Trasferito alle grandi marche il potere sui prezzi. Limitata drasticamente la concorrenza

Prezzi liberi ma solo in alto
Il decreto è stato approvato qualche mese fa, proprio prima dell'inizio dell'estate. Un documento con il quale il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al regolamento che, a partire presumibilmente dal prossimo anno, vieterà le vendite sottocosto, limitandole a pochi periodi all'anno e a un numero ristretto di prodotti. Una decisione che ha provocato reazioni contrastanti e molte polemiche, soprattutto da parte delle associazioni che tutelano i diritti dei consumatori. A farne le spese, dicono, saranno proprio loro, puniti da una legge che, quando entrerà in vigore, impedirà di fatto il libero mercato, con sensibili ripercussioni sui prezzi.
"Certamente anche noi avremo maggiori difficoltà ad offrire ai consumatori occasioni speciali, a prezzi particolarmente vantaggiosi - dice Maura Latini, responsabile della gestione commerciale dei cinque Ipercoop della Toscana -. Adesso siamo noi a decidere, indipendentemente dall'azienda produttrice, quando e quali articoli mettere in offerta nei nostri punti vendita. Dopo sarà in pratica il produttore a stabilire il prezzo di vendita, e a decidere se e a chi concedere la possibilità di vendere i propri articoli ad un costo inferiore a quello consueto".
A volere questa normativa sono state soprattutto le grandi marche produttrici. E' sui prodotti molto conosciuti, infatti, che si accentua la concorrenza fra i distributori. E così nei nei detersivi, nei liquori, nei dolciumi, e dovunque c'è un prodotto leader di mercato pompato da decine di miliardi di investimenti pubblicitari, i margini per i distributori diventano più risicati o, addirittura, si hanno prezzi sottocosto. Rispetto al passato, dunque, il prezzo di cessione del fornitore diventa una barriera: a meno non si può vendere, così il produttore non ha più vincoli e può spendere, per esempio in pubblicità, quanto vuole e quanto può.
In questo modo i concetti di concorrenza e di libero mercato si svuotano e diventano sempre più teoria, con conseguenze facilmente intuibili: un aumento dei prezzi, anche nei generi di prima necessità, e un pericoloso indebolimento delle aziende italiane della grande distribuzione. Già, perché questo provvedimento può essere facilmente aggirato dalle più potenti multinazionali: che potranno acquistare all'estero, attraverso società controllate, e poi vendere in Italia al prezzo che preferiscono. "E nemmeno in questo caso, per difendersi dalla concorrenza straniera, è possibile ricorrere al sottocosto - spiega Maura Latini -, cosa che invece è consentita in Francia, con una clausola che da noi, almeno in questa prima fase dell'iter legislativo, non è stata nemmeno presa in considerazione".
Sul livellamento dei costi - ma verso l'alto - una conferma arriva da Francia e Spagna dove i prezzi, da sono entrate in vigore analoghe leggi sulle vendite sottocosto, hanno cominciato a salire. "A beneficiarne saranno solo le industrie di marca, non certo i consumatori e nemmeno le aziende della grande distribuzione", conclude Maura Latini. Tant'è che anche la commissione Antitrust si è già detta contraria a questa normativa che, se verrà approvata, rischia di creare molti problemi, e non soltanto a chi fa la spesa.

Che cosa dice il decreto
Ricordiamo prima di tutto la definizione di vendite sottocosto, ovvero la vendita al pubblico (prezzo a scaffale) a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture d'acquisto maggiorate dell'Iva e di ogni altra imposta o tassa.
In base alla nuova normativa le vendite sottocosto saranno possibili solo tre volte all'anno, per un massimo di dieci giorni e per non più di 50 prodotti.
Sono ammesse eccezioni per prodotti freschi deperibili, per prodotti alimentari vicini alla data di scadenza (tre giorni) o al termine minimo di conservazione (15 giorni), ma anche prodotti tipici di ricorrenza, come il panettone, una volta passata la ricorrenza stessa.
Fanno storia a sé anche le offerte per l'inaugurazione di un nuovo punto vendita, la riapertura dopo una ristrutturazione o i festeggiamenti per l'anniversario dell'esercizio commerciale, ma solo ogni cinque anni!
L'iter legislativo prevede la verifica e l'approvazione da parte del Consiglio di Stato e dell'Antitrust, prima dell'esame in sede parlamentare. Dopodiché ci vorranno altri quattro mesi prima dell'entrata in vigore della legge, prevedibile quindi a metà dell'anno prossimo.