Una patologia che interessa oltre 15 milioni di persone nel nostro paese, ma il 50% lo ignora

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2013    |    Pag. 46

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Se viaggiando sull’autostrada, ci capita di trovare delle code per “lavori in corso” e, magari, vediamo degli operai che battono sull’asfalto con martelli pneumatici, talvolta ci inquietiamo per l’attesa, non pensando al lavoro faticoso di queste persone.

Eppure è lo stesso sforzo che fanno le arterie (preposte ad inviare ossigeno al nostro organismo) quando, anche inconsapevolmente siamo ipertesi. Ma perché inconsapevolmente?

«Perché sugli oltre 15 milioni di pazienti nel nostro Paese dichiaratamente sofferenti di questa patologia circa il 50% lo ignora, in quanto il sintomo non è evidente», spiega il dottor Andrea Ungar, responsabile del Centro di riferimento regionale per l’ipertensione arteriosa dell’anziano della Cardiologia e medicina geriatrica dell’Università di Firenze. Eppure il problema è serio: l’ipertensione arteriosa infatti aumenta notevolmente il rischio di infarto o ictus.

Quando però questo problema viene scoperto, esistono molti farmaci idonei per controllarlo e ridurne le possibili complicazioni. Ma quali sono i farmaci antiipertensivi? E chi è in cura, ottiene sempre gli stessi risultati? E sennò, quanto dipende dal paziente?

«Esistono molte classi di antiipertensivi - spiega Ungar - tutti molto efficaci e spesso ben tollerati dal paziente. È importante, però, che i farmaci siano assunti in maniera corretta e con regolarità. Per questo motivo la ricerca scientifica ha sviluppato medicinali sempre meglio tollerati e soprattutto con una lunga durata d’azione, al fine di essere assunti una sola volta al giorno».

Dunque il più grande problema sembra essere la corretta assunzione dei medicamenti. Si stima, infatti, che oltre il 50% dei pazienti non segua in maniera adeguata le prescrizioni nell’arco dell’anno.

Ma ogni quanto bisogna controllarsi? «Una delle migliori tecniche di misurazione della pressione - prosegue Ungar - è l’automisurazione domiciliare con apparecchi automatici (preferibilmente al braccio e non al polso).

Questa dovrebbe essere eseguita due volte alla settimana, la mattina e la sera dello stesso giorno, eseguendo due rilevazioni a distanza di tre minuti e annotando il secondo valore su un diario che poi potrà essere letto e valutato dal medico».

Andrea ungar È bene ricordare che non esiste un valore di riferimento assoluto, perché i 140 di massima e i 90 di minima dovrebbero essere più bassi quando esistono fattori di rischio, come colesterolo alto, obesità, diabete mellito e fumo.

«La cosa importante - puntualizza il nostro esperto - è che il paziente non modifichi mai la terapia di sua iniziativa, ma esclusivamente su consiglio del medico curante.

Deve essere molto chiaro che la pressione arteriosa è un parametro estremamente variabile, perché nell’arco di pochi minuti (vedi stress) può variare anche di molti millimetri di mercurio mentre, come detto in precedenza, i farmaci antiipertensivi hanno una durata di molte ore. Non si deve quindi decidere la terapia giornaliera sulla base di una sola misurazione».

Secondo le statistiche, solo il 10% di pazienti ipertesi è resistente ai medicinali. Ultimamente si sente parlare di denervazione renale. Cosa ne pensa? «Si definisce “iperteso resistente” - ci dice Ungar - quel soggetto che ha valori pressori elevati malgrado tre farmaci, uno dei quali deve essere un diuretico a dose piena.

La prima cosa da fare in caso di sospetta “ipertensione resistente” è assicurarsi che la terapia venga assunta correttamente. Il secondo scalino riguarda la ricerca di forme rare di ipertensione secondaria, per lo più legata a problematiche renali od ormonali.

Una volta escluso tutto questo, possiamo parlare di “ipertensione resistente”. Per questi pazienti oggi si stanno affacciando alcune tecniche nuove, come la denervazione renale, che è una metodica invasiva, ma ben tollerata dal malato, e che pare essere in grado di ridurre la pressione arteriosa in questi casi “complessi”.

Tale tecnica nel 2013 dovrebbe iniziare anche a Firenze, presso il nostro Centro dell’Azienda ospedaliero universitaria Careggi».

Stile di vita ed alimentazione

Se sei iperteso:

  1.   Controlla il tuo peso
  2.  Cammina almeno 4 volte la settimana a passo sostenuto per 40minuti
  3. Riduci l’introito di sale con la dieta
  4. Riduci l’apporto di grassi

Consigli comportamentali per una alimentazione corretta

  1. Mangia seduto con piatto e posate
  2. Appoggia le posate ogni tre bocconi
  3. Mastica a lungo prima di deglutire
  4. Fai una pausa a metà pietanza
  5. Alzati da tavola appena finito dimangiare
  6. Riduci la quantità degli alimenti, manon escludere quelli preferiti
  7. Non lasciare il piatto di portata in tavola
  8. Leva dalla tavola immediatamente gliavanzi

Contenuto di sale negli alimenti

La dose giornaliera di sale raccomandata è di 6 grammi; questa comprende sia il sale che aggiungiamo per cucinare o condire gli alimenti, sia quello contenuto negli alimenti stessi.

Ma non tutti gli alimenti hanno lo stesso contenuto di sale; ve ne sono alcuni che ne contengono molto di più degli altri e che devono essere usati con molta moderazione, quando si debba ridurre l’assunzione di questo elemento.

Vediamo dunque quanti grammi di sale contengono 100 grammi di cibi “rischiosi”. Cominciando con i formaggi: il grana ne contiene 0,7; il provolone 0,8; la feta 1,5 ed il pecorino 1,8. Passando agli affettati la bresaola ne ha 1,6; la coppa 1,8; i vari tipi di salame oscillano tra 1,5 e 1,8 ed il prosciutto 2,5.

Anche alcuni tipi di pesce possono presentare delle sorprese: le aringhe affumicate ne contengono 1,0; il salmone affumicato 1,9 ed il caviale 2,2. Le patatine fritte confezionate hanno 1 grammo di sale, ma anche la pizza non scherza, contenendone 0,8.

Di alcuni di questi cibi, come il caviale e il salmone, ad esempio, è difficile che se ne mangi in abbondanza, ma controllare le porzioni di prosciutto crudo o di pecorino è molto importante, in quanto se ne può mangiare facilmente anche più di un etto durante un pasto.

Infine, bisogna considerare che la porzione di pizza, che mediamente viene servita nelle pizzerie, pesa circa 2 etti e mezzo, facendoci così introdurre 2 grammi di sale in maniera abbastanza subdola. Dunque, per dirla con gli antichi farmacisti: è la quantità che fa il veleno!

Nella foto l’intervistato: dottor Andrea Ungar, responsabile del Centro di riferimento regionale per l’ipertensione arteriosa dell’anziano della Cardiologia e medicina geriatrica dell’Università di Firenze

Disegno in alto di L. Cortemori


Notizie correlate

Pressione e sicurezza

Le caratteristiche della pentola a pressione



Mal di primavera

Dall'insonnia alla depressione: come affrontare al meglio il cambio di stagione