Risorse dalla plastica differenziata dai cittadini. Anche sgabelli per i figli delle detenute

Scritto da Silvia Amodio |    Giugno 2018    |    Pag. 7

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La sedia sociale

La sedia sociale

Revet - Pontedera

L’impatto della plastica sull’ambiente è stato sottovalutato negli anni e ora siamo in un vero e proprio stato di emergenza. Da quando questo materiale è stato inventato, la quantità che si è accumulata è inimmaginabile. Ogni anno a causa della plastica muoiono un milione e mezzo di animali marini, mentre le microplastiche che derivano dal degrado dei rifiuti entrano a far parte della catena alimentare. Ricordiamo che ci vogliono circa 450 anni affinché una bottiglia di plastica si degradi e dai 10 ai 20 anni per un semplice sacchetto. È un problema di dimensioni ciclopiche, ma ciascuno di noi può fare la differenza. Abbiamo incontrato Diego Barsotti, responsabile dell’ufficio comunicazione di Revet Spa, un’azienda toscana tra le più grandi in Italia che si occupa di raccogliere e preparare al riciclo cinque diversi materiali: plastica, alluminio, acciaio, vetro e poliaccoppiati come il tetrapak. «Ogni cittadino può dare il proprio contributo facendo una corretta raccolta differenziata, ma questo non basta - sottolinea Barsotti -. Spesso le amministrazioni si sono limitate a incoraggiare questo primo passo, trascurando la fase successiva, il riciclo. L’obiettivo è la ricollocazione sul mercato del materiale recuperato. Attraverso la nostra controllata Revet Recycling, per esempio, produciamo un granulo ottenuto dagli imballaggi misti in plastica delle raccolte differenziate, paragonabile al materiale vergine che può essere utilizzato per oggetti di uso comune, stampati con il metodo a iniezione. Le destinazioni sono tantissime e in vari campi, ad esempio panchine, vasi, parti di scooter, tegole per l’edilizia. Nell’ultima edizione del “Fuorisalone” di Milano sono stati utilizzati i nostri materiali all’interno della mostra “Stanze sospese”, curata da Susanna Conte che ha creato, insieme a un gruppo di giovani designer, alcuni arredi belli e funzionali destinati a chi vive in carcere». «Tra quelli più interessanti - spiega la curatrice - è stato studiato lo “sgabello cantastorie”. Grazie allo sponsor Fondazione Alliance Umanamente, che sostiene "Mai più bambini dentro un carcere", il gruppo di progettazione ha visitato l’Icam (l’Istituto a custodia attenuata per detenute madri), dove soggiornano undici mamme, tra rom e sinti, con i loro quindici bambini. Le signore avevano chiesto di avere la televisione in camera per addormentare i piccoli con i cartoni animati, non potendo leggere libri perché la maggior parte di loro è analfabeta. Abbiamo pensato a un’alternativa che avesse anche un valore pedagogico. È nato così lo sgabello sul quale ci si può sedere e che al suo interno contiene dei piccoli tasselli con delle figure che, messe in sequenza, possono diventare lo spunto per raccontare ogni sera una storia diversa. Un’idea molto bella che contribuisce a creare un rapporto tra mamma e bambino e che supera ogni confine linguistico».

«Un altro punto di forza della nostra azienda - prosegue il responsabile della comunicazione Revet - è proprio il fatto di produrre un granulo su misura per l'utilizzo finale che serve al cliente: quello che viene utilizzato per fare le tegole è diverso da quello con cui vengono fatte le fioriere, le compostiere, le pavimentazioni. Siamo in grado di selezionare il materiale chimico che, una volta lavorato, serve a creare prodotti di alta qualità, un settore ancora tutto da esplorare».

La plastica, se trattata con buon senso, può continuare ad essere un materiale molto flessibile e utile nei campi più disparati. Un caso emblematico è quello di Alberto Cairo, fisioterapista che da quasi trent’anni lavora in Afghanistan per la Croce Rossa Internazionale. Le protesi che applica alle vittime delle mine sono di plastica riciclata (e riciclabili) e sono molto più leggere e funzionali di quelle di legno che venivano usate un tempo.

 

Gli intervistati

Diego Barsotti, responsabile dell’Ufficio comunicazione di Revet Spa

 

Susanna Conte, Curatrice mostra “Stanze sospese”

 

Video

Plastica riciclata da design


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