Dagli anni ‘80 a oggi tra gioco e sport

Scritto da Silvia Ferretti |    Luglio 2011    |    Pag.



Pensavo fosse un gioco sopravvissuto solo nel ricordo di noi ultraquarantenni
, ormai più vicini ai 50 che ai 40. E invece il frisbee esiste ancora, ed è pure molto richiesto. In questo periodo nei negozi di giocattoli è esposto sugli scaffali in bella vista, impossibile non notarlo nella sua versione da spiaggia, coloratissima. «Lo acquistano persone di tutte le età, genitori per giocare con i propri figli, adolescenti per divertirsi con gli amici. Ma c'è anche chi si diverte ad insegnare al proprio cane a saltare e ad afferrarlo con la bocca al volo». Proprio come sulle spiagge della California, penso. E in effetti il frisbee arriva dagli Stati Uniti. Guardo il prezzo: 1 euro. In fondo è soltanto un pezzo di plastica, ma rimango comunque sorpresa. «Ci sono anche altre versioni - continua la commessa - tutte però a buon prezzo, la più cara costa 5 euro. È anche per questo che il frisbee non è passato mai di moda». Il massimo della popolarità però lo raggiunse tra la fine degli anni '70 e gli anni '80. Insieme ai teli da mare, alle creme solari e alla radio - non l'ipod con le cuffiette, ma quella grande, con le casse che rimbombavano, quando si alzava il volume al massimo - un posto per il frisbee si trovava sempre. Andavamo alle spiagge bianche, a Rosignano Solvay, dalla mattina alla sera. Tornavamo ustionati, le creme solari in fondo alla borsa, inutili, perché faceva fatica spalmarsele e ancora non si sapeva niente del buco dell'ozono e dei raggi UV. Passavamo ore a lanciarci il frisbee, maschi e femmine, tutti alla pari: certo, qualcuno era più bravo, ma anche se un po' traballante il disco comunque volava, e nessuno faceva mai una brutta figura.

Dagli Usa a Scandicci
All'inizio furono teglie di plastica per torte confezionate dalla pasticceria "Frisbie Pie Co". Era la fine degli anni Quaranta, riforniva di crostate le mense scolastiche del New England. "Spolverate" le torte, gli studenti si divertivano a lanciarsi in cortile le teglie che con una giusta rotazione volavano più o meno lontano. Furono tre ragazzi ad avere l'idea di migliorare queste prestazioni. Dopo numerosi esperimenti, riuscirono ad ottenere un disco di plastica aerodinamico, dal bordo arrotondato, perché volasse con più facilità e potesse essere preso senza farsi male alle mani. Il "disco di Pluto", questo il primo nome del frisbee, fu messo in vendita nel 1948. Uno dei tre ragazzi, Walter Morrison, riuscì a convincere un'azienda a produrlo in serie. Era il 1957. Da allora il frisbee è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, con oltre 200 milioni di pezzi venduti in tutto il mondo.
In Italia il frisbee è arrivato nei primi anni '70. A diffonderne la cultura come attrezzo sportivo fu Valentino De Chiara, campione di freestyle, il frisbee acrobatico. Quasi contemporaneamente in Toscana nasceva il Frisbee club Scandicci, a fondarlo un giovane fiorentino, Francesco Ruocco, il primo medico sportivo della Nazionale italiana di frisbee, nata una decina di anni dopo. Oggi Ruocco, specialista in anestesia, riabilitazione, medicina subacquea e sportiva, è direttore della Camera iperbarica dell'ospedale fiorentino di Careggi.

Sport per tutti
Il frisbee è anche una disciplina sportiva. In Toscana sta avendo un discreto successo l'ultimate, sport di squadra di cui esiste anche una versione su spiaggia (beach ultimate). «È uno sport adatto a tutti e per tutte le età - spiega Paul Bernier, campione di ultimate, belga di nascita ma toscano di adozione -. Si può cominciare a lanciare da bambini e non smettere più... Si gioca su erba e su sabbia, rispettivamente con 7 e 5 giocatori, ed è l'unico sport a squadre miste, uomini e donne fianco a fianco, alla pari». C'è un'altra particolarità che rende questo sport davvero unico: nelle gare di ultimate l'arbitro non esiste. «In pratica ogni giocatore è arbitro per se stesso e per gli altri - continua Paul -. Ognuno si impegna a rispettare le regole del gioco, e contemporaneamente tutti hanno il potere di chiamare le infrazioni proprie ed altrui: per questo la fiducia nel proprio avversario è grande». Le risse non esistono: le contese vengono risolte sul campo dai giocatori secondo quello che viene definito "spirit of the game" (spirito del gioco). Alla fine del torneo le squadre che hanno dimostrato maggior "fair play" vengono premiate. «Quel che conta è non perdere mai il piacere di giocare», sorride Paul. In questi tempi di agonismo esasperato non è poco.

Qualche curiosità
Negli ultimi anni l'ultimate ha visto crescere in maniera esponenziale le adesioni: in Toscana ci sono due importanti squadre, a Viareggio e a Prato-Firenze, campione d'Italia 2009. Per conoscere le dieci regole da seguire in campo: www.fifd.it
Il nome frisbee è un marchio registrato dalla Wham-O, la prima azienda che lo ha prodotto in serie acquisendone i diritti. Il nome è un omaggio del suo inventore, Walter Morrison, alla pasticceria che ne ispirò il prototipo.

L'intervistato è Paul Bernier, campione di Ultimate e fondatore della squadra di Prato-Firenze i "Flying Bisc", i "bischeri volanti", vicepresidente Tuscan Ultimate


Burla beach cup
Torneo di frisbee su sabbia
A settembre oltre mille ragazzi e ragazze di tutto il mondo si ritroveranno a Torre del Lago Puccini (Lucca) per partecipare al "Burla beach cup", il torneo internazionale di beach ultimate, la versione su sabbia di frisbee a squadre. L'appuntamento è da venerdì 16 a domenica 18 settembre alla spiaggia delle Cooperative in viale Europa (bagni Le Dune, Misericordia e Croce Verde).
Tre giornate di sole, sport e mare, per assistere a gare spettacolari e saperne di più su questa disciplina. La Fifd (Federazione italiana flying disc) sarà presente con un gazebo, e uno staff di istruttori federali sarà a disposizione per insegnare le tecniche di lancio e altre prove gratuite.
Info: Paul Bernier 3454975071, burladisc@yahoo.it; www.tuscanultimate.com