A Sesto Fiorentino, ricercatori del Polo scientifico, monitorano la concentrazione del pulviscolo nell'aria 24 ore su 24

Scritto da Olivia Bongianni |    Novembre 2010    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Sottili, sahariane, vulcaniche, ‘nano'... le polveri che "stazionano" nell'aria che ci circonda sono, ormai da diversi anni, sulla bocca di tutti. E non solo perché le respiriamo. Se ne parla, anche. Quest'estate, a salire agli onori della cronaca, sono state le polveri prodotte dagli incendi che hanno colpito la Russia. Solo qualche mese prima, a conquistare le prime pagine di quotidiani e tg era stata la nube generata dal vulcano islandese di Eyjafjallajokull, risvegliatosi dopo 87 anni di quiete.

Eppure, forse non tutti sanno che in Italia i primi ad avvistare quella nube, che tanti disagi ha provocato (a torto o a ragione, gli esperti non concordano) al traffico aereo, sono stati i ricercatori dell'Ifac Cnr del Polo scientifico di Sesto Fiorentino. E lo hanno fatto grazie ad una strumentazione all'avanguardia. Proprio qui infatti, a due passi dall'Ipercoop, c'è una stazione di monitoraggio che effettua in tempo reale, attraverso strumenti ottici, una misurazione approfondita della concentrazione del pulviscolo sospeso nell'atmosfera.

A tenere sotto controllo il cielo sopra Firenze 24 ore su 24 è Massimo Del Guasta, dell'Ifac Cnr. Che ci accoglie nel suo laboratorio con una premessa: «Il rischio maggiore - sottolinea subito il ricercatore - è che la sola possibilità di mostrare la rilevanza di queste nostre tecniche sia in situazioni di emergenza, mentre si tratta di analisi che hanno un'utilità quotidiana e risvolti pratici sulla vita della collettività». Per cominciare, loro, i dati sulle polveri sottili, insieme ad informazioni relative a meteo e nanopolveri, li hanno messi a disposizione in tempo reale e gratuitamente all'indirizzo http://lidarmax.altervista.org.

Del Guasta, ci spiega meglio che tipo di strumentazione avete a disposizione e quali misurazioni effettuate?
Dal 2007 presso l'Ifac Cnr è attivo un LIDAR (Light Detection and Ranging), un radar ottico che effettua un monitoraggio continuo, 24 ore su 24, di aerosol, ovvero particelle sospese nell'aria di diversi tipi e dimensioni, e nubi comprese tra 50 e 15.000 metri di quota. Tra queste particelle, le più note che ‘sostano' sopra le nostre città sono le polveri sottili, tradizionalmente misurate come PM10, di cui molto si parla, perché possono causare problemi respiratori e sono quindi potenzialmente dannose per la salute. A livello toscano siamo gli unici ad utilizzare con continuità questa tecnica, che si basa sulla misurazione della luce retrodiffusa dalle particelle e consente così di stimarne in pochi minuti la concentrazione nell'aria.

Quali sono i vantaggi delle misure effettuate tramite strumenti ottici?
Attraverso il LIDAR - ce ne sono altri in Italia, ma quello che abbiamo qui è l'unico che lavora 24 ore su 24 ed è sempre on line - siamo in grado di seguire praticamente ‘in diretta' quel che succede in atmosfera dal suolo a 15 chilometri di altezza, e quindi di vedere tutto quello che accade sopra la nostra testa in maniera costante e puntuale nel tempo. Questo ci permette di avere a disposizione dati più approfonditi rispetto ad esempio alle centraline presenti in città, che per quanto più precise fermano la loro analisi al livello del suolo. Le misurazioni convenzionali, inoltre, fornendo tipicamente medie giornaliere, non riescono a rendere conto delle continue fluttuazioni di concentrazione delle polveri e degli inevitabili picchi presenti in determinati momenti della giornata. Gli strumenti di cui disponiamo, infine, prendendo in esame l'intera atmosfera, ci permettono di spiegare meglio alcuni fenomeni locali legati all'inquinamento che, fermandosi all'altezza del proprio naso, restano invece più difficili da comprendere.

Ad esempio?
Prendiamo ad esempio la circolazione dell'aria, che in questa zona, soprattutto nel periodo estivo, è soggetta a venti di brezza. A Firenze, nelle ore centrali la brezza estiva spira da ovest, portando sul capoluogo toscano aria relativamente pulita dall'hinterland: questo è il motivo per cui, anche se c'è traffico in città, qui la sera si osservano poche polveri sottili. La brezza notturna e mattutina soffia invece da sud est, portando verso l'area del Polo scientifico aria cittadina, ricca di inquinanti. Sempre usando le polveri come traccianti, inoltre, riusciamo a vedere fino a che quota si rimescola l'atmosfera sopra di noi per effetto dell'irraggiamento solare, diluendo gli inquinanti.

Riuscite ad effettuare anche una misurazione delle nanopolveri? Con che strumenti?
Mentre le particelle più grandi (PM10) possono essere raccolte su filtri o misurate con metodi ottici, quelle più piccole si possono misurare solo con strumenti elettrostatici costosi come il nostro DMA (Differential mobility analyzer). Lo strumento che abbiamo qui all'Ifac Cnr di Sesto Fiorentino è in grado di misurare il PM1, ovvero la massa per metro cubo d'aria di particolato di dimensioni inferiori al µm (millesimo di millimetro). Si tratta di una frazione pari a circa un quarto rispetto a quello che viene tipicamente misurato nelle città (PM10, massa per metro cubo d'aria del particolato di dimensioni inferiori a 10 µm). Ecco, le nanopolveri (PM1) sono tra le più insidiose, perché essendo molto piccole riescono a raggiungere direttamente gli alveoli polmonari, veicolando sostanze potenzialmente pericolose. Nanopolveri che quasi nessuno misura qui in Italia, contrariamente a Paesi più avanzati.

Quali altri fenomeni particolari riuscite a osservare?
Ad esempio possiamo agilmente osservare i movimenti delle polveri sahariane (più frequenti di quanto si possa immaginare), le scie prodotte dai jet, le polveri vulcaniche o quelle prodotte da combustione e incendi, come quelli che hanno colpito la Corsica e la Sardegna del 2009. Non abbiamo potuto invece osservare gli incendi dell'estate scorsa in Russia, perché i venti spirano prevalentemente verso est.


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