Scritto da Leonardo Romanelli |    Novembre 2008    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Novembre è il mese durante il quale il vino subisce il primo banco di prova: esce il Novello, un prodotto che ha raggiunto un grande successo negli anni Ottanta, salvo poi ridimensionarsi nel corso del decennio successivo, fino a raggiungere oggi una costanza regolare nelle vendite. Questo vino è diventato popolare presso una larga fetta di consumatori per la sua immediatezza e facilità di beva: frizzante, profumato, all’apparenza leggero. Tutte caratteristiche che hanno avvicinato al consumo persone che di solito non apprezzano particolarmente bevande alcoliche, come donne e giovani. I vecchi lo hanno subito ben accolto, invece, poiché hanno ritrovato sapori ritenuti scomparsi: quelli appartenenti al “vino fiore” o anche al “vinruspo”, prodotti tipici delle zone del Chianti e di Carmignano, ottenuti togliendo la parte di mosto che aveva terminato la fermentazione tumultuosa, in seguito stabilizzati e imbottigliati per un veloce consumo. Per Natale si poteva quindi bere un rosato fresco, leggero, invitante, ma i più impazienti iniziavano prima a gustarlo con le castagne, le “bruciate” mangiate attorno al camino.

 

Prima a Parigi

Il Novello ha invece un’altra storia, che non appartiene alla nostra tradizione enologica: sono i francesi che per primi hanno partorito l’idea di un vino novembrino, con il loro Beaujolais nouveau e, come al solito, sono riusciti a fare di ogni uscita un evento: l’attesa diventa addirittura spasmodica mano a mano che la data si avvicina e, quando avviene, viene festeggiata alla grande nei bar, nelle enoteche, nei ristoranti. Addirittura gli aerei partono la notte prima carichi di vino, affinché anche all’estero si possa celebrare l’uscita in contemporanea con Parigi. Quello che però caratterizza il prodotto francese è il tipo di vitigno utilizzato: quasi sempre il Gamay, perché una volta vinificato rispecchia fedelmente l’idea di nouveau inserita nell’immaginario collettivo: profumato, leggero, euforico. Esistono altri novelli sul territorio francese, ma quasi sempre vengono prodotti con lo stesso vitigno, proprio per conservare identiche le caratteristiche principali. Da noi invece il vino viene fatto dalla Val d’Aosta alla Sicilia con uve diversissime, che danno vini non paragonabili tra loro, lasciando il consumatore finale piazzato di fronte a tante proposte, poco omogenee e a prezzi differenti. Il Novello viene immesso sul mercato a partire dal 6 novembre, il Beaujolais nouveau dal terzo giovedì del mese.

 

Senza tannini

La tecnica di vinificazione delle uve è detta della “macerazione carbonica”. Gli acini, che devono risultare sani e senza spaccature di sorta, sono messi in ambiente privo di ossigeno: questo favorisce la fermentazione intracellulare all’interno del chicco. Il risultato è un vino particolarmente profumato, soprattutto in frutti rossi, con un tenore di acidità sufficiente a renderlo vivo e fresco. Queste particolarità lo rendono perfettamente bevibile e gradevole appena tre mesi dopo la vendemmia. Allo stesso tempo, però, i novelli sono vini che non possono durare a lungo, a causa della mancanza dei tannini, e non sono quindi adatti all’invecchiamento. Altra caratteristica del novello è quella di avere una data di scadenza, anche se non obbligatoria per legge. I produttori più rigorosi segnalano nella controetichetta che il vino deve essere consumato entro sei mesi: in realtà, già dopo le feste natalizie, i novelli appaiono superati, buoni forse solo ad accompagnare i dolci di Carnevale. Non è il caso però di demonizzare questo vino: in fondo, nella vita, c’è tempo anche per piaceri fugaci!

 

Francese per i soci

Giovedì 20 novembre, dalle ore 18, degustazione di Beaujolais nouveau con formaggi d’oltralpe all’Istituto Francese, piazza Ognissanti 2, Firenze. Costo 5 euro, per i soci Coop 3,50 presentando la carta socio. Info: tel. 0552718801, www.beaujolais.com

 


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