Il livello troppo alto di rumore mette a serio rischio di sordità; in crescita i problemi uditivi in Italia, in particolare per i giovani

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Le stime dicono che dai 50 ai 100 milioni di persone ascoltano musica in cuffia ad alto volume ed il 5-10% di questi rischia di contrarre sordità. Risultati confermati da uno studio condotto dall'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat), dal quale si desume che "la musica, anche se soggettivamente gradevole, può essere causa di eventi dannosi quando il livello acustico a cui si è esposti è eccessivo".

Dati preoccupanti, visto che, secondo la fonte, nel nostro Paese il 12% della popolazione ha problemi uditivi con un incremento medio annuo del 5% che interessa prevalentemente i giovani, i quali nel 2010 saranno il 27% contro il 22% di soggetti con gli stessi problemi dovuti all'invecchiamento.

 

Effetto traumatico

«Fino a un secolo fa la sordità da trauma acustico era limitata solo ad alcune attività lavorative - spiega il dottor Nicola Pierossi, responsabile del Servizio di otorinolaringoiatria pediatrica dell'Azienda Meyer - dovute all'uso di nuove tecnologie. Che, se da un lato hanno portato vantaggi per la produzione, hanno anche causato nuove malattie professionali».

Già da anni, però, sembra che la sordità da trauma acustico stia diventando un optional "da tempo libero" soprattutto nei giovani.

«Purtroppo è una realtà, - prosegue Pierossi - i ragazzi cominciano ad accusare sempre più precocemente deficit uditivi da quando la discoteca fa parte delle mete di svago maggiormente frequentate e da quando questi locali hanno iniziato ad equipaggiarsi con amplificatori di estrema potenza. L'elevata intensità della musica, associata all'alcool e alle droghe, provoca un forte ottundimento ricercato spesso dai ragazzi con i tristi risultati che ci racconta la cronaca».

 

Dentro l'orecchio

Ma cosa succede all'interno del nostro orecchio quando il rumore diventa assordante e qual'è il reale meccanismo che porta a sentire di meno?

«All'interno della "chiocciola" - spiega lo specialista - parte importante dell'orecchio interno, esistono delle cellule che hanno la funzione di proteggere il nervo acustico. I suoni ad alta intensità possono provocare veri e propri traumi meccanici, compromettendo, anche in maniera molto seria, questo nostro piccolo/grande apparato difensivo. L'effetto traumatico, infatti, determina sofferenza spesso fino a morte cellulare con conseguente incapacità a generare impulsi elettrici elaborati come suoni, e la probabilità di incorrere in un persistente e fastidioso rumore, spesso irreversibile detto acufene».

 

I rumori vuoti dell'adolescenza

Ma perché i nostri ragazzi hanno bisogno di frastuoni anche se vanno a correre in un parco dove i rumori potrebbero essere più lievi come, per esempio, il fruscio degli alberi od il cinguettio dei passerotti?

Sentiamo il parere di Barbara Mezzani, psichiatra: «Il mondo interno di ogni soggetto, soprattutto di un giovane, è molto complesso e una delle emozioni più difficili da tollerare è proprio quella del vuoto interiore. È quindi verosimile che il rumore venga utilizzato per "colmare" spazi inesplorati. Il rumore delle nostre vite è un modo per non ascoltarsi, per non soffermarsi su ciò che accade dentro di noi. È proprio da questa difficoltà nel percepire le proprie emozioni che i giovani passano direttamente dal "vuoto riempito" a comportamenti per loro distruttivi (alterazioni del comportamento alimentare, abuso di sostanze...)».

 

Fermarsi ad ascoltare

La maggior parte delle esperienze adolescenziali trasgressive o comunque ai limiti di quello che viene definito un comportamento normale, è dovuta al tentativo di soffocare questa pervasiva ed angosciante sensazione di vuoto.

«Sembra sempre più difficile prendere coscienza di ciò che la persona sperimenta al suo interno, - afferma la psichiatra - dei propri vissuti negativi ma anche di quelli positivi, e risulta più facile soffocare tutto con lo stordimento del rumore. La prevenzione del disagio giovanile viene attuata attraverso l'acquisizione di strumenti volti a riconoscere e gestire le sensazioni e gli stati d'animo del proprio mondo interiore». Il rapporto con i genitori è infatti spesso caratterizzato da una comunicazione deficitaria. I genitori dovrebbero "ascoltare", prima di tutto se stessi: ascoltarsi, fermarsi. «Fare loro stessi silenzio nella loro vita e percepire i segnali inviati dai figli anche sotto forma di suoni, rumori, comportamenti... È ancora attuale ciò che diceva Kierkegaard nella prima metà del XIX secolo: "L'odierno stato del mondo, l'intera vita è malata. Se fossi medico e uno mi domandasse un consiglio, risponderei: crea il silenzio, porta l'uomo al silenzio"».

 

Musica sì, rumore no

Ma qual è il modo corretto per sentire musica senza farsi del male?

Il danno può essere direttamente proporzionale all'intensità del rumore e al tempo di esposizione. Per una durata inferiore ad un'ora l'udito si affatica, ma progressivamente si ha un ritorno ad una normale funzione.

Il riposo deve essere sufficientemente lungo (diverse ore), perché potrebbe instaurarsi una lesione irreversibile. Si deve evitare l'uso prolungato di telefoni cellulari e di lettori di file musicali (i Pod e lettori Mp3).

Infine insegniamo ai nostri figli a conoscere le conseguenze che il rumore può avere sull'udito educandoli ad un uso moderato di queste nuove tecnologie

 

L'intuizione di sua eminenza

«Com'è bello e com'è facile comunicare, quando si ha davvero qualcosa dentro»! Questo non è frutto della mia vigna, ma di uno splendido libro di Carlo Maria Martini Dialogo con la televisione, all'interno del quale si parla oltre che di "frastuoni", anche del silenzio, quello della riflessione, che ci aiuta a comprendere gli altri ma sopratutto noi stessi. Io ho avuto la fortuna di conoscere sua eminenza.

Ero alle prime armi della mia professione e in una conferenza stampa, dove c'erano tanti giornalisti importanti, forse intuendo silenziosamente la mia paura, mi fece cenno di avvicinarmi. Non ricordo più che domanda gli feci, so solo, che essendo l'ultima tra gli ultimi mi fece sentire la prima. E questo, non è un racconto da "Libro Cuore", ma di vita vera!

 


Disegno di Contemori

 


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