Nella grande distribuzione l'aumento dei prezzi è dovuto anche alla legge sul sottocosto. Intervista a Golfredo Biancalani

Scritto da Laura D'Ettole |    Ottobre 2002    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

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Il carovita di cui si lamentano tutte le associazioni dei consumatori? Sicuramente non è un effetto ottico, ma sarebbe troppo semplice attribuirlo al solo "changeover" (la sostituzione della lira con l'euro).Golfredo Biancalani, amministratore delegato alla gestione commerciale di Unicoop Firenze, cerca di scavare dietro il generalizzato aumento dei prezzi di questi ultimi mesi per individuarne le cause. Che sono diverse e complesse: fra tutte spicca l'applicazione della legge sul sottocosto.

L'introduzione dell'euro ha davvero contribuito alla crescita dell'inflazione?
La crescita dell'inflazione di questi ultimi mesi ha diverse motivazioni, non solo il cambio della moneta. Iniziamo da questo punto: la strategia seguita dalla nostra cooperativa, in coerenza con i propri obiettivi istituzionali, ha cercato come sempre di difendere gli interessi dei consumatori, evitando nei nostri ipermercati e supermercati aumenti dei prezzi dovuti all'introduzione dell'euro. Noi non abbiamo usato il cambio della moneta per arrotondamenti speculativi, inoltre vorrei ricordare il blocco dei prezzi che ha interessato oltre 1000 prodotti a marchio Coop da novembre 2001 a febbraio 2002.
Queste iniziative hanno contribuito a far sì che il tasso di inflazione dei prodotti alimentari di Unicoop Firenze registrato ad agosto, pari all'1,5%, fosse nettamente inferiore al 3% rilevato dall'Istat a luglio (ultimo dato ufficiale consolidato) sui generi alimentari.
Non tutti in questi mesi si sono comportati in modo da evitare spinte inflazionistiche: nella seconda metà del 2001 abbiamo denunciato il comportamento di alcuni fornitori che hanno ritoccato in anticipo i loro listini, per tenerli solo formalmente fermi nei primi mesi del 2002, contribuendo alla crescita dell'inflazione reale a partire dalla fine del 2001. Coop è stata particolarmente impegnata a respingere numerose richieste di aumento considerate ingiustificate.

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Lei ha parlato di più motivazioni, le può indicare?
L'entrata in vigore della legge sul sottocosto è il fattore che più ha pesato sui prezzi, in particolare dei prodotti industriali. E' una legge che noi non abbiamo condiviso, sostenendo che avrebbe comportato una notevole crescita dell'inflazione, come già è successo in Francia e Spagna, danneggiato il consumatore, penalizzato un'organizzazione come Coop, particolarmente impegnata sulla convenienza, e favorito le grandi aziende produttrici di marche leader, a svantaggio delle piccole e medie imprese di produzione. Di fatto questa legge ha notevolmente ridotto le possibilità concorrenziali all'interno della distribuzione e alterato il rapporto fra distribuzione ed industria di marca, a tutto vantaggio di quest'ultima. Pensiamo solo alle promozioni: con questa nuova normativa le offerte di prodotti con prezzo di vendita sotto costo possono essere effettuate soltanto tre volte all'anno, per non più di dieci giorni ed interessare solo 50 referenze. Ciò ha comportato una secca riduzione dei vantaggi per il consumatore.
C'è stato infine un andamento stagionale nell'ortofrutta particolarmente sfavorevole, con le gelate di gennaio e febbraio che hanno portato l'inflazione al 25%, nonostante la cooperativa si sia in parte fatta carico del maggior costo di acquisto.

Quale sarà l'andamento dei prezzi nei prossimi mesi?
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La strategia commerciale della cooperativa sarà particolarmente orientata a favorire un ulteriore raffreddamento dei prezzi, e stimoleremo il mondo della produzione a fare altrettanto. L'unica incognita è rappresentata dalle condizioni climatiche, che possono incidere negativamente sul prezzo dei prodotti di stagione.
E' importante però considerare un aspetto: il tasso di inflazione va misurato anche nel medio periodo. Una crescita sul breve periodo è destinata a venire riassorbita se la strategia generale di un gruppo è quella di mantenere una politica aggressiva sui prezzi, e noi vogliamo mantenere il primato sul territorio.
Oggi siamo subissati dalle cifre e dai numeri, ma sono sicuro che il consumatore, usando la propria testa, sulla base della propria personale esperienza e facendo gli opportuni raffronti, premia chi con i fatti e in modo costante dimostra di salvaguardare meglio il suo potere d'acquisto. E su questo punto le certificazioni e i riconoscimenti per la nostra cooperativa arrivano puntualmente. Quest'anno sia la rilevazione annuale di Altro Consumo che quella della società francese Panel de Gestion attestano che siamo in assoluto la catena distributiva più conveniente d'Italia, mettendo anche in evidenza che la nostra aggressività sui prezzi stimola i principali concorrenti a rispondere, a tutto vantaggio del consumatore.

