Scritto da Stefano Giraldi |    Ottobre 2008    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Il 21 maggio del 1997 fui invitato dal maestro Mauro Ceccanti ad assistere al “Pierrot Lunaire” di Arnold Schoenberg (l’inventore della musica dodecafonica) eseguito dall’orchestra Contempoartensemble con Sonia Bergamasco e Pietro De Maria diretta, appunto, da Ceccanti.
Il concerto era ospitato nella bellissima Sala Bianca di Palazzo Pitti, gremita di appassionati di musica. Esecuzione perfetta e applausi a non finire coronarono l’evento. Mi avvicinai al maestro Ceccanti per ringraziarlo dell’invito e lui mi raccontò che proprio in quella sala il 1° aprile del 1924 il caposcuola viennese Schoenberg invitò Giacomo Puccini ad assistere alla prima esecuzione proprio del “Pierrot Lunare”.

Terminato il concerto, Puccini si avvicinò a Schoenberg. Prima di allora i due musicisti non avevano mai avuto occasione di incontrarsi, e il compositore viennese manifestò il suo deferente entusiasmo nel poter finalmente stringere la mano a Giacomo Puccini.
Ma al di là delle cortesie l’impressione di Puccini fu ben diversa, come disse poi al suo amico Guido Marotti che l’accompagnava: «sono contento di toccare con mano, anzi con le orecchie, i fatti come si presentano: mi pare che siamo lontani da una realizzazione artistica, come lo è Marte dalla Terra». Un giudizio chiaro e terribile, com’era nello stile del toscanaccio Puccini.

 


Nella foto: il maestro Mauro Ceccanti con Nuria Schoenberg, figlia del compositore Arnold Schoenberg.
Foto di Stefano Giraldi.

 


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