Mamme e figlie raccontano... Da Sara Cerri storie moderne e sincere

Scritto da Silvia Gigli |    Marzo 2006    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

«Riflettevo sulla mia storia e all'improvviso ho capito che tutto è legato ad una valigia. Non scherzo. Una valigia è stata il primo premio che mi sono aggiudicata ad un concorso di scrittura a Viareggio. Avevo undici anni e ricordo di esserci rimasta anche un po' male, perché era di finta pelle. Una valigia è stata compagna delle mie scorribande artistiche nel periodo in cui mi sono dedicata al teatro di ombre, con lo spettacolo "Frammenti di luna" realizzato con Sergio Staino. Una valigia, infine, è il fulcro intorno al quale ruotano le storie del mio ultimo romanzo, "Circo immaginario"».
Piccone donne leggono
Sara Cerri racconta, e dalla sua valigia dei ricordi escono storie piene di fascino, pronte per diventare un altro romanzo, quello della vita di una donna, artista, scrittrice e madre, che nelle sue opere mette qualcosa in più, la sensibilità. Una sensibilità lontana dai luoghi comuni, attenta e piena di garbo perché figlia dell'intelligenza, e che la porta a scavare nei sentimenti per raccontare storie moderne, sincere, che piacciono ai ragazzi (ai quali sono dedicate) ma anche ai loro genitori.
Non solo. La sua esperienza editoriale è un esempio di come anche in letteratura le donne siano capaci di percorsi diversi e di sprigionare un'energia particolare. Lei ne è convinta. «Anche nell'approccio con le case editrici sono stata fortunata - racconta - perché ho trovato molte donne brave e sensibili. Tra noi si è creato un rapporto che ha dato vita a scambi importantissimi e ad un dialogo costruttivo, senza ferocia o competitività». Ma anche gli uomini sono stati importanti. «Di sicuro. Dopo l'uscita del "Grande blu" mi chiamò Mario Monicelli per farmi i complimenti. Ero talmente emozionata che non riuscii quasi a parlare. Mi ha dato una soddisfazione immensa».

Dalla parte dei giovani
Se il suo primo lavoro editoriale è stato "Frammenti di luna" nel 1987 (Ricordi), nel quale si raccoglieva il suo lavoro sul teatro delle ombre, è solo nel 2000, con "Tre nella notte" (edizioni EL), che Sara imbocca la via della letteratura per ragazzi. Protagonista di quel libro, che si è aggiudicato la prima edizione di Libernauta, una ragazzina che fugge da casa insieme alla sorellina adottiva perché i genitori stanno per separarsi per l'ennesima volta. Da allora è stato un crescendo. Gli ultimi due romanzi, "Grande blu" e "Circo immaginario", sono stati pubblicati dalla Fabbri editori e Sara si è conquistata un angolo di tutto rispetto nella narrativa per ragazzi. I suoi però non sono libri fantastici, alla Harry Potter. Tutt'altro. Nei suoi lavori si parla di vita, di problemi quotidiani e soprattutto di sentimenti visti dagli adolescenti. «Mi piace parlare di sentimenti, dei problemi delle famiglie che cambiano - racconta la scrittrice -. Nel "Grande blu" si parla di una ragazza madre che va con la figlia al mare d'inverno e del loro rapporto. Non sono argomenti che si trovano spesso in questo tipo di letteratura, e invece ai ragazzi piacciono molto. Non è vero che non leggono, forse hanno un modo di leggere diverso dal nostro. È comunque una lettura molto attenta e forte che li stimola a parlare di sé».
Come nasce questa passione per il mondo degli adolescenti? «Non so, forse dal fatto che ho insegnato ai ragazzi stranieri in Italia, forse perché ho tre figli che hanno 12, 23 e 25 anni e mi piace ascoltare i loro racconti. Sono attenta alle sfumature, cerco di raccontare attraverso i cinque sensi e la natura. E poi credo che la capacità di affrontare temi profondi con leggerezza sia una caratteristica delle donne, e questa sensibilità forse i ragazzi la sentono più di altri».