Le rilevazioni Istat
La spesa nel paniere
Com'è noto, la funzione istituzionale del paniere Istat è quella di misurare il tasso d'inflazione, ossia la variazione dei prezzi al consumo entro un lasso di tempo determinato. In questi ultimi mesi, soprattutto dopo l'introduzione dell'euro, è stato spesso accusato di distanza dal paese reale e di incapacità a misurare con esattezza la variazione del costo della vita. L'Istat risponde che la sua metodologia è certificata a livello internazionale e rigorosamente affine a quella degli altri paesi europei. Ma vediamo in dettaglio qual è la sua struttura.
Il paniere Istat comprende 920 prodotti, rappresentativi di tutti i beni e servizi offerti sul mercato, suddivisi in 10 capitoli. A ciascuna voce viene attribuito un peso specifico in base ai consumi di una famiglia tipo. Si tratta di aggregati di settore che vengono aggiornati ogni anno. Tanto per fare qualche esempio, tra le spese mediche si trovano l'onorario del libero professionista, accanto a quello del medico che lavora nel settore pubblico. Ci sono i costi sostenuti per auto, assicurazione, casa e telefonia, ma anche quelli per la cabina balneare. Si trovano gli zoccoli e le scarpe da ginnastica, accanto ai pacchetti viaggi e perfino al prezzo della gita in gondola.
Gli alimentari sono rappresentati da 400 prodotti. Le rilevazioni vengono fatte presso tutte le strutture distributive - moderna distribuzione, negozi tradizionali, ambulanti - rispettando il loro peso relativo a livello nazionale.
Naturalmente l'Istat misura gli aumenti del costo della vita per una famiglia media. E' evidente che nelle medie possono non ritrovarsi segmenti specifici della popolazione: ad esempio, se la spesa alimentare ha un trend di prezzi più alto della media, la famiglia a più basso reddito che ha un'incidenza della spesa alimentare più alta sarà penalizzata rispetto ad una famiglia più ricca.

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L'aumento dei prezzi dal '94 al 2002

Carovita per polizze e ortaggi
Chi è arrabbiato per la crescita della propria polizza assicurativa, del costo dei pacchetti vacanza o dei servizi finanziari, adesso ha anche la soddisfazione (se così si può dire) della certezza statistica. Basandosi sugli indici Istat, l'istituto di ricerca Prometeia ha calcolato l'incremento dei prezzi dal '94 al 2002 in Italia, per tutti i grandi settori di consumo. Il costo generale della vita è cresciuto complessivamente in otto anni del 28%, ma il dato aggregato riserva notevoli sorprese: grandi impennate accanto a grandi "precipizi".
Il primato della crescita spetta inequivocabilmente alle polizze assicurative, che mettono a segno un +88%, seguite dai servizi finanziari (+45%), il vino (+45%) e le vacanze organizzate (+43%). Sono crollati invece l'elettronica di consumo (-21%) e i servizi telefonici (-2%).
I prodotti alimentari (+23%) sono cresciuti meno della media del costo della vita. A tavola gli italiani possono riconciliarsi con il carovita, bevendo molta acqua minerale (-12%) e mangiando pasta (-7%). Il pesce (+25%), l'olio d'oliva (+22%), la carne (+21%) e i formaggi freschi (+9%) in otto anni sono cresciuti in misura inferiore al tasso generale d'inflazione. L'esatto contrario di frutta e ortaggi, che invece hanno messo a segno un +32%.

Glossario
Tasso di inflazione tendenziale: confronto tra prezzi del mese corrente con lo stesso mese dell'anno precedente (ad esempio agosto 2002-agosto 2001).
Tasso d'inflazione progressivo: media della variazione dei prezzi dei singoli mesi dell'anno in corso, confrontata con lo stesso periodo dell'anno precedente.

Il sottocosto
Il regolamento, entrato in vigore il 25 ottobre dello scorso anno (in attuazione del Dpr 218 del 6 aprile 2001), definisce "sottocosto" la vendita al pubblico ad un prezzo inferiore a quello d'acquisto (Iva compresa). Non possono essere detratti dal prezzo d'acquisto gli sconti, che il fornitore riconosce al distributore, non riferiti al singolo prodotto (ad esempio gli sconti di fine anno).
In base alla nuova normativa le vendite sottocosto sono possibili solo tre volte all'anno, per un massimo di dieci giorni e per non più di 50 prodotti. Il regolamento prevede delle eccezioni per i prodotti freschi deperibili, gli articoli a tecnologia obsoleta e i prodotti da ricorrenza, una volta passata la ricorrenza stessa (ad esempio, i panettoni a gennaio).