Tra il 1848 e il 1867 l'eroe dei due mondi venne molte volte in Toscana. Un libro ne ripercorre le tappe, tra storia e curiosità

Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba, Garibaldi che comanda, che comanda i suoi solda'...

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Alzi la mano chi non conosce
questa filastrocca. Tutti l'abbiamo canticchiata, almeno una volta.
Quel che forse molti non sanno è che Garibaldi, davvero ferito (ad un piede, in realtà) sull'Aspromonte, fu trasportato in Toscana dai suoi fedelissimi e operato a Pisa da Ferdinando Zannetti, chirurgo fiorentino. Era il 23 novembre 1862.
L'operazione, data la popolarità di Garibaldi, ebbe una vasta risonanza in Italia e all'estero.
Ancora oggi la pallottola, estratta ben 28 giorni dopo il ferimento, fa bella mostra di sé al Museo del Risorgimento di Torino.

Non era la prima volta che Garibaldi soggiornava in Toscana e altre volte vi sarebbe tornato negli anni a venire. Molte targhe testimoniano il passaggio del popolare eroe tra il 1848 e il 1867, e ognuna racconta un pezzetto di storia che non è quella ufficiale, studiata sui libri di scuola.
Francesco Asso, ingegnere con la passione per le epigrafi, le ha censite tutte - ben duecentocinquantatre! - e ha costruito otto itinerari in luoghi della Toscana da riscoprire attraverso una chiave di lettura diversa.

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O Roma o morte

La storica frase viene pronunciata da Garibaldi il 22 ottobre 1867, in un discorso ai fiorentini (in piazza Santa Maria Novella una targa ricorda ancora l'evento). La conquista di Roma è un obiettivo - per altro mai raggiunto - che lo perseguiterà per tutta la vita.
E' in Toscana che, nell'estate del 1867, organizza il suo quartier generale. Ospite in due belle ville a Vinci - il Ferrale e villa Martelli, oggi di proprietà privata -, prepara la spedizione dell'Agro Romano, quella che avrebbe dovuto portare alla conquista dello Stato Pontificio e della sua capitale.
La campagna, durante la quale Garibaldi avanza verso Roma fino a vedere la cupola di San Pietro, si conclude il 3 novembre, con la battaglia di Mentana.
«Garibaldi si trattiene a Vinci per più di un mese, insieme ai figli Ricciotti e Menotti e a tutto il suo stato maggiore - racconta Francesco Asso -. Le famiglie di allora, pur non essendo "garibaldine" nel senso rivoluzionario del termine, se lo contendevano: ospitarlo era un grande onore».
Già nel 1849, anno dell'eroica difesa della repubblica romana, Garibaldi aveva attraversato la Toscana con Anita morente, in una fuga cominciata il 2 luglio da Roma e terminata a Cala Martina, nel golfo di Follonica, il 2 settembre.

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Verso il mare

L'arrivo a Cala Martina è lungo e tormentato. L'itinerario parte da Prato e arriva a Poggibonsi, dove Garibaldi, insieme al maggiore Leggero, compagno fidato, si ferma per cambiare mezzo di trasporto e rifocillarsi; prosegue per Colle di Val d'Elsa, Volterra, tocca Le Saline e arriva a Pomarance. L'ultima tappa verso "il mare liberatore" è a Palazzo Guelfi, una delle "case di posta" volute dai Lorena ai tempi della bonifica della Maremma.
Il palazzo esiste ancora oggi, si trova al km 224 della statale 1, l'Aurelia, nei pressi di Scarlino, e conserva l'aspetto di quando ospitò Garibaldi (oggi è un'azienda agricola). Sulla facciata, sopra la porta di ingresso, un'epigrafe ricorda che "ovunque cercato a morte Giuseppe Garibaldi la notte dall'1 al 2 settembre 1849 sotto questo tetto ospitale di Angiolo Guelfi poche ore posò". Al primo piano c'è la camera, piena di ricordi e di cimeli, dove Garibaldi riposò.
Da casa Guelfi incomincia l'ultima e forse più pericolosa parte della fuga per raggiungere il mare: «alle cinque del mattino del 2 settembre Garibaldi pedestre e scorto da un compagno solo (il Leggero), guidati da un manipolo di patrioti locali, partirono, e per la campagna e per la macchia, dopo aver attraversato la strada delle Collacchie e quella delle Costiere, raggiunsero la costa a Cala Martina. Alle 10 di mattina salirono a bordo di una barca da esca, che il 5 settembre approdò nel golfo della Spezia».

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Negli anni successivi
Garibaldi tornò altre volte in Toscana.
L'ultima il 4 novembre 1867, dopo la sconfitta di Mentana.
Fu arrestato alla stazione ferroviaria di Figline Valdarno e imprigionato a Caprera. Tornò libero, e viaggiò ancora.
Ma la Toscana non lo vide mai più.


Francesco Asso, Itinerari garibaldini in Toscana e dintorni 1848-1867, edizione a cura della Regione Toscana.

CALA MARTINA
Tra storia e natura Cala Martina si raggiunge a piedi, lasciando la macchina al parcheggio di Cala Felice (da Scarlino seguire la strada che costeggia il nuovo molo turistico).
Lungo il sentiero, in mezzo alla macchia mediterranea, la vista si apre sul golfo di Follonica, sull'isola d'Elba e sulla zona costiera di Piombino.
Occorre meno di un'ora di cammino, circa tre chilometri e mezzo, per giungere a Cala Martina e poco più di un'ora, circa 4 chilometri e mezzo, per raggiungere il bianco - e ben più famoso - arenile di Cala Violina.