Scritto da Francesco Giannoni |    Giugno 2006    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Preferito dai bambini
Non si sa perché,
ma sembra che i bambini riservino un'attenzione speciale al bagolaro. In Toscana ce ne sono di imponenti: con una circonferenza alla base di 6 metri, un'altezza di 21, un diametro della chioma di 25 e un'età stimata in circa 170 anni, il bagolaro di San Gimignano è uno degli alberi monumentali più importanti della regione.
È situato nel cortile di un edificio che per 150 anni ha ospitato le scuole elementari della cittadina. Quanti bambini si saranno arrampicati su quest'albero per qualche aerea esibizione, provocando l'ammirazione dei compagni e la paura della maestra?
Durante il fascismo il cortile servì per l'addestramento pre-militare e il bagolaro, nei mesi estivi, avrà fatto sicuramente ombra ai pre-soldati. La carriera del cortile è proseguita nel dopoguerra come cinema all'aperto e poi come deposito per attrezzi e macchine durante i lavori che hanno portato alla creazione di un ostello della gioventù al posto della scuola. Tutti questi travagli non hanno nuociuto alla pianta, che negli ultimi 20 anni ha visto crescere la circonferenza del tronco di 5 centimetri l'anno.

C'è un altro bagolaro su cui ci piace raccontare qualcosa. Ma dobbiamo usare il passato, perché non c'è più. Si trovava nel giardino di Santa Croce a Firenze. Era il rifugio di una streghetta, la cui storia è raccontata da Marina Pettini della "Biblioteca dei Ragazzi" del capoluogo toscano. Era una streghetta piccolissima e vecchissima che, disgustata dal mondo della stregoneria pieno di maghi senza scrupoli, vagabondava sola soletta, di nuvola in nuvola, alla ricerca di «uno spazio pulito e colorato che riuscisse a riaccendere le scintille della sua fantasia».
Un giorno da un bagolaro udì provenire un fruscìo di foglie che si agitavano gaie senza che ci fosse un alito di vento. La pianta, pur acciaccata per l'età, era ancora allegra e piena di nidi. In più, ogni volta che il magico fruscìo si ripeteva, dalla pianta si alzavano, andando a gonfiare le nuvole, tanti disegni di bambini, colorati e pieni di fantasia. La streghetta amò subito quella pianta e quel piccolo bosco pieno di bambini e di gatti.
Il bagolaro, ormai vecchio e malato, è stato abbattuto nel marzo scorso. Ma prima i bambini gli hanno dedicato una festa, una merenda e un grande girotondo.



LA SCHEDA
L'albero delle bacche

Il Bagolaro (Celtis australis) deriva il suo nome dalla voce nordica "bagola", cioè bacca, e per la forza delle sue radici è conosciuto anche come "spaccasassi".

È un albero che può raggiungere l'altezza di 25 metri. Il fusto, dalla corteccia color cenere, è caratterizzato da costolature che alla base si allargano a formare la tipica zampa di elefante. La chioma, arrotondata e folta, ombreggia parecchi viali cittadini.

Le foglie, cuneate e seghettate, hanno denti fini. Fiorisce in aprile-maggio; i frutti sono piccoli, tondeggianti e commestibili.

È una specie mediterranea che con la coltivazione si è diffusa anche in Europa centrale. In Italia la si trova ovunque.

Essendo una pianta che predilige terreni sassosi e aridi, è risultata preziosa nel rimboschimento di certe zone, per esempio il Carso.

Con il legno, duro e pesante, compatto ed elastico, si realizzano ruote, stanghe, basti e fruste.