Fino al 31 marzo prosegue l'iniziativa di solidarietà per la regione devastata dal terremoto

Scritto da Laura D'Ettole |    Gennaio 2013    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

È stata la cooperativa agricola più colpita del modenese: si chiama Italfrutta, quasi 300 soci, oltre 5 milioni di danni, fortunatamente nessuna vittima. In questo grande progetto ci sono anche loro, accanto a tutti gli altri agricoltori mobilitati: si chiama "Pere Abate dell'Emilia, buone anche per ricostruire" ed è un'iniziativa gestita da Coop in partnership con i produttori di pere dell'Emilia.

Fino al 31 marzo sugli scaffali di tutti i punti vendita Coop acquistando queste pere, soci e clienti potranno contribuire ad alleviare il peso del disastro che ha colpito quella regione. In particolare 0,30 centesimi (0,15 da parte dei fornitori e 0,15 da Coop) per ogni chilo venduto verranno devoluti alle popolazioni colpite dal sisma per contribuire nel più breve tempo possibile al ripristino di luoghi di incontro e strutture di servizio delle zone colpite dal terremoto (scuole, asili, case per anziani...).

Il crollo

La prima scossa, quella della notte fra il 19 e il 20 maggio, non fece danni né vittime in quell'angolo di San Felice sul Panaro nel modenese, dove ha sede Italfrutta. La seconda, una settimana dopo, ha devastato strutture, capannoni, fatto crollare mura.

«È la cooperativa di riferimento di quell'area, non ci sono state vittime solo per un caso, perché a fine maggio non c'è ritiro dei prodotti raccolti», racconta Pier Giorgio Lenzarini, presidente del Consorzio Alegra, una presenza di grande rilievo in regione. Quasi 6500 soci, la maggior parte dei quali (6000) organizzati da Agrintesa di Faenza, un fatturato di 160 milioni. Fra le tre cooperative che ne fanno parte c'è proprio Italfrutta. La mancanza di vittime è stata quasi un miracolo: «La seconda, devastante scossa, arrivò di giorno. I soci stavano già cercando di rimettere in sesto alcune strutture ma sono rimasti illesi. Poco distante, un centinaio di metri più in là, in un'altra azienda, il crollo di un tetto al contrario per qualcuno è stato fatale».

Pronti a ripartire

Italfrutta è un ammasso di macerie e capannoni che non stanno più in piedi. Perso anche l'impianto fotovoltaico messo da poco. Arrivano i Vigili del fuoco, tolgono l'agibilità. I soci sono lì, impietriti e sgomenti per l'assenza di prospettive. Ma dura poco. Le piante, la fonte del loro core business (cuore operativo dell'azienda), sono tutte salve. Si ricomincia da qui.

«La solidarietà è scattata subito, perché la cooperativa aveva strutture inagibili per accogliere la raccolta dei frutti ed era vitale garantire la continuità produttiva».

E allora ecco che la cooperativa vicina ha messo a disposizione le proprie celle frigorifere, quell'altra le sale per la lavorazione, qualcun altro si sta occupando adesso della commercializzazione e degli imballaggi. Italfrutta resta aperta, e i soci scaricano i loro prodotti dentro una fitta, efficientissima rete creata da altri.

Quella di Italfrutta è una delle tante storie esemplari dell'Emilia. Questa regione ha una specie di dna tutto suo. Una forza collettiva quasi genetica, impostata per la ripartenza.

«Questa è la risposta per la prima campagna di raccolta - prosegue Lenzarini -. Italfrutta si risolleverà perché è finanziariamente solida e i soci ci credono, non verrà spezzata da questi eventi».

Insomma, su le maniche e via a ricostruire. A questo progetto collettivo vuole contribuire anche il progetto Coop.

La fotografia delle pere è di Carlo Valentini.


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