Le specie che resistono ai cambiamenti climatici

Scritto da Càrola Ciotti |    Ottobre 2017    |    Pag. 40, 41

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Foto F. Magonio

Pollice verde

Quella appena trascorsa è stata certamente una calda e, purtroppo, siccitosa estate. Ciò ha messo in evidenza, ancora una volta, il problema relativo all’utilizzo di acqua per bagnare orti e giardini, in presenza di risorse idriche scarse. Se cercare di recuperare la maggior quantità di acqua possibile dagli usi domestici, per innaffiare le piante di casa, è pratica ottima e responsabile, spesso questo però non è sufficiente ad esaudire il fabbisogno complessivo. Un’interessante alternativa, anche in considerazione dei cambiamenti climatici ormai sotto gli occhi di tutti, consiste nel coltivare piante che hanno bisogno di poca acqua per vivere. In quest’ottica, una giovane ed entusiasta vivaista umbra, Eugenia Natalino, ha scelto di concentrare la produzione dell’azienda, gestita insieme alla mamma Lucia e alla sorella Alessandra, su piante tipiche della macchia mediterranea, specie queste ben adattate all’aridità e al calore. Oggi il vivaio Salto del prete, nei pressi di Città della Pieve, possiede un’interessante collezione di piante mediterranee che conta più di duecento specie. Poiché l’azienda si sviluppa principalmente all'aperto, propone piante che ben si adattano a estati calde e asciutte e, al tempo stesso, capaci di sopravvivere a inverni piuttosto freddi e umidi.

«Abbiamo iniziato a raccogliere i semi di piante spontanee durante le nostre escursioni al mare o in collina – racconta Eugenia –, sperimentando poi la riproduzione in vivaio. Visti i risultati positivi abbiamo ampliato il numero di specie, acquisendo altri semi o esemplari da collezionisti e appassionati».


Decorative e resistenti alla siccità

Coltivando specie mediterranee avremo un giardino a bassa manutenzione e con ridotte esigenze idriche, senza rinunciare però a colori e a effetti decorativi.

Ci sono specie botaniche ma anche ibridi, sia spontanei sia creati in vivaio, così come alcune cultivar originali e molto decorative. «Le caratteristiche di queste specie – prosegue la nostra esperta – sono foglie coriacee, dure, lucide, come quelle del corbezzolo o del leccio, che aiutano a limitare la traspirazione della pianta; o quelle pelose, dai tanti toni di grigio. Inoltre le mediterranee sono ricche di olii essenziali e quindi spesso molto profumate. Tra loro, hanno in comune anche il portamento compatto e forme rotondeggianti, che aiutano la pianta a fare ombra a se stessa, mantenendo fresca la parte bassa e diminuendo così la necessità di acqua. Inoltre, spesso quando è molto caldo, perdono le foglie per non disperdere la traspirazione, risparmiando così energia per mantenere linfa nel tronco e non morire». Un giardino che ospiti specie di questo tipo potrà quindi apparire sofferente, quando il clima è siccitoso, ma si tratta invece di una strategia che le piante adottano per superare la fase arida; con le prime piogge tutto si rinvigorirà nuovamente.


Anche in terrazza

Queste piante si possono coltivare anche in vaso per allestire un balcone davvero originale. Basta scegliere vasi grandi, da riempire con terriccio drenante e con un fondo che isoli le radici dalla base, tipo il brecciolino o la pomice, specialmente se utilizziamo un sottovaso, dato che queste piante temono assai i ristagni idrici che possono portare a malattie fungine. È fondamentale che le radici non trattengano acqua e che le annaffiature siano fatte a terreno asciutto: meglio bagnare ogni due giorni a fondo, invece che quotidianamente e con poca acqua. Ottimi sono gli ecologici terricci peat free, cioè privi di torba, a cui dobbiamo aggiungere sabbia, argilla o leca per ottenere un buon drenaggio che aiuterà il terreno ad asciugare bene.

«Tra le specie adatte al vaso suggerisco il mirto microfilla – aggiunge Eugenia –, è simile al bosso, non si ammala, profuma, ha un portamento globoso e fiorisce dalla tarda primavera all'estate, quando inizia a produrre le tipiche bacche che poi in autunno muteranno in un bel colore nero. A questo, si può unire una bella tulbaghia violacea che è simile all'aglio e ha una fioritura continua, da primavera ai primi freddi, con fiorellini viola. In inverno la tulbaghia mantiene le foglie ed è disponibile anche in altre colorazioni originali. L'elicriso cymosum è invece una pianta ricadente, con foglie piccoline e fiorellini color giallo senape che formano una specie di cascata: questa ricopre il vaso che la contiene e può aiutare a mimetizzare un contenitore vecchiotto o rovinato». Per le concimazioni si consiglia l'uso di fertilizzanti organici a lunga cessione, a primavera e in autunno; troppe concimazioni creano disagio a piante abituate ad ambienti poveri di nutrimento. Per le potature si tratta soltanto di mantenere la forma tondeggiante naturale, ripulendo la pianta dai rami secchi e dalle parti vecchie o danneggiate. In autunno, prima del freddo, si potano le piante che fioriscono nella precoce primavera, come i cistus; in primavera si interviene su ciò che fiorisce in estate come lavande e phlomis.


L’intervistata

Eugenia Natalino, vivaio Salto del prete

Loc. Canale – Citta della Pieve (PG)

tel 0578771168

www.vivaiosaltodelprete.it

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