Comparse prima dei dinosauri, rischiano l'estinzione

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2009    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Le tartarughe, con la loro faccia spigolosa ma simpatica che sembra quasi sorridere, e la loro andatura un po' goffa ci fanno pensare istintivamente alla preistoria. Un ricordo atavico che ha il suo perché. Le tartarughe marine, tanto per fare un esempio, vagabondano nei nostri mari da oltre cento milioni di anni, che tradotto in una immagine più comprensibile significa che hanno visto comparire e scomparire i dinosauri!

Anche Charles Darwin rimase affascinato da questi animali quando, nel settembre del 1835, approdò all'arcipelago delle Galapagos. L'incontro con le tartarughe giganti e con altre specie animali originarie delle varie isole, contribuì alla formulazione della sua teoria dell'evoluzione.

Carne per pirati

Un esemplare adulto pesa fino a 200 chilogrammi e misura oltre un metro. Possono vivere anche 200 anni e raggiungono la maturità sessuale a 20. Le uova deposte, circa una quindicina, si schiudono solo dopo cinque mesi, ma dei piccolini nati ne sopravvivono pochissimi. Un adulto può stare senza cibo né acqua per molti mesi.

Paradossalmente è stata proprio questa straordinaria capacità di adattamento a portarle all'estinzione. Pirati e balenieri, infatti, facevano "scorte" di questi animali, assicurandosi così carne fresca durante i lunghi viaggi. Tra il XVIII e il XIX secolo sono stati sacrificati a questo scopo circa 200.000 individui. Una perdita enorme per l'ecosistema.

Di 15 sottospecie ne rimangono solo 11 e su alcune isole, Floreana e Fernandina, sono completamente estinte. Anche alcuni animali, introdotti solo successivamente, come topi, cani e gatti rappresentano un pericolo perché non essendo originari dell'isola interferiscono negli equilibri naturali.

I roditori, per esempio, si cibano delle uova. Un vulcano presente nell'isola maggiore, Isabela, dallo scorso ottobre si è risvegliato dopo 19 anni d'inattività, minacciando la sopravvivenza delle tartarughe che ci abitano.

Tartarughe per caso

Claudio Ciofi, ricercatore presso lUniversità di Firenze, fa parte di un gruppo di studiosi della Yale University che sta cercando, attraverso una mappatura genetica, di classificare tutte la varie specie e sottospecie presenti nell'arcipelago.

«Utilizzare la genetica serve a ricostruire la storia evolutiva di una specie - spiega Ciofi -. Attraverso il confronto tra il corredo genetico delle tartarughe delle Galápagos e quello delle tartarughe del Sudamerica si riesce a capire da dove proviene lantenato che per primo ha colonizzato l'arcipelago».

Le isole hanno un'origine vulcanica, questo significa che quando si sono formate nel corso di circa 3 milioni di anni, erano prive di abitanti. È stata la casualità che piano piano ha introdotto la fauna e la flora sulle isole. Alcune tartarughe, per esempio, potrebbero essere cadute in acqua accidentalmente e trasportate dalla corrente su altre isole. Dunque le tartarughe del Sudamerica e quelle delle Galápagos hanno un antenato comune, ma una volta raggiunto un altro territorio, distante e molto differente, ogni specie ha fatto "la propria strada", ovvero, ha preso linee evolutive diverse dando luogo a nuove sottospecie.

«La genetica aiuta a comprendere anche quale popolazione di tartarughe è più antica, quindi quali sono state le isole colonizzate per prime».

Riportare in vita le specie estinte

Verosimilmente anche i pirati e i balenieri hanno fatto la loro parte gettando a mare il cibo in eccesso... le tartarughe. Galleggiando, sono state spinte dalla corrente verso altre isole portando con sé un patrimonio genetico differente da quello degli individui già presenti.

Scopo del gruppo di studio è quello di mettere un po' di ordine in questo mescolamento genetico per capire chi viene da dove e piazzarlo nel posto giusto. A causa dell'intervento dell'uomo varie linee genetiche si sono estinte. Su alcune isole, addirittura, non ci sono più tartarughe, in altre ne sopravvivono pochi esemplari.

«Per questa ragione - spiega Ciofi - il Parco nazionale delle Galápagos sta cercando di riprodurle in cattività, secondo un criterio preciso, per poi liberarle esattamente dove i genitori erano in origine».

Sull'isola di Floreana, per esempio, una specie si è completamente estinta e il gruppo di Yale sta cercando di "riportarla in vita".

«Si tratta di un percorso molto interessante - sottolinea il ricercatore - dove bisogna conoscere prima di tutto la struttura genetica di quella originaria. Questo è stato possibile grazie a dei reperti ossei, conservati nel Museo di zoologia comparata di Harvard, che appartenevano appunto alla specie in questione. Comparando questi risultati con quelli raccolti sul campo è possibile individuare i soggetti più affini».

Giorgio mette famiglia

Poiché le testuggini vivono fino a 200 anni è probabile che una tartaruga anziana, tutt'ora in vita, sia il frutto di un'unione con un individuo estinto e che ne conservi le tracce nel suo dna.
Facendo quindi incroci mirati è possibile far nascere dei piccoli che sono quasi identici, geneticamente parlando, alla specie che non esiste più. «In questo caso è molto chiara l'importanza che possono avere i reperti ossei e la loro buona conservazione», sottolinea Claudio Ciofi.

Nell'isola di Pinta, fino a poco tempo fa sopravviveva un unico individuo, soprannominato Giorgio il solitario, perché tutti gli altri erano stati sterminati. Giorgio è stato prelevato e portato al centro di studio di Darwin nell'isola di Santa Cruz, dove avvengono gli accoppiamenti mirati.

Qui verrà scelta per lui una femmina il più possibile compatibile geneticamente; le affinità di altro tipo in questo caso non contano. Con lei finalmente, dopo decenni d'astinenza, darà il suo contributo affinché decine di tartarughine, con tutti i geni a posto, vengano alla luce. La famigliola così composta verrà riportata nell'isola con la speranza che i suoi membri siano tutti molto prolifici.

www.yale.edu/caccone/ecosave/index.html

 


Foto di Silvia Amodio

 


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