Alcune piante, da appartamento e non, hanno sostanze nocive. Quali sono le più diffuse e i disturbi che causano

Scritto da Càrola Ciotti |    Marzo 2010    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Numerose sono le sostanze e i principi attivi presenti nelle piante, siano esse spontanee, coltivate o commestibili. In molti casi, si tratta di componenti preziosi per la salute (basti pensare agli innumerevoli medicamenti, non solo naturali, ricavati dalle piante e commercializzati dall'industria farmaceutica). Esistono però anche molti veleni naturali e sostanze tossiche, contenuti nei tessuti dei vegetali, che, se ingeriti dalle persone o dagli animali, possono provocare disturbi e intossicazioni anche gravi.

 

Benefiche e venefiche

Fin dai tempi più antichi l'uomo ha imparato a riconoscere e selezionare le specie con proprietà benefiche da quelle, invece, con caratteristiche venefiche. Si stima che una pianta su cento sia velenosa, e si suppone che i meccanismi di produzione delle sostanze tossiche siano diversi e articolati. Alcune, come gli alcaloidi - tra cui caffeina, stricnina, solanina - sono formate con il metabolismo della pianta che le impiega, principalmente, come riserva per la crescita. Altre, possono essere il prodotto di rifiuto del processo metabolico stesso, oppure si sviluppano per una funzione difensiva o repulsiva contro attacchi di insetti, parassiti e predatori.

È ormai accertato, inoltre, che concimi chimici, fitofarmaci e inquinamento, possono influire sulle piante, inducendole ad assimilare e accumulare sostanze inusuali all'interno dei loro tessuti.

Molte delle piante da appartamento - o coltivate in giardino e sul terrazzo - possono, soprattutto se ingerite, dimostrarsi tossiche o addirittura velenose per noi o per gli animali che vivono con noi. Se in casa vi sono dei bambini, è ancora più importante conoscere caratteristiche e grado di tossicità delle specie più diffuse, e quali sintomi esse possono provocare. Non avendo una certezza sufficiente sull'innocuità delle proprie piante, è meglio disporle in luoghi difficilmente accessibili ai più piccoli.

 

Oleandro "assassino"

Generalmente, le piante velenose si classificano in base al loro grado di pericolosità (tossicità lieve, moderata o grave) e in base all'effetto che provocano sull'organismo. Alcune specie producono soltanto effetti locali come gonfiore, irritazione, dermatiti o ulcerazioni sulle parti del corpo esposte al contatto. Altre invece, definite a tossicità sistemica, provocano intossicazione generale, se ingerite. La pericolosità è in relazione col grado di concentrazione dei principi attivi e con la quantità ingerita. Il composto velenoso può essere presente in tutta la pianta o accumularsi solo in una sua parte, ad esempio nella linfa, nelle bacche o nel fogliame.

Tra le piante d'uso ornamentale potenzialmente pericolose, citiamo l'oleandro, diffusissimo arbusto che spesso osserviamo ai margini delle strade o sotto forma di alberello nei giardini domestici. I suoi rametti, le foglie e i fiori contengono un potente veleno; l'ingestione di una sola foglia può uccidere un uomo. È prudente non utilizzare questa pianta nemmeno per alimentare il fuoco del camino o, a maggior ragione, per preparare arrosti. Un episodio passato alla storia, ci narra di un intero plotone napoleonico, caduto vittima dell'oleandro: i poveri soldati ne colsero alcuni rametti per preparare degli spiedini e morirono dopo averli consumati.

Anche il gelsomino - tutta la pianta - è velenoso: i sintomi più comuni si manifestano con debolezza muscolare o difficoltà di deglutizione. Nell'azalea, sono le foglie a essere pericolose: possono indurre vomito, diarrea, convulsioni, oltre a deficit visivo e stomatite. L'elegante dieffenbachia, pianta da appartamento che molti di noi coltivano, possiede una spiccata azione irritante e caustica, per contatto: se, malauguratamente, se ne mastica una foglia, si produce nel cavo orale un'intensa sensazione di bruciore, accompagnata, talvolta, da difficoltà respiratoria. Del bellissimo fiore della Euphorbia pulcherrima nota come poinsettia o Stella di Natale, è molto velenoso il succo lattiginoso che fuoriesce dal gambo. La sostanza può presentare rischio sia per ingestione sia per contatto cutaneo, soprattutto con gli occhi: per questo motivo occorre molta attenzione quando la accudiamo.

