Le mille virtù di un alimento che viene da lontano

Scritto da Melania Pellegrini |    Gennaio 2017    |    Pag. 16

Nata a Roma, si è laureata in Lettere moderne nel 1993. Comincia la sua attività giornalistica nel 1996 con il quotidiano on line Ultime Notizie che un anno dopo approda nelle edicole romane. Nello stesso periodo comincia a lavorare presso l’ufficio comunicazione e stampa dell’ass. di categoria Unione nazionale costruttori macchine agricole dove si occupa della rivista mensile MondoMacchina/MachineryWorld.

Nel 2001 si trasferisce a Firenze. Qui lavora come organizzatrice di congressi e eventi culturali al Convitto della Calza e comincia a scrivere per il settimanale locale Metropoli con cui collabora fino al 2011. Nel 2003 partecipa al concorso per entrare all’ipercoop di Sesto Fiorentino, passa tutte le selezioni e viene assunta come cassiera. Da questa sua esperienza lavorativa, che continua tutt’oggi, nel 2011 nasce “Diario di una cassiera”, una rubrica pubblicata sull’Informatore, la rivista mensile di Unicoop Firenze. Sempre nel 2011 scrive il volume “I nostri primi 30 anni. La sezione soci Coop di Campi Bisenzio fra impegno, solidarietà, socialità e partecipazione”. Da gennaio 2012 si occupa delle rubrica Guida alla spesa dell’Informatore.

polenta

Foto F. Giannoni

Mais

Che ne sai tu di un campo… di mais? Già, il mais: un ingrediente che, nelle sue varie forme, non manca mai nelle dispense degli italiani, ma che, in realtà, arriva da molto lontano.

Pianta tipica della zona centrale delle Americhe, questo cereale è protagonista di miti e leggende indiane, maya e azteche, in cui salva dalla fame popolazioni intere, insieme a divinità o animali. Secondo alcune credenze dei Maya, l’uomo stesso sarebbe stato creato da un impasto di mais, dopo i tentativi andati falliti con il fango e il legno.

Tanta adorazione è dovuta anche al fatto che il mais era uno dei principali alimenti delle popolazioni mesoamericane, fondamentale per la sopravvivenza stessa dell’umanità.

In Europa è arrivato grazie a Cristoforo Colombo; la sua coltivazione si è diffusa rapidamente, perché è una pianta che si adatta facilmente a climi diversi, è molto generosa e ha un breve ciclo colturale.

Oltre che per il sapore dolce, il mais è apprezzato anche per le proprietà nutritive: è ricco di proteine, fibre, sali minerali e aminoacidi. Se dalla primavera all’estate è disponibile come prodotto fresco, ottimo bollito o grigliato, tutto l’anno può essere gustato in tante forme e varianti: il pop corn, la pannocchia precotta da riscaldare, i chicchi in scatola già lessati e la farina da polenta.

«In Toscana in questi ultimi anni è ripreso il consumo del mais fresco dopo un periodo in cui non c’era richiesta», spiega Daniele Cammelli, fornitore di ortaggi toscani di Unicoop Firenze. Coltivarlo è abbastanza semplice, ci spiega: «la sua pianta non ha bisogno di particolare cura e la raccolta è tutta manuale. L’unico trattamento che facciamo è quello biologico per evitare che una farfallina possa rovinare le pannocchie».

Nella nostra regione il mais si pianta ad aprile e le pannocchie si raccolgono da maggio a settembre/ottobre; se la stagione è buona, si arriva fino a dicembre.

Parlando di mais, non si può ignorare la polenta, regina sulle tavole del Nord e Centro Italia. Fra i tanti tipi di farina presenti sugli scaffali, un posto speciale è occupato da quella dell’azienda La Garfagnana, della varietà Formenton Otto File, coltivata nella Garfagnana e nella Media Valle del Serchio.

Dopo la raccolta, le pannocchie vengono fatte essiccare con metodi naturali e sgranate a mano. La macinatura è lenta, per esaltare le qualità organolettiche delle farine, e avviene con macine a pietra.

Tra le farine di mais ci sono poi quelle dell’azienda toscana Borghini, aromatizzate e pronte per essere cotte in modo rapido, in meno di 5 minuti. Si può scegliere per quella al tartufo o quella ai funghi porcini: in ogni caso a tavola arriverà un piatto gustoso, saporito e naturale.


Notizie correlate

Somari e polenta

Dal folcloristico palio dei somari alla rievocazione storica della festa della miseria, ecco due tipici appuntamenti marzolini in Toscana



Polenta vera

Recuperati i semi di una volta, ecco il formentone tradizionale