La salute dei capelli. I consigli del dermatologo

Scritto da Alma Valente |    Luglio 1998    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Problemi in testa
Troppi capelli sul pettine, sugli abiti e sul cuscino di solito creano subito allarme. Quando poi lozioni, shampoo speciale e integratori alimentari non danno nessun risultato il sorriso sulle labbra di molti tende a scomparire. Perché i capelli, lunghi o corti che siano, oltre al potere seduttivo delle sirene o alla forza di Sansone, hanno anche designato classi sociali o gruppi di appartenenza. Pensiamo ad esempio ai capelli fluenti, segno di maestà e di potere dei principi, alle parrucche del XVIII secolo o, in tempi recentissimi, alle teste rasate degli 'skinheads'. Insomma, una storia infinita, che ha trasformato le nostre chiome da semplice cornice per il nostro viso a parte fondamentale per il nostro benessere psico-fisico.

Autunno, cadono... i capelli
Al di là dell'aspetto simbolico, che però in molti casi è forse il più importante perché porta in superficie problemi psichici legati all'accettazione della propria immagine, i capelli possono cadere per tantissimi motivi. Al passaggio tra estate ed inverno e viceversa, per esempio, anche l'uomo come gli animali fa la sua 'muta' e, anche se in forme diverse, il meccanismo è del tutto identico. L'unica differenza sta nella durata: negli animali, visto che i loro follicoli sono sincronizzati, la caduta avviene quasi insieme mentre negli umani, avendo capelli che crescono e muoiono ognuno per proprio conto, il fenomeno si protrae per più giorni. Dunque nessun problema se le nostre capigliature sembrano venir meno in questi periodi dell'anno. Dopo qualche tempo torneranno più belle e vigorose di prima.

Le tre calvizie
Esistono però delle situazioni fuori dalla norma. Vari e diversi quadri clinici, ben riconoscibili dagli specialisti, in cui i capelli possono cadere senza ricrescere come vorremmo, per cause purtroppo non sempre precisabili.
«Fra le tre forme più conosciute il cosiddetto 'effluvio telogen', una caduta omogenea a prognosi più benevola, spesso si risolve spontaneamente in pochi mesi - spiega il professor Emiliano Panconesi, noto dermatologo -. Si può verificare dopo il parto e durante l'allattamento oppure dopo un intervento chirurgico, una emorragia importante, a causa di uno stress psicoemotivo. L''alopecia areata', invece, che mostra al cuoio capelluto chiazze rotonde prive di capelli, è una forma clinica ben diagnosticabile ma da cause non perfettamente conosciute, probabilmente su base immunologico-psicosomatica. Entrambe queste forme comunque hanno indicazioni di cura precise e ben note allo specialista».
Dunque tutte situazioni che, almeno in parte, possono essere risolte individuandone la causa ed intervenendo adeguatamente.
«La terza forma, che poi è quella che più spesso è tema di interrogativi e richieste da parte del pubblico - continua Panconesi - è il 'defluvio o alopecia androgenetica', la comune calvizie precoce che colpisce circa il 70 per cento degli uomini, purtroppo anche molto giovani, e raramente, se non dopo la menopausa, le donne».

Cause e rimedi
Gli specialisti hanno ormai appurato che questa caduta è sicuramente di origine genetica, e spesso chiaramente familiare, in rapporto all'azione del testosterone, il noto ormone che viene metabolizzato (cioè cambiato chimicamente) in modo abnorme e per motivi che non conosciamo, in certe aree precise del cuoio capelluto, come le tempie o il vertice.
«Sono queste le calvizie precoci che turbano i nostri giovani, con ripercussioni psicologiche più o meno gravi - continua il professor Panconesi -. Purtroppo la scarsa possibilità di utilizzare cure specifiche aumenta il disagio del 'paziente' e nostro. Per esempio uno dei farmaci adottati è il 'minoxidil' in soluzione al 2-5 per cento, che dà risultati limitati nel 30-40 per cento dei casi. Naturalmente lo si può prescrivere, anche per tempi lunghi, dopo aver stabilito con esattezza la diagnosi e dopo aver accertato che non ci siano controindicazioni di origine cardiocircolatoria».
E per finire, cosa si può consigliare a tutte le persone, soprattutto giovani, terrorizzate dall'idea della calvizie? «Di farsi seguire da un dermatologo se necessario, di evitare i venditori di illusioni che purtroppo sono tanti e, se dopo aver tentato tutto la situazione risulta scientificamente irreversibile, di rassegnarsi. In fin dei conti è meglio perdere i capelli che la testa».