Una problematica frequente che interessa almeno una volta nella vita il 50% della popolazione. A volte può essere sintomo di malattie cardiache

Scritto da Alma Valente |    Ottobre 2013    |    Pag. 46

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Molti anni fa veniva definito mancamento. Nel linguaggio attuale invece si parla di Transitoria perdita di coscienza. Occorre però precisare subito che questa può avere numerose cause, le più frequenti delle quali sono la sincope e l’epilessia.

Con questi termini si indicano due quadri clinici differenti. La sincope è una improvvisa perdita di coscienza, con o senza sintomi premonitori, legata ad una riduzione del flusso del sangue al cervello “globale” per cause extracraniche (come, ad esempio, pressione bassa, riduzione della frequenza cardiaca), mentre l’epilessia è legata ad una attivazione elettrica disorganizzata del cervello.

Le due forme sono solitamente molto diverse, ma alle volte possono somigliarsi. Questo perché dopo una sincope possono esserci convulsioni, e l’epilessia può essere così lieve nelle sue manifestazioni da essere scambiata per una perdita di coscienza diversa.

Dal punto di vista medico l’argomento è tutt’altro che semplice, ma il nostro esperto, il dottor Andrea Ungar, geriatra e cardiologo che da molti anni si occupa di questi problemi, e responsabile della Syncope unit presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, renderà il nostro compito più facile.

Qual è la frequenza di questi episodi?

«Purtroppo queste problematiche sono molto frequenti - afferma Ungar -. Circa il 50% della popolazione generale sviene almeno una volta nella vita.

Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di condizioni benigne dovute all’attivazione del nervo vago che regola i vasi sanguigni, ma alle volte lo svenimento può essere il sintomo premonitore di malattie cardiache anche gravi».

Quali possono essere le cause di questi malori?

«La riduzione del flusso sanguigno al cervello - dice Ungar -, legata a due semplici meccanismi: l’abbassamento della pressione arteriosa o la riduzione della forza di contrazione del cuore, che possono anche coesistere.

Nella maggioranza dei casi il calo di pressione può avvenire dopo un dolore, dopo uno spavento, o dopo un periodo prolungato nel quale si è stati in piedi, fermi.

Altre volte è legata sia a patologie vere e proprie che all’assunzione di farmaci molto usati per la ipertrofia prostatica dell’uomo o ad una disidratazione, molto frequente soprattutto negli anziani che bevono poco, perché hanno una riduzione della percezione della sete».

Invece quali sono le cause cardiache?

«Queste vanno dall’infarto miocardico, all’embolia polmonare o alle aritmie - prosegue il nostro esperto –. Però si tratta di circa il 10% dei pazienti che vengono portati al Pronto Soccorso. Queste condizioni ovviamente richiedono un attento controllo e cure immediate.

È evidente che nell’anziano una caduta, anche per uno svenimento, può avere ripercussioni molto più serie che in una persona giovane. Per questo, quando cade senza motivo, deve sempre essere ricercata la possibile causa».

Ci sono altri meccanismi che possono portare alla perdita di coscienza?

«Indubbiamente le ipoglicemie, l’ictus, l’intossicazione da monossido di carbonio. Alle volte esistono pazienti che simulano una sincope, sono le cosiddette pseudosincopi psichiatriche (peraltro piuttosto rare).

In particolare la sincope classica - conclude Ungar - avviene solitamente dopo un evento stimolante ed è preceduta da sintomi premonitori tipici: la sudorazione calda, il senso di vuoto allo stomaco, la sensazione di svenimento.

La sincope cardiaca deve invece essere sempre sospettata quando la perdita di coscienza è improvvisa, e porta a caduta con traumi, dato che il paziente non si è accorto di svenire, se è preceduta o seguita da palpitazioni, affanno o dolore toracico.

Molto importante, ai fini di escludere una causa cardiaca, è fare un elettrocardiogramma quanto prima dopo l’evento e capire bene se il paziente assume farmaci per il cuore o è comunque un cardiopatico».

L’intervistato: dottor Andrea Ungar, geriatra e cardiologo, responsabile della Syncope unit presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi

Syncope Unit

La terapia della sincope cardiaca è ovviamente quella della malattia che la determina: un pacemaker cardiaco per le bradicardie, i farmaci o la ablazione, cioè la “distruzione” della zona di tessuto cardiaco che causa il corto-circuito, per le tachiaritmie, e infine la terapia dell’infarto miocardico o dell’embolia polmonare.

Le sincopi da attivazione del vago invece si curano con norme comportamentali, spiegando ai pazienti come fare a evitare che si ripetano e tranquillizzandoli sulla benignità degli episodi.

Nelle sincopi ortostatiche spesso è molto utile ridurre alcuni farmaci che possono esserne la causa, e portare calze elastiche alla coscia che riducono il calo della pressione, quando il paziente si mette in piedi.

Oltre che con la terapia delle cause, la prevenzione si fa con l’informazione. Ancora oggi troppo spesso si ricercano le cause della sincope “nella testa”, sottoponendo i pazienti a numerosi esami costosi ed inutili come la Tac o la risonanza magnetica nucleare del cranio, l’ecoDoppler dei vasi carotidei e vertebrali e l’elettroencefalogramma.

Questi esami sono utili in casi nei quali l’origine dell’episodio non è chiara, ma non in tutti. Gli esami utili per la diagnosi di sincope ortostatica o sincope legata al vago vagale sono invece il Tilt test (che studia il passaggio graduale dalla posizione sdraiata a quella eretta), il massaggio dei seni carotidei e la prova di ipotensione ortostatica.

Questi esami vengono regolarmente eseguiti nelle Syncope unit, strutture idonee a ricercarne le cause, che si stanno sviluppando in tutta Italia. A Firenze, ne esiste una per ogni ospedale; lavorano collegate fra di loro per l’attività clinica e di ricerca.

Disegno di L. Cortemori