Uno studio dell’Università di Pisa ha messo in evidenza il buono stato di salute degli insetti impollinatori

Scritto da Laura D'Ettole |    Novembre 2013    |    Pag. 8

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Insetti impollinatori in buona salute: il nostro ambiente (per ora) non corre rischi irreparabili. I primi risultati di un monitoraggio in Toscana ed Emilia Romagna rivelano che da dieci anni a questa parte non ci sono stati sconvolgimenti, catastrofi, né perdite irrimediabili per questi insetti che svolgono un ruolo chiave nel nostro ecosistema.

La buona notizia arriva dal dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa, impegnata dal 2010 in uno straordinario progetto che coinvolge una ventina di enti di ricerca e università europee con un obiettivo ambizioso: contribuire a frenare la perdita di diversità di specie animali e vegetali, che (secondo Legambiente) nel mondo sta viaggiando a ritmi da cento a mille volte più veloci del normale.

Il progetto si chiama “Step” (Status and trend in european pollinators) e parte dallo studio di insetti i cui comportamenti biologici sono ancora in gran parte sconosciuti: gli impollinatori.

«Una chiave di lettura della biodiversità ci viene fornita proprio dallo studio di questi insetti che rappresentano l’interfaccia fra mondo vegetale, animale e produttivo», spiega Antonio Felicioli, biologo e ricercatore del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa. «Esistono alcune specie di piante - continua Felicioli -, che dipendono interamente da singoli tipi di insetti. Se un giorno o l’altro questi sparissero, i danni per il mondo vegetale sarebbero incalcolabili. Per questo nell’ambito del progetto “Step” è previsto anche un censimento per capire qual è la loro condizione attuale».

Una superfamiglia

Se invece dello spread calcolassero la biodiversità, gli italiani sarebbero i più ricchi d’Europa. Legambiente dice che nel nostro paese esiste una fauna di circa 58.000 specie, quasi un terzo della biodiversità attualmente presente in Ue. Questa nostra “opulenza” traspare in ogni forma di vita.

La “superfamiglia” apoidea, per esempio, raccoglie sei famiglie di imenotteri. Quella delle api, il cui esemplare più conosciuto è l’ape da miele, in Italia conta la bellezza di mille specie. Ape più, ape meno, perché in realtà il numero esatto è ancora in via di definizione. La Germania, invece, tanto per fare un esempio, secondo dati pubblicati nel 2009 da ricercatori belgi, ne ha appena 547, la Polonia 454 e il Regno Unito 240.

In questi ultimi anni però, come è noto, le colonie di api mellifere hanno subito perdite enormi, una mortalità eccezionale che si aggira fra il 30 e il 50%. Che cosa è accaduto?

«Non si tratta di un solo fattore, ma di varie cause che si sono sovrapposte generando un effetto moltiplicatore - afferma Felicioli -. Alcune sono ben note: i cambiamenti climatici, le grandi estensioni di monocolture agricole, l’utilizzo di molecole chimiche dannose per questi insetti».

Altre lo sono un po’ meno: «Recentemente le api mellifere hanno subito l’attacco di un fungo, il Nosema ceranae, un elemento patogeno finora estraneo alle nostre api, perché tipico delle zone orientali».

Si chiama “salto di specie” e purtroppo è una delle conseguenze nefaste della globalizzazione: arriva un agente patogeno “alieno” da cui le nostre api non sono protette ed è una morìa. Purtroppo su questa specie già così tanto minacciata, anno dopo anno aumentano i fattori di rischio.

E se sparisse?

L’ape mellifera è allevata dall’uomo, è un insetto sociale e ci aiuta a impollinare quasi il 90% delle specie vegetali (di cui 150 colture). E se sparisse? Sarebbe una catastrofe irreparabile? I ricercatori non sono in grado di rispondere a questa domanda, ma su una cosa sono tutti concordi: è molto rischioso che l’equilibrio dell’ecosistema poggi in modo così esclusivo su una sola specie.

Ma gli altri impollinatori che fanno? Sarebbero mai in grado di sostituire l’ape mellifera se questa venisse a mancare? In realtà anche loro hanno il proprio bel da fare per garantire la sopravvivenza del nostro ecosistema, ma di questo loro mondo si conosce molto meno.  

Infatti, «mentre gli effetti mortali sono stati rilevati chiaramente nelle api mellifere, poca attenzione finora è stata rivolta a tutti gli altri insetti apoidei», dice Felicioli. Il progetto europeo vuole contribuire a colmare questa lacuna. I risultati, per la nostra regione, sembrano incoraggianti.

E ci dicono che se non alteriamo in modo significativo l’uso del territorio, la biodiversità si mantiene intatta. Insomma, se un terreno agricolo resta tale, se non si passa da colture biologiche a chimiche, se non si cementifica, il nostro equilibrio e la nostra ricchezza ambientale saranno preservate. Speriamo che questa semplice verità resti sempre presente nella testa di chi governa il territorio.

L’intervistato: Antonio Felicioli, biologo e ricercatore del dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Pisa

Foto di C. Valentini

Le api: utili alleate per la nostra salute Da Euronews Tv – durata 4’

http://it.euronews.com/2013/06/18/le-api-utili-alleate-per-la-nostra-salute/


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