Nonostante il clima pazzo, le aspettative sulla produzione sono positive

Scritto da Andrea Schillaci |    Giugno 2018    |    Pag. 12

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

Apicoltura

«Se non vogliamo arrivare all’estremo di alcune zone della Cina dove è l’uomo che con pazienza impollina le piante per la totale assenza di api, dobbiamo agire subito per tutelare la nostra biodiversità». A lanciare l’allarme è Marco Vangelisti, titolare di una importante azienda toscana nata nel 1929 con sede a Stia. «La nostra regione, per fortuna - continua -, è molto attenta all’ambiente e i consumatori lo sono altrettanto verso la qualità. Per questo bisogna intervenire per regolare l’uso degli agrifarmaci e auspico presto un accordo fra agricoltori e apicoltori che permetta di migliorare la situazione e di aumentare la produzione di miele». Un’esigenza tanto più necessaria dopo l'ultima annata, particolarmente negativa per le produzioni agricole e nello specifico per la produzione di miele. Colpa della prolungata siccità, registrata fin dall'inverno 2016-2017, e dei cambiamenti climatici che, in maniera sempre più evidente, hanno un impatto negativo sulle api e sugli alveari. Per questo la Regione Toscana ha approvato alla fine di aprile una proposta di legge i cui capisaldi sono: semplificare le pratiche amministrative per iniziare l'attività di apicoltura; delimitare la soglia di autoconsumo; garantire una maggiore tutela delle api, presenza fondamentale per l'equilibrio dell'ecosistema. Ed ha messo a disposizione oltre 400.000 euro per assistenza alle aziende e contributi per nuove attrezzature, in particolare per favorire la razionalizzazione dell'esercizio del nomadismo.

Il ruolo degli apicoltori

«Se il patrimonio apistico è salvo lo si deve ai tanti apicoltori e al loro impegno», ha ricordato recentemente Alberto Fatticcioni, vicepresidente dell’Arpat, l’associazione regionale dei produttori apistici, parlando dei danni provocati dal clima ma anche dall’uso dei diserbanti sui prati fioriti, che ha come conseguenze anche la morte delle api. La Toscana si conferma, comunque, regione ad alta vocazione per l'apicoltura: sulla base dei dati dell'anagrafe apistica nazionale, nel censimento 2017 risulta che 3050 apicoltori hanno dichiarato 93.524 alveari, ovvero hanno prodotto miele. Infatti, gli apicoltori registrati all'anagrafe apistica toscana sono 4732, ma non è detto che ciascuno di essi, ogni anno, si iscriva al censimento nazionale, obbligatorio solo in caso di produzione di miele. Gli alveari presenti nel territorio toscano sono per il 59% nomadi (cioè si spostano in funzione dell'andamento stagionale delle fioriture), per il 21% stanziali e per il 20% sono alveari per autoconsumo (produzione per uso personale o hobby, ma non per la vendita a terzi). Le province con più alta presenza di alveari sono Lucca, con il 18%, seguita da Firenze con il 16% e Arezzo (13%). Nel 2017 la produzione nazionale di miele è stata di 14.500 tonnellate, con una diminuzione pressoché costante dal 2011, quando furono 21.000 (soltanto nel 2015 vi è stato un picco di 23.000 tonnellate). Il miele prodotto in Toscana risulta l'8% della produzione nazionale (circa 1137 tonnellate). Negli ultimi anni, poi, gli apicoltori hanno dovuto fare i conti con un altro fenomeno: i furti di alveari, che si intensificano principalmente nel periodo primaverile. La ridotta produzione di miele delle ultime stagioni, insieme alla mortalità di alveari, hanno fatto crescere il valore delle famiglie di api, rendendole ancor più appetibili.

Miele mille usi

«Grazie al clima mediterraneo - aggiunge Marco Vangelisti - nella nostra regione si producono vari tipi di miele: all’Elba c’è quello di rosmarino, nella zona di Camaldoli quello di melata di abete, solo per fare due esempi. Ma le preferenze dei consumatori vanno generalmente verso quelli “chiari”, millefiori e acacia principalmente, anche se c’è una riscoperta di altri come castagno o arancio, per usi diversi. È importante ribadire, comunque, che il miele è un alimento con proprietà salutistiche, non un farmaco, che fa bene a tutti, dai bambini agli sportivi agli anziani, oltretutto dall’organismo assimilato più facilmente dello zucchero». Anche quest’anno l’appuntamento principale della Toscana per tutti gli appassionati di apicoltura, la “Settimana del miele”, si svolgerà a Montalcino dal 7 al 9 settembre. Ci saranno, oltre agli stand della mostra-mercato, degustazioni, visite guidate nelle aziende apistiche, corsi di apicoltura, convegni e un concorso per definire i migliori mieli di produzione nazionale e internazionale.

Info www.arpat.info

 

Video

Il fiore salva api da Tg2 del 17/6/16


Notizie correlate

Api solitarie

Infaticabili impollinatrici, possono affiancare le api mellifere per le coltivazioni agricole


Vita da api

Uno spettacolo con Daniela Morozzi dedicato a questi operosi insetti