Tre scrittori definiscono lo spirito nuovo della città

Scritto da Silvia Gigli |    Gennaio 2006    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Sarà un caso, ma Prato è diventata una fucina di talenti letterari. Non c'è bisogno di scavare molto oltre la superficie dell'ormai abusato cliché di città industriale, arricchita e anche un po' grezza. Tempi passati, che la crisi economica ha spazzato via senza pietà. Oggi alcuni tra gli scrittori più curiosi ed originali del panorama italiano arrivano proprio dalla città laniera. Dove, in mezzo al fumo delle ciminiere, evidentemente cova da sempre il seme della letteratura.

Prato da leggere 1
Ad aprire le danze, in tempi non sospetti,
è stato Sandro Veronesi. Il suo primo romanzo, "Per dove parte questo treno allegro", fu pubblicato nel lontano 1988 ma fu nel 1990, con "Gli sfiorati", che colpì pubblico e critica. Nel 2000, con "La forza del passato", ha conquistato in un sol colpo il premio Campiello e il Viareggio Repaci.
Oggi Veronesi scala le classifiche con il suo ultimo, bellissimo, libro "Caos calmo" (Bompiani), e da due anni ha deciso di tornare a vivere a Prato per "crescerci i miei figli", come spiega in una recente intervista, dopo diciotto anni passati a Roma. Veronesi è tornato ed ha trovato una città diversa: «Che Prato fosse cambiata in qualche modo l'avevo avvertito: oggi la qualità della vita è più alta di quando erano tutti impegnati a fare soldi. Quando vivevo qui, da ragazzo, c'era una sola libreria, e se ci presentavi un libro non ci veniva nessuno. Oggi non sento la mancanza di niente dal punto di vista letterario». Non male, per uno che ha vissuto diciotto anni nella capitale.
A Prato, insomma, il binomio città-industria non funziona più. E nelle crepe di un sistema che si va sgretolando (e che ha fatto purtroppo anche tante vittime) c'è forse spazio per angoli di riflessione per i quali prima non c'era tempo né voglia. È il caso dello spazio culturale degli ex Macelli. Sette anni fa la decisione di far diventare il mattatoio cittadino un cantiere culturale, oggi la metamorfosi può dirsi compiuta con attività culturali che fervono grazie all'impegno di Officina Giovanie che danno la sensazione di una città in movimento. Nonostante la crisi. E, forse, proprio grazie a quella.

Prato da leggere 2
Della crisi di Prato,
del tessile sull'orlo del precipizio e di tante piccole imprese costrette a chiudere racconta da par suo Edoardo Nesi, passato di imprenditore tessile nell'azienda di famiglia, un presente di scrittore sempre più quotato. Il suo "L'età dell'oro" (Bompiani), uscito alla fine dello scorso anno, è un romanzo straordinariamente divertente, pessimista e ironico al tempo stesso, che racconta il futuro imminente di una Prato in cui le aziende sono tutte chiuse, anche i cinesi se ne sono andati e l'ultima ondata di immigrazione è costituita dai pigmei che invadono le fabbriche ormai abbandonate.
Il protagonista dell'"Età dell'oro" è Ivo Barrocciai, industriale di mezz'età, che affronta la crisi del suo mondo in modo picaresco, esorcizzando la propria fine (la malattia) con il sogno di una paternità tardiva. Dopo aver raccontato con sguardo impietoso le giovani generazioni di pratesi rampanti e ricchissimi, annoiati e distruttivi nel suo primo romanzo, "Fughe da fermo", Nesi continua il suo percorso letterario affinando una qualità di linguaggio e di invenzione in maniera davvero notevole.

Come notevole è il debutto letterario di un'altra pratese, Cristina Guarducci, che ha folgorato la critica con il suo "Mitologia di famiglia" (Fazi editore), storia di straordinaria originalità, un mix di favola nera e mito crudele, con personaggi in parte umani e in parte animali, e sullo sfondo una Maremma tragica e selvaggia.
Esilarante e spietato, il romanzo di Cristina Guarducci racconta di padri sadici, madri incestuose e figli che mescolano mostruosità mitologiche a difetti tutti umani. Una saga familiare feroce e fantastica, partorita da una penna pratese. Sarà un caso?



Edoardo Nesi stupì tutti quando nel 1995 Bompiani pubblicò il suo primo romanzo, "Fughe da fermo", che qualche mese fa è uscito su tutti gli schermi in versione cinematografica. Per Prato fu un piccolo caso, anche perché in quel libro Nesi descriveva con estremo realismo la vita e le abitudini dei giovani pratesi, ricchi e annoiati.


EDIZIONI POLISTAMPA
Raccontata a due voci

Un dialogo appassionante tra due pratesi doc alla ricerca della memoria della loro città. Cinzia Bartolozzi interroga Umberto Mannucci e dal loro serrato faccia a faccia emergono istantanee della Prato che fu, ricordi, immagini, profumi e curiose vicende di una città piena di personalità. La loro conversazione è raccolta in un volume edito da Polistampa, "Raccontami Prato", che raccoglie anche un ricco album fotografico della città laniera. «Tutta la storia di Prato, a ben vedere, passa da queste pagine - scrive nella sua introduzione Francesco Gurrieri -. Da Borgo al Cornio alla nuova Prato di via Ferrucci, costruita abbattendo la villa di Armando Meoni e mangiandosi il suo giardino; dal Collegio Cicognini della stagione dannunziana a quella del rettore D'Ascenzo e di Pistone». È un racconto a due voci attraversato da un bel po' di orgoglio malapartiano, questo tra Cinzia e Umberto, e non potrebbe essere altrimenti per questo appassionato panegirico pratese che ci regala immagini di inedita freschezza. La memoria storica di una comunità, spesso fraintesa o riduttivamente identificata solo nelle sue fabbriche, anima le pagine di questo libro. Che è un dialogo tra amici e una riflessione sull'evoluzione delle nostre città. (Si.Gi.)

Cinzia Bartolozzi e Umberto Mannucci, "Raccontami Prato", Edizioni Polistampa, 200 pp., 15 euro.