Piazza dei Priori e piazza San Giovanni condividono fra loro un breve tratto

Scritto da Pier Francesco Listri |    Maggio 2003    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

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Curioso ma non unico caso
- si pensi alla toscana Lucignano - Volterra ha due piazze strettamente contigue, fra le quali i due massimi edifici cittadini, del culto e del potere, cioè il Duomo e il Palazzo dei Priori (ognuno aggettante su una diversa piazza) sono per un piccolo lato fra loro attaccati.
Chi conosce la vaghissima, antica, silenziosa Volterra ben sa la suggestione nell'entrare, con brevissimo tratto, dall'un all'altro di questi due spazi murati. Per il visitatore ignaro serva dire che nella prima piazza, piazza San Giovanni, sorgono tre fondamentali monumenti: la Cattedrale, il bel Battistero e l'antichissimo Palazzo dei Vescovi. Nella seconda, detta piazza dei Priori, domina il Palazzo omonimo, fulcro dell'intera piazza, che ha dirimpetto il Palazzo Pretorio, mentre tutto attorno sono i maggiori e più antichi palazzi di Volterra, soprattutto Palazzo Incontri (oggi sede di una banca) e il Palazzo Monte Pio.
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E' difficile scegliere, per ricchezza di storia e di suggestione, fra queste due piazze così prossime fra loro, ma una predilezione va forse alla piazza dei Priori per l'incanto dello spazio così mirabilmente spartito e per la bruna bellezza delle sue antiche quinte murarie. Qui cogli il battito segreto della segreta Volterra, qui tornano alla mente i tanti e vicini tesori che essa conserva.
Svetta su tutti la memoria etrusca, qui vivissima, che si ripartisce fra il grande parco archeologico e il ricchissimo Museo Guarnacci, a memoria dell'antica Volterra che fu una delle lucumonie fra le dodici grandi città etrusche. Ritrovi, poi, la grande stagione manierista nel supremo capolavoro postrinascimentale che è la Deposizione del Rosso.

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Ma il senso di Volterra
si dipana anche verso altri versanti della storia e della natura. Quest'ultima, ai piedi della città, è segnata da un lato dal costante, terribile e suggestivo slittamento delle famose Balze ma, per converso, la natura offre una materia prima preziosa, quell'alabastro, rara varietà di gesso presente in larghi giacimenti, che rappresenta da secoli l'elegante vocazione artigiana dei volterrani, apprezzata nel mondo per i bellissimi manufatti traslucidi che con esso si creano. Di nuovo eccoci nella storia civile di Volterra, città che ospita da ben più di cent'anni carcerazione e follia, col suo sterminato Ospedale psichiatrico e il penitenziario, dimostrando un'attenzione all'uomo nudo e ferito vissuta con rara partecipazione.
Queste cose ripensi nelle due piazze, cuori di Volterra.
Piazza San Giovanni: il Duomo, il Battistero, Palazzo dei Vescovi. Di certo, sotto l'attuale cattedrale erano, in epoca antichissima, due chiese su diversi livelli di terreno; vuole il Vasari che il Duomo fosse costruito da Nicola Pisano dal 1254, in realtà fu eretto da artisti pisani i cui influssi si colgono nella facciata e nel grande rosone. Coevo, perché del 1283, è l'ottagonale, vaghissimo Battistero di pietra con la sua facciata di marmi bianchi e neri. La ricca cupola, che si vuole disegnata dal Brunelleschi, è di due secoli posteriore. Ricco di vicende è il grande Palazzo Vescovile: già "casa dei granai" perché antico magazzino, divenne episcopio da metà del Quattrocento, e fu abitato, fra altri, dal celebre vescovo Bernardo Inghirami due secoli dopo. Ma eccoci in piazza dei Priori, per voce comune riconosciuta come una delle più belle piazze della Toscana, per il coerente sapore medievale e per la compresenza dei maggiori palazzi cittadini.

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Il maggior palazzo, quello dei Priori,
fu iniziato nel 1208 e costò mezzo secolo di lavori. A tre piani, oltre quello terreno, ritmato da belle bifore e coronato da merli guelfi. Nato libero, fu più tardi, quando lo si ingrandì, appoggiato per un lato alle mura del Duomo. Nel terribile 1472, quando le truppe fiorentine di Lorenzo il Magnifico misero a sacco la città per una annosa questione di possesso del prezioso allume, la loggia a terreno fu distrutta e vi furono piazzati, a segno della signoria fiorentina, i due simboli dei Marzocchi. Prima che sede del Comune e della Pinacoteca, il Palazzo ospitò nell'Ottocento anche il Museo Guarnacci. Una torre, a irregolare pentagono, sovrasta questo imponente edificio. Di fronte ecco il Palazzo Pretorio, costituito da più corpi di edifici. Simile al più celebre Palazzo che fronteggia, questo ha una torre asimmetrica e a pian terreno un arioso porticato. Qui, in successione temporale, abitarono i Podestà e i Capitani del Popolo, poi i guardiani delle prigioni.
Una curiosità di questo palazzo, che ha suscitato varie supposizioni nel tempo, è la figura di animale scolpita in cima alla torre e ripetuta in una formella più in basso: arieggia a un "verro", ma vi è chi vi legge un più modesto "topo" a ricordo della famiglia dei Topi che abitava la piazza.
Tanta storia, tanta vita; ma a sostarvi, specie all'alba o di sera, domina il silenzio dello spazio, o viceversa, e la suggestione non ha pari.


Lucumone - magistrato supremo delle città etrusche