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Raccontare se stesse

«La scrittura delle donne è diversa. Per le donne scrivere è come fare il punto della loro vita, è uno strumento fortemente autobiografico, e talvolta serve anche a rafforzare la propria identità». Monica Sarsini, fiorentina, scrittrice, da anni tiene corsi di scrittura creativa all'associazione "Il Giardino dei ciliegi" di Firenze e, spiega, «la maggior parte dei suoi allievi è donna». «Vengono ai corsi persone di ogni età, casalinghe, pensionate, studentesse: ognuna ha la sua voce da tirare fuori e spesso quello che raccontano è più interessante di molti libri che si leggono oggi». Monica è fortemente convinta della tendenza delle donne scrittrici all'autobiografia. «Lo dico anche per esperienza diretta - spiega -. Io, per esempio, metto mio fratello in tutti i miei libri. A volte mi sembra che scriverli sia un mezzo per avere un dialogo continuo con lui». Nel suo ultimo romanzo, "Miransù" (ed. Soleombra, tel. 055488111), si narra di un confronto serrato tra una nonna e una nipote, tra due storie di vita diverse e, soprattutto, tra due diversi linguaggi espressivi. Un libro pieno di emozioni del quale Julie Ann Anzillotti darà una lettura scenica il 2 aprile al Teatro dell'Antella a Bagno a Ripoli (Firenze).
Denso di sentimenti e passioni è anche il libro di Liliana Di Ponte, pugliese di nascita ma ormai lucchese d'adozione. "Imperfette solitudini" (Il grande vetro/Jaca Book, tel. 0248561520-29) racconta un'estate particolare. Il marito e la figlia lontani, la voglia di cambiare la disposizione dei mobili della casa e di fare pulizia porteranno una donna di mezza età a riconsiderare tutta la sua vita, a fare i conti con il passato e a ricostruirsi, alla fine, un'esistenza tutta nuova.
L'impulso inevitabile dello scrivere e la necessità di raccontare voci, volti, gesti e aneddoti della propria vita è al centro de "L'uomo degli aquiloni" di Silvana Nutini (Pagnini Editore, tel. 0556800074).

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Raccontare gli altri

Non solo emozioni e storie intime ma anche politica e impegno. È quello che ci regala la pisana Cristina Pacinotti nel suo libro "In quei giorni c'era molta luce" (ed. ETS), in cui le drammatiche vicende del G8 di Genova si intrecciano con la storia di una donna segnata dal dolore. «Cristina Pacinotti ha fatto il ritratto commovente di una giovane donna scorticata dalle delusioni politiche, dai tormenti d'amore, dai tradimenti, dalle trasformazioni, dalle attese amarissime», sintetizza nella prefazione Dacia Maraini. Un romanzo senza sconti, ma con guizzi di umorismo ed ironia.
Dodici testimoni raccontano a Erica Gardenti le loro storie. Attrici come Lella Costa e Piera Degli Esposti, musiciste come Mariella Nava, scrittrici come Monica Sarsini e Paola Presciuttini regalano all'autrice frammenti della loro esistenza. Ne scaturisce un caleidoscopio di voci e linguaggi: è "La vita intuita" (Ed. Soleombra).
Maria Pagnini affonda la penna nella storia d'Italia e nei suoi due libri, "I Savoiardi" e "Marco Pilo" (ed. Soleombra), ci racconta tra il serio e il divertito le vicende del nostro paese attraverso i suoi quattro re e i loro baffi (da Vittorio Emanuele II ad Umberto II) e quelle del viaggio in Cina di Marco Polo, con la delicatezza di un fumetto surreale e suggestivo.

I libri qui citati sono disponibili presso "La libreria delle donne", Firenze - Via Fiesolana, 2/B - tel. 055240384

L'intervistata: Sara Cerri, scrittrice di libri per ragazzi