 

Lungo elenco

L'elenco completo delle piante ornamentali velenose è davvero molto lungo; ne citiamo ancora alcune, tra quelle selvatiche e molto comuni, che è facile riconoscere, così da non correre inutili rischi. Attenzione alla ginestra: se ingerita, anche in piccola dose, può costituire un pericolo (in alcuni casi, mortale); quando se ne raccolgono i rami fioriti, non bisogna mai portare le mani alla bocca, se non prima di averle accuratamente lavate. I deliziosi e delicati mughetti, che a volte popolano le zone ombrose dei boschi sub montani, sono velenosi per la presenza di convallina e altri glicosidi, mentre l'elleboro, con i suoi bei fiori, contiene sostanze tossiche ad azione cardiaca, simile ai glicosidi presenti in un'altra bella pianta - la digitale - anch'essa velenosa, in tutte le sue parti. Ricordiamo, infine, che pure alcune specie commestibili di largo consumo, presentano parti velenose: le foglie e i fusti di patate e pomodori ne sono un esempio.

Se doveste trovarvi nella spiacevole situazione di dover affrontare un'emergenza da intossicazione o avvelenamento, a causa di queste o altre piante tossiche (ricordiamo che questi episodi rappresentano il 4% del totale degli avvelenamenti accidentali), occorre telefonare immediatamente al 118. Evitare di somministrare farmaci o sostanze di vostra iniziativa (il latte, ad esempio, che per credenza popolare si ritiene utile in questi casi, può potenziare l'azione di certi veleni, stimolando l'assorbimento delle tossine liposolubili). Ancora, non cercate mai di indurre il vomito, neanche negli animali; non conoscendo la composizione del veleno ingerito si potrebbe anche peggiorare la situazione. Se possibile, recandosi al pronto soccorso, portare con sé un campione della pianta ingerita.

 

BIBLIOGRAFIA:

Paolo Luzzi, Piante ornamentali velenose e Piante selvatiche velenose, Ed. Edagricole

Ennio Lazzerini, Le erbe selvatiche e I frutti selvatici, Ed. Hoepli

RISORSE WEB:

http://tinyurl.com/yjbtmjs

 

Un ringraziamento a Claudio Nassi per la gentile collaborazione


Nelle immagini, a partire dall'alto:

  1. Azalee (foto di Carola Ciotti)
  2. Ginestre (foto di Federico Magonio)
  3. Olenadro (foto di Carola Ciotti)

 

Carnivore a Fucecchio

La Drosera rotundifolia, pianta carnivora unica al mondo, sulle colline delle Cerbaie

A gennaio ha preso il via il "Progetto di Riqualificazione Ambientale della stazione di Drosera rotundifolia corsica" sita nel vallino di San Martino in località Vedute nel Comune di Fucecchio.

Il progetto è stato promosso dall'amministrazione comunale di Fucecchio e realizzato dagli operatori dell'Ecoistituto delle Cerbaie di Fucecchio e dai volontari dell'Aipc (Associazione italiana piante carnivore) con il supporto attivo della proprietà - Sammartina srl., per la valorizzazione del patrimonio boschivo delle Cerbaie anche a fini turistici.

Gli interventi riguardano la sfagneta, ovvero l'area in cui cresce lo sfagno, muschio di origine artica residuo dell'epoca glaciale) in cui vegeta, nell'unica stazione ad oggi nota al mondo, la sottospecie corsica della Drosera rotundifolia, pianta carnivora tipica delle paludi che ha trovato, nel vallino di San Martino, condizioni eccezionali per la sopravvivenza da circa 20.000 anni.

L'intervento  ambientale ha riguardato lo sfalcio selettivo della vegetazione erbacea e arbustiva infestante oltre l'allestimento di strutture, come recinzioni e passerelle. L'area sarà visitabile già in primavera.

 


Notizie correlate

All'ultimo respiro

Le tecniche per una corretta respirazione. Un esercizio da sperimentare a casa propria