. Quando il prodotto viene portato all'esterno è ormai maturo. Ci possono essere momenti, dovuti a particolari eventi climatici eccezionali, in cui per alcune ore si avverte odore, ma non si tratta mai di odori tossici o nocivi per la salute». Che fine fa il compost? Viene commercializzato tramite un'azienda partecipata, la Valcofert di Certaldo, prevalentemente ad aziende agricole. La resa economica non è alta, sottolinea Alia, «perché la perdita di processo è notevole: su 180.000 tonnellate di organico raccolto otteniamo 30.000 tonnellate di compost. Cerchiamo di incentivare il riutilizzo di questo materiale nella nostra stessa area, ad esempio nelle aziende del settore florovivaistico del pistoiese: la filiera dell'organico è un bell'esempio di quella che viene chiamata economia circolare».

Il compostaggio domestico

Non è facilissimo da fare, perché va trovato un buon equilibrio tra i residui della cucina (e non tutti possono essere utilizzati, come ad esempio le ossa della bistecca, o i gusci dei molluschi, come cozze e vongole) e materiale più solido e assorbente come potature e sfalci. Importante è anche posizionare la compostiera nel punto giusto: né in ombra né troppo soleggiata. Ma, riuscendo, la soddisfazione è enorme e lo sforzo è ripagato con un abbattimento della parte variabile della tariffa in gran parte dei Comuni serviti. La compostiera è inoltre affidata dal gestore gratuitamente (nell’area di Alia ne sono state distribuite 15.000).

Progetti innovativi

Con il compost prodotto da Alia si stanno effettuando sperimentazioni in aziende vitivinicole toscane. Sono inoltre in progettazione impianti di digestione anaerobica, dove la frazione organica sarà miscelata a fanghi da essiccazione provenienti da impianti di depurazione delle acque, con l'obiettivo di produrre sia compost di qualità sia biogas per mezzi a metano.

Info www.aliaspa.it, nella “Guida al compostaggio domestico”, per richiedere la compostiera numero unico di Alia 800888333 (da rete fissa) o 199105105 (da rete mobile).

 

 

Colorati no

I tovaglioli di carta a causa dei coloranti potrebbero inquinare il compost, se non usati vanno nella carta, se sporchi nell’indifferenziato.

 

L'intervistata

Paola Sighinolfi, responsabile comunicazione di Alia

 

Video

Il compostaggio da RaiTv Geo del 25/1/16


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