Nati come luoghi di contemplazione e meditazione, esaltano l’equilibrio degli elementi naturali

Scritto da Càrola Ciotti |    Febbraio 2014    |    Pag. 42

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

L’arte di creare giardini appartiene alla cultura di molti popoli: in quelli giapponesi traspare l’essenza stessa della filosofia nipponica, così come della storia religiosa, artistica ed estetica di questo millenario paese.

È difficile trattare, in sintesi, un universo vasto e multiforme come quello che appartiene alle diverse scuole di pensiero e filosofie che hanno accompagnato nei secoli l’evolversi di questi giardini, ma possiamo considerare alcuni aspetti per iniziare ad avvicinarsi a ciò che essi significano e rappresentano.

Inizialmente, i giapponesi furono influenzati nella creazione dei loro giardini dai cinesi, poiché il buddismo migrò dalla Cina – attraverso la Corea – in Giappone, dando inizio a una serie di scambi culturali molto intensi: la scrittura, l’arte, gli oggetti di quell’immenso paese si andarono pian piano radicando nella società nipponica. Così fu anche per i giardini.

Quelli giapponesi, nacquero per il piacere delle classi nobili e sono citati in diversi passaggi della prima cronaca della storia giapponese, Nihon Shoki, pubblicata nel 720 d.C. in cui si descrivono giardini imperiali costellati di laghetti, montagne artificiali, piccole isole. Nel corso del tempo, grazie ai progettisti, si sono sviluppati stili diversi, autonomi dai dettami cinesi, che riflettono il pensiero e le condizioni socio-economiche dell’epoca nella quale nacquero.

I principali stili sono il Shinden-zukuri, cioè il giardino aristocratico, sorto intorno al X secolo e caratterizzato da un lago, con isolotti uniti da ponticelli, dove si svolgevano riti e banchetti stagionali; lo Jodo, dello stesso periodo, nato con l’intento di riprodurre il paradiso buddista dopo la morte; nello stile Karesansui, predominano montagne, fiumi e mare ricreati con sole rocce e sabbia: si tratta del cosiddetto giardino Zen, adottato dai monasteri per favorire la meditazione. Infine, il Giardino del Tè, stile creato intorno al XV secolo e affinato nel tempo, in cui prevale la ricerca estetica ispirata al paesaggio montano.

Strategie estetiche
Il giardino giapponese – che può essere molto vasto o ristretto in pochi metri quadri – s’ispira sempre alla natura del territorio, cioè alle isole di cui è composto il paese del Sol Levante; infatti, la riproduzione del paesaggio è tra le prime strategie estetiche adottate dagli abili maestri giardinieri. Camminare in questi luoghi è un po’ come attraversare con la fantasia la terra nipponica e la sua storia millenaria.

Pietra, piante, acqua sono di solito presenti nel giardino giapponese e devono convivere in un equilibrio che ha diversi scopi. Il primo è di provocare nel visitatore la sensazione che il giardino sia di grandi dimensioni: ciò si ottiene disponendo le piante piccole sullo sfondo e le grandi al centro; i corsi d’acqua e i laghetti saranno realizzati in modo da simulare le forme di una superficie che si estende in lontananza; le pietre imiteranno i rilievi montani. Il secondo scopo è di infondere un senso di quiete e armonia, per esempio evitando le geometrie, i numeri pari e, in genere, elementi che richiamano ciò che è artificiale.

I gruppi di rocce scelte sono sia di forme maschili (cioè alti, spigolosi) sia femminili (bassi, morbidi); ampi spazi vuoti si contrappongono a zone fitte e solo in apparenza disordinate; a linee geometriche si accostano elementi dalle forme irregolari.

La scelta delle essenze cade, in genere, su quelle tipiche del territorio: pino, acero, bamboo, azalea, ovunque presenti spontanee in Giappone e riconosciute quali simboli di pace e armonia.

Il giardino giapponese, insomma, deve essere concepito come luogo di contemplazione e riflessione sul nostro rapporto con la natura, nella consapevolezza che essa è tanto più meravigliosa quanto meno l’uomo si ostina ad alterarne l’aspetto.

Il giardino Zen
Il giardino Zen è forse la forma espressiva più originale tra quelle esistenti in Giappone. È il cosiddetto giardino “a secco” poiché è composto di sole rocce e una speciale sabbia, di granito o marmo, che possiede tonalità uniformi. Lo scopo di questi giardini è di favorire la meditazione e la concentrazione: chiunque lo desideri può realizzarne uno, anche in miniatura.

Il giardino Zen, infatti, può essere creato ovunque, in piccolissimi spazi o in aree più ampie che possono anche favorire il drenaggio del giardino tradizionale di casa. I due elementi principali di cui servirsi sono le rocce, per formare isole montuose, e sabbia per raffigurare le onde e le correnti del mare. Le rocce devono essere scelte con cura poiché rappresentano le isole – cioè il fulcro stesso della meditazione – e il loro significato è di particolare importanza per lo Zen, poiché simboleggiano l’immortalità, la longevità, la salute.

Dopo aver sistemato le rocce secondo il vostro

intimo sentire, rastrellate la graniglia di sabbia (procuratevi il rastrello apposito, in vendita nei garden più forniti) in modo continuo, senza mai interrompere il movimento. L’intento è quello di disegnare percorsi visivi uniformi, senza interruzioni, che percorrano il giardino per la sua lunghezza e che ruotino armoniosamente intorno alle isole.

È possibile inserire alcuni elementi decorativi, quali ponticelli e rocce contenenti acqua, la cui funzione è di creare nuovi punti di contemplazione e un maggior senso di profondità nel paesaggio.

Presso il Community Garden di Firenze in Borgo Pinti 76, si sta realizzando un piccolo giardino zen e servono fondi necessari alla sua nascita. Chi volesse contribuire e partecipare anche alla sua costruzione può scrivere a: gsalizzoni@gmail.com

Si ringrazia per la cortese collaborazione Susanna Paduano (nella foto di metà articolo) membro dell’associazione culturale giapponese Lailac di Scandicci (FI); Tel.055702870; www.lailac.it / info@lailac.it

Foto di F. Magonio


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