Un museo per raccontare l'epopea degli emigranti italiani nel mondo

Scritto da Giulia Caruso |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Sudore e lacrime, immensi sacrifici e grandi vittorie. Una pagina di storia italiana lunga più di un secolo, scritta di qua e di là dell'oceano, sui moli dei porti, nelle cabine di bastimenti tra fagotti e valigie di cartone, tra bambini dagli occhioni sgranati, giovani donne gravide, vecchie madri con il rosario tra le dita, braccianti dal volto scavato e giovani uomini dagli occhi ardenti di speranza.

Dal 1876 al 1976, furono più di ventisette milioni gli italiani in fuga dalla miseria, da persecuzioni politiche o semplicemente in cerca di fortuna; partirono dal Meridione ma anche dal Veneto, dalla Liguria e anche dalla Toscana che ha dato un grande contributo alla storia dell'emigrazione. E oggi, sono più di settanta milioni gli italiani sparsi in tutto il mondo.

Tanti frammenti di questa epopea sono custoditi nelle sale della Fondazione Cresci, proprio a Lucca, il cui territorio ha registrato il più alto numero di migranti verso Stati Uniti, Argentina e Brasile.

 

Attualità dell'emigrazione

Un museo realizzato grazie all'impegno della provincia di Lucca che ha acquisito l'Archivio di Paolo Cresci, ricercatore fiorentino, uno dei maggiori studiosi di Storia dell'Emigrazione, scomparso nel 1998 e che nel corso degli anni aveva realizzato la più importante raccolta di documenti e testimonianze sull'argomento.

L'Archivio Cresci è stato inaugurato il 31 marzo 2001 nella Cappella di Santa Maria della Rotonda, all'interno di Palazzo Ducale.

Un percorso fatto di migliaia di lettere, fotografie, passaporti, documenti di archivi pubblici e privati, libri, riviste e materiale vario.

«Dalle coccarde delle società di Mutuo Soccorso, ai calendari in metallo fatti per durare nel tempo», spiega Maria Rosaria Ostuni, studiosa dell'emigrazione, responsabile scientifico della Fondazione.

Scopo del museo Cresci è trasmettere alle nuove generazioni non solo l'attualità di questo importante capitolo della nostra storia, ma anche un messaggio dʼaccoglienza e di tolleranza con particolare riferimento al tema dell'intercultura con iniziative rivolte alle scuole.

Il percorso espositivo fatto di pannelli fotografici con didascalie ha l'intento non solo di illustrare il fenomeno dellʼemigrazione ma di sollecitare riflessioni e domande.

Una ricchissima collezione di immagini sia dʼarchivio, filmati Rai, interviste, situazioni interattive multimediali dove lo spettatore è invitato ad effettuare direttamente ricerche mediante canali informatici. In sottofondo una colonna sonora in tema, con brani di cantautori italiani come Francesco Guccini e Lucio Dalla.

 

Da Al Capone a Rodolfo Valentino

Dago, macaroni, wop. Così gli "ammericani" schernivano i nostri connazionali.

La Fondazione Cresci e il suo archivio sono un punto di riferimento non solo per gli studiosi dell'emigrazione, ma anche per i discendenti degli emigranti, che vi si rivolgono per visitare il museo o consultare la banca dati dell'Archivio, e anche per arricchirlo con nuove donazioni.

«Già nel 1997 - racconta la dottoressa Ostuni - insieme a Paolo Cresci abbiamo realizzato una grande mostra a Ellis Island, utilizzando gran parte del materiale custodito oggi nell'Archivio».

Ed è proprio sullo storico isolotto della baia di Manhattan, Ellis Island, in un ex fortino, che milioni d'immigrati da ogni parte d'Europa venivano sottoposti a controlli e accertamenti di ogni genere, severissime ispezioni corporali, spesso umilianti per accertarne lo stato di salute. I controlli miravano soprattutto a individuare i malati di tubercolosi, piaga che durante le traversate oceaniche mieteva migliaia di vittime.

Oggi Ellis Island, ospita il più grande museo dell'Emigrazione a livello mondiale. Due milioni e mezzo di italiani, dal 1892 al 1954, sono passati da quella cupa fortezza: fra gli altri, Rudy Valentino, Al Capone, il regista Frank Capra e gli anarchici Sacco e Vanzetti.

 

Gente di Lunigiana

A Mulazzo nel 2004 è nato il Museo dell'Emigrazione della Gente di Toscana grazie alla collaborazione tra il Centro di Documentazione della Comunità Montana, la Regione, il Consiglio dei toscani all'estero e il Comune di Mulazzo.

È organizzato su due livelli: uno fisico ed uno virtuale. Nel primo, ospitato tra le mura del Castello di Lusuolo, c'è la biblioteca, la mediateca, una sala conferenze, uno spazio per la visione o l'ascolto di audiovisivi e la mostra "Gente di Toscana", arricchita da oggetti e documenti dell'epoca e dalla proiezione di video documentari dal forte coinvolgimento emotivo.

Il secondo livello è invece costituito dal sito del museo attraverso il quale è possibile la consultazione on-line delle informazioni e del materiale recuperato attraverso lavoro di ricerca, testimonianze, lettere, fotografie e documenti che gli emigrati toscani hanno messo a disposizione del Museo e dei suoi utenti.

 

Fondazione Paolo Cresci per la storia dell'emigrazione italiana

Cortile Carrara, 1 55100 - Lucca

Tel. 0583417483; Fax 0583417770

Aperto tutti i giorni tranne il lunedì

info@fondazionepaolocresci.it

www.fondazionepaolocresci.it

 

Museo dellʼEmigrazione della gente di Toscana

Castello di Lusuolo - Mulazzo di Lunigiana - Tel 0187850559

www.museogenteditoscana.it

 

Toscani nel mondo

www.toscaninelmondo.it

 


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