Dal primo gennaio occorrono 25 euro per diventare socio di Unicoop Firenze, che saranno restituiti in caso di recesso

Scritto da Giuliano Vannini |    Gennaio 2004    |    Pag.

Direttore amministrativo Unicoop Firenze

Quota venticinque
Dal primo gennaio 2004
la quota sociale minima da sottoscrivere e versare per diventare soci della cooperativa è di 25 euro; questo è quanto dispone il nuovo codice civile. La disposizione è stata recepita dal consiglio d'amministrazione del 25 novembre 2003.
Fin dal 1992 la legge 59, che dettava "nuove norme in materia di società cooperative", determinava in lire 50.000 la quota minima che si doveva sottoscrivere per diventare soci di una cooperativa, ma precisava anche che erano dispensate da questa norma le cooperative già costituite prima dell'entrata in vigore della legge stessa; perciò in quel momento non aumentammo l'importo della quota sociale. Oggi questa dispensa non esiste più e quindi non possiamo che uniformarci a quello che dice il codice civile.
In ogni caso questa norma vale solamente per i nuovi soci; quelli che sono già soci o hanno presentato la loro domanda entro il 31 dicembre 2003 restano soci con la vecchia quota versata, senza necessità di integrazioni.
Potrebbe bastare così; anche perché è la legge che determina l'importo della quota sociale delle cooperative e la legge non si discute, si applica, ma vogliamo parlare un po' della quota sociale, del suo significato e della sua diversità da altre cose che possono sembrare simili, se non uguali.
Una prima ed importante differenza è che la quota sociale si paga una sola volta con la domanda a socio: non deve essere rinnovata di anno in anno ma vale per tutto il tempo che si rimane soci della cooperativa e viene restituita in caso di recesso.

Un contratto
La domanda che viene sottoscritta non è un semplice modulo contenente i dati anagrafici del richiedente. È un vero e proprio contratto con il quale chi vuole diventare socio acquisisce il diritto, ma anche il dovere, di contribuire alla sua gestione, al suo sviluppo, partecipando alla vita sociale della cooperativa attraverso le sezioni soci e le assemblee dove sono stabilite le scelte strategiche, ovvero quelle più importanti per la vita della cooperativa.
La domanda è esaminata dagli organismi della cooperativa ed il socio viene ammesso con delibera del consiglio di amministrazione, quindi non è una cosa automatica, ma vi è una vera e propria espressione di volontà delle parti, proprio come avviene in un contratto.
In pratica, essere soci di una cooperativa vuol dire essere "padroni" di una piccola parte, perché i soci sono tanti, di una grande società; con la sola limitazione che non potremo mai vendere il nostro pezzo di società ed intascare le eventuali plusvalenze, come si fa con le azioni in borsa, ma potremo riprendere solamente quanto abbiamo versato.
Questa è una e forse la più importante regola delle cooperative: il vantaggio per i soci non è nel far fruttare il capitale che vi investono come quota sociale, fra l'altro 25 euro sono pur sempre una cifra irrisoria se paragonata a quanto si deve sborsare per acquisire partecipazioni in società ordinarie, cioè non cooperative.
Il vantaggio sta invece nel servizio che la cooperativa dà costantemente al socio, la fidelizzazione, che permette di usufruire di premi e sconti in base agli acquisti effettuati, le offerte commerciali, le iniziative culturali e del tempo libero ad esso riservate, l'abbonamento all'Informatore, oltre alla partecipazione alla vita sociale della stessa cooperativa; in parole povere in cooperativa ogni socio è considerato nella sua qualità di persona e non un "pezzo di capitale" come nelle società ordinarie; lo dimostra il fatto che in cooperativa ogni socio ha diritto ad un voto indipendentemente dall'importo della sua quota sociale: ogni testa un voto (senza misurarne il portafoglio).

La responsabilità
Quando entriamo a far parte di una società ne diveniamo automaticamente responsabili; questo avviene anche per la cooperativa, ma la nostra responsabilità si ferma al valore di quanto versato. Nel nostro caso, nella peggiore delle ipotesi, potremmo perdere la quota sociale che abbiamo versato, ma in questo caso la cooperativa dovrebbe accumulare perdite superiori ai 700 milioni di euro (quasi 1.400 miliardi di lire), che sono le attuali riserve di bilancio della Unicoop Firenze. Oggi la responsabilità dei soci è limitata alla quota sociale per disposizione dello statuto sociale; domani lo sarà automaticamente per le disposizioni del codice civile: quindi i soci saranno, se è possibile, ancora più tutelati sotto questo punto di vista.

I frutti
La carta socio che viene rilasciata al momento dell'iscrizione nel libro soci non è solo un mezzo per raccogliere i punti "fedeltà" o, in molti casi, per pagare la spesa senza utilizzare il denaro contante, come possono essere le carte di altri operatori di commercio. La carta socio è un vero e proprio documento che certifica la qualità di socio, permette la partecipazione alle assemblee e a tutte le altre iniziative organizzate dalla cooperativa.
Il nuovo diritto societario farà assumere alla carta socio un valore ancora maggiore. Infatti da quest'anno le agevolazioni di carattere fiscale, anche se ormai in misura ridotta, saranno riservate solo a quelle cooperative che dimostreranno di svolgere la maggior parte della loro attività con i soli soci: nel nostro caso si tratta delle vendite, che devono essere effettuate per la maggior parte dai soci della cooperativa. Quindi se vogliamo continuare a far usufruire le agevolazioni alla cooperativa, che poi si traducono nella possibilità di tenere più bassi i prezzi, dovremo ricordarci sempre di fare la spesa facendo leggere alla cassa la nostra carta socio.
Otteniamo così almeno tre risultati: usufruiamo delle offerte riservate ai soli soci, accumuliamo punti di fidelizzazione, contribuiamo a tenere bassi i prezzi dei prodotti.

Se 500 vi sembran poche...
In maniera semplicistica si può affermare che tutto aumenta, e anche la quota sociale non sfugge a questa maledetta regola; ma i benefici che i soci ricevono tutti i giorni non sono neanche paragonabili a quanto devono sborsare una sola volta nella vita con la quota sociale.
Se poi consideriamo che negli anni Cinquanta la quota sociale era di 500 lire, e quale era il potere d'acquisto di quella cifra allora, possiamo notare che anche con l'aumento a 25 euro la quota sociale non si avvicina nemmeno lontanamente al sacrificio che i nostri genitori e nonni facevano a quei tempi. Sacrifici ben ripagati se ora noi, figli e nipoti di quei soci, possiamo contare su una realtà così importante, che abbiamo l'obbligo morale di far crescere e sviluppare per tramandarla ai nostri figli e nipoti.