Alimentazione e sindrome premestruale

Scritto da Francesco Morelli |    Febbraio 2000    |    Pag.

Specialista in scienza dell'alimentazione e dietetica

Prima di "quei giorni"
La sindrome premestruale (Pms) o della cosiddetta tensione mestruale, è caratterizzata dall'insorgenza di numerosi sintomi (tensione addominale, stato d'ansia, senso di gonfiore agli arti inferiori, variazioni delle abitudini alimentari, ecc.) che insorgono 5-7 giorni prima del flusso mestruale per scomparire con l'inizio del flusso stesso.
Per quanto riguarda i rapporti fra alimentazione e Pms, è indubbio che nei giorni che precedono il ciclo vi sono, nella donna, numerose variazioni delle abitudini alimentari che possono andare da un improvviso desiderio di dolci o salati fino ai casi estremi di episodi bulimici.
Sulle teorie che collegano la sindrome premestruale all'alimentazione e ai relativi aspetti terapeutici, molte sono ancora le cause da capire e da chiarire.
Se infatti è vero che la voglia di dolci e zucchero è quasi sempre in rapporto a probabili crisi ipoglicemiche (ossia poco zucchero nel sangue), è anche vero, però, che la correzione della ipoglicemia con l'assunzione di zucchero o dolci non riesce ad alleviare alcun sintomo anche perché una eccessiva assunzione di zuccheri semplici non fa che aggravare la ritenzione idrica.
Di contro è invece vero (come recenti ricerche confermano), che lo scatenarsi di sintomi quali ansia, edemi, difficoltà di concentrazione e depressione, si attenuano con l'assunzione di cibi che contengono magnesio e vitamina B in grandi quantità. Altre sostanze che sembra contribuiscano ad alleviare i già citati sintomi sono la vitamina E e gli alimenti ricchi di acidi grassi polinsaturi (vedere tabella consigli).
In conclusione, anche se le ipotesi alimentari della Pms necessitano ancora di una definizione ancora più precisa, si può dire che, allo stato attuale, una guida dietetica appropriata può essere quella elencata.

Otto consigli
Guida dietetica alle pazienti affette da sindrome premestruale

  • Limitare il consumo di zuccheri raffinati, di sale, carne rossa, alcol, caffè, tè e cioccolato.
  • Limitare l'uso del fumo.
  • Limitare l'apporto proteico (ad esempio mangiando il secondo piatto una sola volta al giorno).
  • Aumentare l'apporto di carboidrati complessi (pane e pasta integrale).
  • Aumentare l'apporto di magnesio, contenuto in grandi quantità nei vegetali a foglia verde, banane, cacao, germe di grano, mandorle, noci e legumi secchi.
  • Aumentare gli alimenti ricchi di vitamina B/6, quest'ultima contenuta nel fegato, cereali integrali, pollami, lievito di birra, legumi secchi, salmone, spinaci, piselli.
  • Limitare l'apporto di cibi grassi e di grassi saturi (burro, maionese).
  • Aumentare, invece, l'apporto di cibi contenenti grassi polinsaturi, come ad esempio gli oli di semi in generale e l'olio di cartamo (pianta erbacea dai cui semi si estrae, appunto, un olio grasso, ndr) in particolare, nonché tutti i tipi di pesce.