Intervista a Elio Fiorucci, stilista e animatore del mondo della moda degli anni ’70

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto di S. Amodio

Per generazioni il negozio Fiorucci di San Babila è stato un punto di riferimento per persone di diversa estrazione sociale, culturale e politica. Entrare in quel negozio negli anni ’70 era come entrare nel paese delle meraviglie per scoprire le novità e le tendenze che arrivavano da tutto il mondo. Sì, perché Fiorucci è sempre stato avanti. È stato proprio lui a organizzare l’opening dello Studio 54 a New York, il noto locale frequentato da Madonna, Truman Capote, Keith Haring, Elizabeth Taylor, Liza Minnelli, John Travolta, Michael Jackson, Elton John, Michail Baryšnikov e molti altri.

Ed è stato ancora lui a portare per la prima volta in Italia, nel 1984, Keith Haring, che per due giorni si è chiuso nel suo negozio, dando vita a una perfomance indimenticabile, disegnando muri e arredamenti davanti al pubblico. E sempre lui ha inventato i jeans dal taglio più femminile che evidenziavano le forme e che ogni donna voleva indossare. Per questo è stato un grande onore per me conoscere Elio Fiorucci e poter ascoltare i suoi racconti nello studio milanese.

Dalle pantofole ai jeans

Ci vorrebbe un’enciclopedia per raccontare tutto quello che è riuscito a fare quest’uomo, che ha iniziato prestissimo a lavorare perché non aveva voglia di studiare…

Foto di S. Amodio

«Sono il penultimo di cinque fratelli; loro erano quelli bravi, quelli che da scuola portavano i voti migliori. Io scaldavo il banco, mi annoiavo. Così a 17 anni mio padre mi ha messo a lavorare nel suo negozio di pantofole».

Quello che mi ha colpito di Elio Fiorucci è stata l’umiltà con cui mi ha accolto e mi ha raccontato alcuni ricordi d’infanzia. «Vivevamo in campagna – continua lo stilista - e mio padre era un grande amante degli animali, mi faceva osservare la dedizione degli uccellini che costruivano il nido e si prendevano cura dei loro piccolini». Mi torna in mente che da bambina custodivo gelosamente un adesivo contro la caccia che proprio lui aveva realizzato e diffuso insieme al partito radicale.

Tutto il suo percorso è stato caratterizzato dall’amore per gli animali e la natura, e il suo impegno oggi è attivo più che mai. Lo stilista-filosofo ha partecipato anche alla campagna “Alimenta l’amore”, promossa da Coop a Milano in collaborazione con il Comune, che prevede una raccolta permanente nei punti vendita della città di cibo per cani e gatti che viene poi distribuito a chi ha bisogno.

Il mondo magico degli animali

«Gli animali vivono in un mondo parallelo che spesso si sovrappone al nostro – ci spiega Fiorucci -. È un incontro che cambia la vita, rendendola a volte magica. La convivenza con un cane o un gatto allevia solitudini e a volte innesca anche dei meccanismi che portano a vere e proprie prese di coscienza».

E a proposito dei cani anziani che ho fotografato al Parco Canile di Milano osserva che «tutti hanno mantenuto intatta una piccola luce di speranza in fondo agli occhi che li fa sognare che un giorno potranno accoccolarsi su qualche divano in qualche salotto chissà dove, avranno una branda tutta per sé e del cibo buono e dell’amore e delle voci intorno e un nome e una voce che li farà voltare, correre, che li farà sentire a casa, amati, riconosciuti.

Apparterranno finalmente a qualcuno, forse di nuovo, forse per la prima volta. Penso che questi cani siano il simbolo di tutti gli animali invisibili e dimenticati che soffrono a causa di quella zona d’ombra della nostra coscienza che non si vuole risvegliare».

«Il ruolo degli animali nella nostra società è complesso - afferma Fiorucci - faccio uno dei tanti esempi che mi vengono in mente. Si dice crudelmente che dei maiali non si butta via niente. Non voglio essere frainteso, ognuno è libero di scegliere che cosa mangiare, anche se personalmente ho deciso di essere vegetariano e non escludo che in futuro potrei diventare anche vegano. Penso però che sia importante avere sempre rispetto sia degli animali sia della natura che ci circonda, al di là dei nostri regimi alimentari, anzi, proprio in virtù dei nostri regimi alimentari.

Foto di S. Amodio

Di cui dobbiamo sempre controllare l’origine. Oltre a essere un discorso etico è un discorso importante per la nostra salute e per quella del pianeta che sono strettamente correlate (dovremmo ricordarcelo, ogni tanto!). La stessa cosa vale naturalmente per le galline, i conigli, le mucche ecc. ecc., e sono davvero molto contento che alcune catene di negozi e di supermercati abbiano deciso da tempo di impegnarsi sul fronte della tutela degli animali, controllando direttamente le filiere da cui provengono i prodotti che commercializzano».  

Elio Fiorucci è amato più che mai, soprattutto dai giovani che lo seguono con molta attenzione. Il Comune di Milano l’ha nominato, per il suo impegno, ambasciatore per l’Expo, il cui tema è “Nutrire il Pianeta”. Ma lui ci ricorda che «non è di solo cibo che viviamo, ci nutriamo anche di sguardi, di gesti, di profumi, sorrisi, arte, musica e amore. Siamo corpo e anima, cuore e cervello». Grazie, Elio!