Sotto controllo anche chi ha valori normali. Ma senza farmaci

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Ultimamente negli Stati Uniti sono state pubblicate le nuove linee guida per l'ipertensione, che prevedono anche una categoria di pazienti affetti dalla così detta "pre-ipertensione". Per saperne di più abbiamo chiesto il parere del professor Giancarlo Berni, responsabile dell'unità operativa di medicina generale dell'azienda ospedaliera-universitaria di Careggi.

«Innanzitutto è bene sottolineare che quando abbiamo valori di pressione arteriosa massima inferiori a 140 e minima inferiori a 90 possiamo essere considerati normali. Una definizione basata sulla constatazione che il rischio di ammalarsi aumenta superando la soglia dei valori sopracitati. Tuttavia è stato dimostrato che la relazione fra pressione arteriosa e rischio di malattie cardiovascolari come infarto miocardico, ictus, scompenso cardiaco, insufficienza renale aumenta anche in soggetti con valori pressori inferiori agli ormai canonici 140/90. E' nata quindi la convinzione che esista la necessità di curare anche i pazienti con valori di pressione arteriosa massima compresi tra 120-139 e minima compresi tra 80-89, definiti "pre-ipertesi". Ci si è posti però la domanda se tutti i soggetti "pre-ipertesi" debbano essere sottoposti a terapia con farmaci, perché non solo aumenterebbe sensibilmente la spesa sanitaria ma si creerebbe un numero elevato di persone che finirebbero per sentirsi "malate"».

Prima di prendere una decisione, dunque, di cosa è bene tenere conto?
«Sicuramente anche della presenza di altri fattori di rischio come il fumo, la dislipidemia (colesterolo e/o trigliceridi aumentati), l'età maggiore di 55 anni, la storia familiare di malattia cardiovascolare e il diabete, che potenziano, anche nei pazienti "pre-ipertesi", il rischio di malattie cardiovascolari future.
Le modificazioni dello stile di vita (riduzione del peso corporeo, cessazione del fumo, dieta mediterranea, esercizio fisico regolare) sono raccomandate e devono essere sempre messe in atto da parte di tutti i pazienti ipertesi e "pre-ipertesi". Nei "pre-ipertesi" senza altri fattori di rischio cardiovascolare non è attualmente indicato il trattamento con farmaci, in quanto il numero di pazienti da trattare per evitare un evento cardiovascolare sarebbe troppo elevato e poco vantaggioso.
Soltanto nei pazienti "pre-ipertesi" diabetici o in quelli che hanno già avuto un danno degli organi "bersaglio", come cuore, rene, cervello, o una malattia cardiovascolare clinicamente manifesta, è indicato il trattamento antipertensivo farmacologico».